Shrek

Shrek

mame cinema SHREK - STASERA IN TV IL PRIMO FILM DELLA SAGA scena
Una scena del film

L’orco Shrek (doppiato da Mike Meyers in originale e da Renato Cecchetto in italiano) desidera solo una cosa: vivere in pace e in solitudine nella sua fangosa palude. Ma quando Lord Farquaad (John Lithgow in originale, Oreste Rizzini in italiano) decide di cacciare tutte le creature magiche dai suoi feudi, esse si rifugiano proprio nella palude di Shrek. In compagnia dell’irriverente asino parlante Ciuchino (Eddie Murphy in originale, Nanni Baldini in italiano), l’orco va quindi a presentare le sue lamentele presso il lord.

Dal canto suo, Lord Farquaad ambisce al titolo di re, ma, per diventare un sovrano, dovrà sposare la figlia di un sovrano. Fra le tre candidate disponibili, Farquaad sceglie la principessa Fiona (Cameron Diaz in originale, Selvaggia Quattrini in italiano), la quale però vive in un lugubre castello sorvegliato da un pericoloso drago. Il lord, essendo esile e basso di statura, sa di non poter affrontare una simile impresa, perciò convince Shrek a portare Fiona da lui in cambio dell’evacuazione della palude.

L’orco accetta e va a salvare Fiona insieme a Ciuchino. Ma, da questo momento in poi, il protagonista comincia a sentire il bisogno di evadere dalla propria solitudine. E un’importante lezione sulla differenza tra essenza e apparenza gli cambierà la vita.

Curiosità

  • Il film, del 2001, è diretto da Andrew Adamson e Vicky Jenson.
  • Il personaggio di Ciuchino è stato modellato su Pericles, un vero ciuco di Barron Park, Palo Alto, in California. Secondo alcuni rumor, Shrek sarebbe invece basato sul wrestler francese Maurice Tillet (1903-1954), nonostante la DreamWorks non ne abbia mai dato conferma ufficiale.
  • La pellicola ha incassato circa 484 409 218 dollari in tutto il mondo, ricevendo generalmente recensioni positive da parte della critica.
  • I personaggi sono diventati ormai un cult della cultura popolare, così come la colonna sonora del film (tra cui I’m a believer e All Star degli Smash Mouth).

RECENSIONE

La demenzialità in stile fratelli Farrelly irrompe nel mondo delle favole (e dei cartoon digitali). Fortunatamente il tocco degli autori di Shrek non è altrettanto pesante e il film è di ben altra levatura rispetto alle commedie dei registi di Tutti pazzi per Mary . La scelta di alzare il target di età – o comunque di ampliare il bacino di pubblico, dai più piccoli agli adulti oltre i quaranta – è evidente fin dalla scelta delle voci originali dei protagonisti: Mike Myers (quello della geniale serie Austin Powers ) per Shrek, Eddie Murphy per Ciuchino (in originale Donkey) e Cameron Diaz per la bella Fiona. Il doppiaggio italiano, purtroppo, ci nega il privilegio di ascoltare le prodezze vocali dei divi appena menzionati (e il rammarico, per lo scatenato Murphy, non è poco), anche se il fascino visivo del film, legato ai maghi dell’animazione digitale della PDI/DreamWorks (già artefici di Z la formica ), è intatto. Nessuna invenzione clamorosa, rispetto a gioielli come A Bug’s Life o Galline in fuga , ma comunque una buona serie di trovate divertenti (a dir poco esilarante la parodia di The Matrix ) e un andamento anarcoide e surreale che lascia piacevolmente sorpresi. In aggiunta, un finale in cui s’insegna giustamente ai bambini – ma anche ai più grandi – che la bellezza fisica è (o dovrebbe essere) del tutto relativa. Almeno nelle favole. (andrea tagliacozzo)

Laureata…. e adesso?

Ryden è una giovane laureata che vuole mettersi alla prova nel mondo del lavoro. Dopo l’università, però, trovare un impiego si dimostra più complicato del previsto… non parlaimo poi di trovare il ragazzo giusto.

Shark Tale

Oscar, pesciolino pulitore con le fattezze di Will Smith, abita in uno dei quartieri più popolari dell’immensa città che i pesci hanno costruito sul fondale marino: la sua unica aspirazione è quella di diventare ricco, per poter abitare in un attico dei quartieri alti e avere tutto ciò che desidera. Ma tutto ha un prezzo: così, Oscar riuscirà (grazie a un colpo di fortuna e ad una piccola bugia) a ottenere fama & fortuna, ma si attirerà le ire di Don Lino, potente padrino della famiglia degli squali e rischierà di perdere l’amore della sua Angie, dolcissima pesciolina-angelo. Lo aiuterà a tirarsi fuori dai guai lo squalo Lenny, figlio di Don Lino, che vive con difficoltà la sua condizione di squalo vegetariano.
Un cartone in cui i protagonisti sono pesci, interamente realizzato in computer graphic: facile dire «ma come, ancora?». Eppure, è esattamente quello che ci viene offerto dalla Dreamworks, l’unica casa di produzione che si può permettere di entrare in concorrenza frontale con il colosso Disney/Pixar.
Meglio dire subito che Alla Ricerca Di Nemo è effettivamente migliore di Shark Tale, sia dal punto di vista estetico che da quello dei contenuti. Ma Shark Tale, pur senza essere un capolavoro, è un ottimo prodotto, una pellicola confezionata con grande cura. Senza preoccuparsi troppo di essere politically correct, il film si permette addirittura di mettere alla berlina la cultura popolare americana e allo stesso tempo i valori che maggiormente improntano la società occidentale, primo fra tutti la ricerca del successo e della ricchezza.
L’idea migliore è certamente quella di caratterizzare ogni personaggio-pesce con le fattezze dei doppiatori originali, tutti più o meno famosi: da antologia il pesce palla Sykes, che mantiene le inconfondibili sopracciglia del grande Martin Scorsese. Ma non c’è solo questo. Shark Tale è fondamentalmente costruito sulla presa in giro della cultura black, diventata dominante nella società americana principalmente grazie al grande impatto della musica hip-hop. E in effetti molte delle sequenze citano esplicitamente l’estetica dei video rap: oggetti costosi, case faraoniche, belle donne sono sempre presenti nei sogni di gloria di Oscar. Questo gioco si esplicita soprattutto nella lunga sequenza che descrive la dolce vita di Oscar nel momento in cui diventa ricco e famoso: le dissolvenze incrociate lo presentano nei tipici atteggiamenti del rapper di successo, dando allo spettatore l’impressione di trovarsi davanti a una versione acquatica di Mtv. Essendo dunque una specie di black comedy marina, Shark Tale si avvale di una sceneggiatura veramente notevole: brillante, piena di trovate divertenti e di battute fulminanti, che calzano a pennello al personaggio di Oscar-Will Smith. Un’ottima scelta di doppiatori anche per l’edizione italiana (piuttosto azzeccati Luca Laurenti e Luisa Corna) completa il quadro. E una menzione speciale meritano i Pali e Dispari, che prestano la voce dei loro personaggi Capsula e Nucleo a due spassosissime meduse rasta. Insomma, Shark Tale è divertente, piacevole e molto attuale: non sarà il re dei cartoon acquatici, ma offre certamente un sacco di buoni motivi per farsi apprezzare dagli spettatori. (michele serra)