Complicità e sospetti

Lo studio di Will, un brillante architetto londinese, viene ripetutamente visitato dai ladri. Come se non bastasse, la sua vita sentimentale si è completamente arenata, la sua decennale relazione con una donna svedese è in piena crisi, anche a causa dell’apprensione di lei nei confronti della figlia autistica. Le indagini sui furti richiedono troppo tempo e, assieme al suo socio, Will decide di fare da solo. Riesce a scoprire il ladro, un ragazzino a cui comunque non vuole farla passare liscia. Si presenta a casa della madre, un’immigrata serba che sogna di tornare in patria, e se ne innamora….

La recensione

Dopo
Il paziente inglese,
premiato con nove Oscar,
Il talento di Mr.Ripley
(miglior regia) e

Ritorno a Cold Mo

The Departed – Il Bene e il Male

The Departed

mame cinema THE DEPARTED - STASERA IN TV IL FILM DI SCORSESE scena
Una scena del film

Diretto dal grande regista Martin Scorsese, The Departed (2006) è ambientato a Boston, Massachusetts. Frank Costello (Jack Nicholson) è il boss mafioso più temuto in città. Sotto la sua tutela, però, cresce Colin Sullivan (Matt Damon), il quale entra a far parte della squadra anticrimine della Polizia di Stato. Anche un altro ragazzo dei sobborghi di Boston, Billy Costigan (Leonardo DiCaprio) vorrebbe entrare a far parte della Polizia, ma viene scartato in quanto ritenuto inadatto. Tuttavia, gli viene concesso di partecipare a un’operazione sotto copertura come infiltrato nella band di Costello.

Ma anche Colin ha rapporti con lo spietato boss, passandogli informazioni sui movimenti della Polizia. Di conseguenza, quest’ultima ha a che fare con una talpa, che intralcia la giustizia e favorisce la criminalità. Chi avrà la meglio? Colin o Billy? E da che parte sta esattamente il bene? E il male?

Curiosità

  • Il tema del film è l’ambivalenza del bene e del male. Infatti, i due protagonisti Colin e Billy possono essere visti come due facce della stessa medaglia. Ciò che si tenta di comunicare agli spettatori è che la scelta di intraprendere la via della giustizia piuttosto che quella della delinquenza non prescinde necessariamente dall’ambiente e dall’educazione con cui cresce un individuo.
  • Un’altra tematica ricorrente è il rapporto padre-figlio: Costello è una figura paterna per i due ragazzi.
  • C’è un significato nel finale del film, dove sullo sfondo della cupola d’oro un ratto cammina sulla ringhiera del balcone di Colin Sullivan: nulla è come sembra e c’è del marcio, dello sporco (tale da attirare un ratto) anche in un lussuoso interno per individui agiati.
  • Le riprese si sono svolte a Boston e New York tra il 21 aprile e il 27 agosto 2005.
  • Il film ha avuto successo di pubblico e critica, vincendo numerosi premi, tra cui quattro premi Oscar: miglior film, miglior regista, miglior sceneggiatura non originale e miglior montaggio. Mark Wahlberg è stato inoltre candidato come miglior attore non protagonista.

Autumn in New York

Will King è un noto ristoratore di New York che veleggia intorno ai cinquant’anni; ma la sua fama di tombeur de femmes offusca quella di chef e gourmet. Casualmente Will conosce la fragile Charlotte, e inevitabilmente se ne innamora. Lei però soffre di una rara forma di tumore e non ha più molto da vivere: per Will è giunto il momento di cambiare. Autumn in New York , pur non riuscendo a mantenere le sue promesse, non è un film detestabile come sarebbe lecito attendersi. Grazie al lavoro dell’operatore Changwei Gu (sua la luce, tra gli altri, di Addio mia concubina ), la regista Joan Chen riesce a filmare una New York umbratile e minimale. E se la scommessa di realizzare un mélo in minore è persa a causa della gestione poco accorta dei climax (soprattutto nel disastroso finale), resta impressa la vulnerabilità di un Gere finalmente non autopromozionale e la tenerezza severa di una sorprendente Winona Ryder. Di suo Joan Chen ci mette uno sguardo partecipe (anche se non sempre equilibrato), che rivela una grande attenzione ambientale. Peccato, perché il suo film avrebbe potuto essere una piccola sorpresa. (giona a. nazzaro)

Running

Joey Gazelle è un affiliato della mafia italiana guidata dal boss Perello a Grimley, New Jersey. Nel corso di un affare di droga organizzato in una squallida camera d’albergo, fa irruzione una banda di uomini a viso coperto intenzionati a portar via soldi e stupefacenti a Joey e ai suoi compagni: dopo un cruento scontro a fuoco, i gangster hanno la meglio e scoprono dai documenti dei banditi morti che questi in realtà sono poliziotti. Jimmy Tombs Perello, figlio del boss, affida a Joey l’incarico di sbarazzarsi delle armi compromettenti. L’uomo nasconde due pistole dietro un pannello di legno nella cantina di casa, ignaro che qualcuno lo stia osservando. Sembra tutto sistemato ma, la stessa sera, durante la cena con la sua famiglia, Joey rischia di essere ucciso dal colpo di una pistola esploso dalla casa accanto, in cui vivono Anzor, un affiliato della famiglia mafiosa russa Yugorsky, con la moglie e il figlioccio Oleg. Joey, pistola alla mano, si precipita a casa di Anzor e scopre che non è stato l’uomo a sparargli. Questo, infatti, è ferito gravemente alla spalla e racconta che a colpirlo è stato il giovane Oleg con un’arma che sembra essere proprio una delle pistole nascoste in precedenza da Joey. Inizia così una corsa contro il tempo per ritrovare, prima della polizia, il bambino e la pistola incriminante.

