Ladyhawke

Nel Duecento, in un borgo francese, un malvagio vescovo per gelosia ha trasformato due innamorati in animali: lui diventa un lupo di notte, quando lei è una bella fanciulla; lei è un falco di giorno, quando lui è un prode cavaliere. Probabilmente il miglior lavoro di un cineasta discontinuo e spesso impersonale come Richard Donner (Arma letale ). Merito soprattutto dell’ottima sceneggiatura di Edward Khmara e degli interpreti. Girato interamente in Italia, il film si avvale dell’ottima fotografia di Vittorio Storaro. (andrea tagliacozzo)

Un giorno in pretura

In un tribunale romano, durante un’intensa giornata, il pretore Lorusso passa in rassegna diversi casi: da un ladruncolo che per fame ha rubato dei gatti, al figlio di un ex deputato accusato di aver baciato una ragazza; da un caso di abbandono del tetto coniugale, a un altro di oltraggio al pudore. Memorabile soprattutto quest’ultimo episodio con Alberto Sordi che dà vita a uno dei suoi personaggi più famosi: Nando Mericoni, l’americano «de Roma».
(andrea tagliacozzo)

Ho visto le stelle!

Napoli. Antonio, orfano di entrambi i genitori, è cresciuto con i nonni che lo hanno riempito di attenzioni. Soprattutto con il nonno, originario di Milano, il ragazzo ha instaurato un rapporto particolare, diventando il suo migliore amico e imparando a sfruttare il grande potere della fantasia. Una volta cresciuto, Antonio decide di partire per Milano con la speranza di diventare famoso. Lo accompagna l’amico di sempre, Eugenio. Antonio ha risposto ad un annuncio su Internet tramite il quale si cercano concorrenti per un reality show internazionale. Il concorso è una truffa ma Antonio non se ne accorge, rendendosi addirittura disponibile a fingersi gay per potervi partecipare e credendo che tutte le persone che incontra siano comparse pagate dalla produzione. Incapace di distinguere la realtà dalla fantasia, affronta la vita come se fosse una soap opera. Ma l’amore, quello autentico, è dietro l’angolo…

Ho visto le stelle!
potrebbe essere un
Truman Show
tarocco, comperato in un mercatino napoletani. Come la pellicola americana, anche il film di Salemme mette alla berlina i reality show televisivi. Ma il reality show non esiste. È solo una truffa in cui cade il protagonista. Niente telecamere nascoste e niente Grande Fratello che manovra i fili del destino di un uomo. Tutto si regge sull’apparenza, sulla fantasia, vero filo conduttore della storia. Intorno tanta comicità nel solco della tradizione della commedia partenopea. Salemme è il capocomico. Al suo fianco la spalla di sempre, Maurizio Casagrande. I due citano a piene mani
Totò, Peppino e la…malafemmina,
sembrano due emigrati del dopoguerra che strabuzzano gli occhi davanti alla grande metropoli, fonte di gag sul nome delle vie e sulle ragazze disinibite di città. E la memorabile scena in cui Totò e Peppino devono scrivere una lettera viene ricreata con l’ausilio di un pc portatile. È un film in cui si ride, diretto in modo onesto, in cui compare un volto noto della comicità milanese degli anni Sessanta-Settanta: Gian Fabio Bosco, in arte Gian, in una gustosa interpretazione del nonno milanese. La parte della bellona stavolta è affidata ad Alena Seredova, che durante tutto il film pronuncia circa una ventina di parole. Ma in fondo le belle ballerine della rivista non servivano solamente per stimolare il protagonista dello spettacolo?
Ho visto le stelle!
è un grande spettacolo che ruota tutto intorno alla figura istrionica del protagonista. Salemme
è
il film: recita in dialetto, fa la macchietta dell’omosessuale, e addirittura canta una canzone accompagnandosi al piano, una vera serenata napoletana.
(francesco marchetti)

C’era una volta un commissario

Il commissario Campelier è sulle tracce del Nizzardo, un losco individuo che capeggia una banda di trafficanti di droga. Per incastrarlo, entra nella sua gang assumendo le mentite spoglie di un trafficante morto poco prima per un regolamento di conti. Un Giallorosa assai divertente, con alcune indovinate caratterizzazioni.
(andrea tagliacozzo)