Andata+ritorno

Dopo aver chiesto in prestito ventimila euro a una banda di strozzini, cifra che non è in grado di restituire, Dante decide di lasciare Torino e il suo mestiere di pony express in bicicletta per trasferirsi all’altro capo del mondo. Una volta giunto a destinazione finirà in galera a causa di un equivoco e perderà tutti i suoi soldi. La disavventura lo costringerà a fare rientro a casa, dove incontrerà Nina, affascinante hostess spagnola bloccata a Torino da un lungo sciopero generale. Con l’aiuto degli amici di Dante, i due cercheranno di saldare il debito con gli strozzini, onde evitare di rimetterci le penne.

Già regista del divertente

Santa Maradona,
Marco Ponti inciampa inaspettatamente su un’opera seconda che vorrebbe staccarsi dal genere commedia ma non riesce a essere null’altro che un film irrisolto. Né particolarmente divertente, né davvero avvincente, la pellicola è priva di momenti memorabili, un difetto che ne affligge anche le scene chiave condannandola alla mediocrità. Un vero peccato, perché le premesse erano buone, a partire dalla scelta di affidare i ruoli dei protagonisti al convincente Libero De Rienzo e all’affascinante Vanessa Incontrada, alla sua seconda prova da attrice dopo gli elogi ricevuti per
Il cuore altrove
di Pupi Avati. Non tutto, comunque, è da buttare: i personaggi di contorno, interpretati da Kabir Bedi, Remo Girone, Ugo Conti e altri semisconosciuti attori, sono assai ben tratteggiati, così come la Torino che fa da sfondo alla vicenda, «città laboratorio di incontri – scrive Ponti – tra persone che provengono da mondi e contesti sociali differenti e spesso in conflitto».
(maurizio zoja)

Il cuore altrove

Bologna, anni Venti. Nello è un imbranato neoinsegnante, trasferito di fresco in città. È in cerca della donna della sua vita e, infatti, la trova: una bellissima ragazza non vedente. Si innamora follemente di lei e la asseconda in ogni capriccio, fino a perderla, rassegnandosi a trascorrere il resto della vita in solitudine. Un Avati in forma, che torna alla dimensione a lui più congeniale: il ritratto di personaggi di provincia. Godibile.

Tutte le donne della mia vita

Davide (Luca Zingaretti), chef di fama internazionale, viene licenziato perché ha una relazione amorosa con la moglie del proprietario del ristorante presso il quale lavora. Trovandosi improvvisamente gettato in mezzo a una strada, insieme con l’affiatato gruppo di collaboratori che lo assistevano, contatta una per una tutte le donne che hanno contato nella sua vita, in cerca di aiuto. Riceve però accoglienze poco entusiastiche e perciò decide di ritirarsi sull’isola di Stromboli per riflettere, nella casa che l’aveva visto crescere. Sul traghetto che lo conduce all’isola incontra però Stella Marina, la figlia 18enne del barman di bordo, suo buon amico da molto tempo. E la vicenda prende una piega totalmente inaspettata…

La cena per farli conoscere

Già nel cast di numerosi b-movie, Sandro Lanza (Diego Abatantuono) è un attore di soap opera sul viale del tramonto. Sottopostosi a un intervento di chirurgia plastica per compiacere un’attricetta con cui ha una relazione, si ritrova sfigurato, con un occhio spalancato che è costretto a celare sotto occhiali scuri per evitare il ridicolo. Licenziato dalla produzione della soap, inscena un finto suicidio. In ospedale viene raggiunto dalle tre figlie (Violante Placido, Vanessa Incontrada e Inés Sastre), avute da donne diverse e tutte e tre infelici, ognuna per ragioni diverse…

Avati prende spunto da una leggenda metropolitana (una pausa forzata che Ugo Tognazzi avrebbe dovuto imporsi dopo un intervento estetico finito male) e ritrova i toni amarognoli e malinconici che gli sono cari per raccontare il declino di un attore. Ma poi finisce per prendersela con la televisione ei reality e perde l’occasione di offrire ad Abatantuono (finalmente senza barba e straordinariamente in parte) l’occasione per raccontare davvero la miseria umana di un certo ambiente “artistico”.