La recensione

L’immagine vibrante di semaforo rosso bruciato da una spider lanciata ad alta velocità. A bordo ci sono un uomo, Joey, che sembra appena uscito da una rissa, e un bambino spaventato, Oleg, con un’e

Orphan

La tragica perdita del figlio che aspettavano ha devastato Kate e John e messo in crisi il loro matrimonio e la fragile psiche della donna, perseguitata dagli incubi e dai demoni del suo passato. Nel tentativo di recuperare un’apparenza di normalità, la coppia decide di adottare un altro figlio e, una volta all’orfanotrofio, si sente stranamente attratta da una ragazzina, Esther… ma Esther non è come appare. Preoccupata dell’incolumità della sua famiglia, Kate cerca di far capire a John e agli altri cosa si nasconde dietro l’aspetto dolce di Esther, rischiando che le sue parole restino inascoltate fino a quando forse è troppo tardi… per tutti.

The Opportunists

Queens, New York: Victor Kelly tenta di ricostruirsi una vita e una credibilità sociale. Con un passato da scassinatore, fa ora il meccanico. I risultati però sono decisamente modesti, e l’arrivo dall’Irlanda di un presunto cugino lo riporterà a delinquere. Ma il colpo non va come progettato… Niente di nuovo dal fronte occidentale, si direbbe, se non fosse che questa storia di esistenze balorde ha qualità che affiorano lentamente. Più che una commedia agrodolce sullo stile di Palookaville di Alan Taylor (che pure lo ricorda), The Opportunists è una favola metropolitana dallo sviluppo lento e con lieto fine: un andantino che si lascia alle spalle i luoghi comuni del genere per incentrarsi sulle atmosfere rarefatte e sui personaggi, evidentemente letterari ma efficaci e credibili. Non casualmente, tra i produttori esecutivi appare il nome di Jonathan Demme. Quanto agli attori, Christopher Walken interpreta Victor con una certa svogliatezza, ma lascia comunque trasparire – come di consueto – una grande presenza e un forte carisma. Al suo fianco, nel ruolo della fidanzata, una Cyndi Lauper lontana mille miglia dal suo passato pop. (dario zonta)

15 minuti-Follia omicida a New York

Il ceco Emil Slovak e il russo Oleg Razgul, due poco di buono, una volta sbarcati a New York pensano bene di tentare il colpo grosso per diventare famosi: sequestrano il celebre poliziotto Eddie Fleming e lo ammazzano, riprendendo tutto con una videocamera. Il filmato viene poi venduto a un avido presentatore televisivo, che ne fa un caso. Ma a rovinare i piani di Emil e Oleg penserà Jordy Warsaw, un esperto di incendi dolosi che aveva lavorato con Eddie. Penoso action che tenta varie strade, con risultati sempre imbarazzanti: il buddy-cops movie, ma le battute della coppia De Niro-Burns (una delle peggio pensate della storia: il primo è svogliatissimo, il secondo sembra chiedersi dove mai sia capitato e cosa ci stia a fare, con quella faccia da orata lessata; per non parlare degli altri interpreti, micidiali) vanno tutte a vuoto; il film «bombarolo», ma la tensione è a livello zero; il poliziesco, ma l’adrenalina non esiste e tutto è piatto, monocorde, anonimo; una certa critica cultural-sociale all’arrivismo a tutti i costi, all’avidità del giornalismo da prime time e, forse, alla futilità – o all’inesistenza – di un nuovo sogno americano, ma le argomentazioni sono vecchie come la befana e trattate con mano pesantissima, con odiose dosi di grottesco. Ma non basta: il clima vorrebbe essere da caos metropolitano semi-apocalittico, ma si dorme invece di inquietarsi; e ci sono poi le sorpresine cinefile di bassa lega (come l’eliminazione a metà film della star De Niro) e persino metacinema a manciate, con Oleg che ama
La vita è meravigliosa
e – videocamera sempre alla mano – spara battute del tipo «Io non sono il killer, sono il regista: azione!», con continui passaggi dal film alla sgranatura del digitale: roba che invoca vendetta, subito! Inoltre c’è il forte sospetto che la versione italiana sia tagliata: lo sgozzamento della donna in una delle prime sequenze presenta un brusco salto, anche sonoro. Non c’è mai fine alla vergogna…
(pier maria bocchi)