Asilo di polizia

Avendo fallito con i più disparati mestieri, Donald decide di intraprendere la professione di investigatore privato e diventa allievo di uno strambo detective, Paul Miller. Dopo varie peripezie, i due, quasi per caso, si ritrovano in un complicato intrigo tra bande mafiose. Scialbo filmetto sul filone demenziale, coprodotto con gli Stati Uniti. I protagonisti, David Lansdberg e Loryn Dreyfuss, sono anche autori della sceneggiatura assieme al regista del film, Filippo Ottoni.
(andrea tagliacozzo)

Lascia perdere, Johnny!

Caserta, 1976. Il giovane Faustino suona la chitarra in una sgangherata orchestrina, sognando le grandi platee ma facendo i conti con una realtà ben più grama. Un giorno conosce un impresario che gli propone di far parte di una band di professionisti. L’uomo si rivela però un imbroglione e lascia i musicisti senza ingaggio, dandosi poi alla macchia. Il band leader ha preso Faustino in simpatia e gli dà appuntamento a Milano, la città dove stanno i musicisti e i produttori che contano. Il viaggio a Milano si rivelerà disastroso, ma mai quanto il ritorno verso casa…

 

Le cose che so di lei

Rodrigo García è il figlio di Gabriel García Márquez. È bene saperlo, se non altro per rispondere a una domanda che sorge spontanea: come fa un «giovane» alla sua prima prova come regista a raccogliere le firme di un cast stellare come quello che vanta
Le cose che so di lei?
Sinceramente, e fuori da ogni pregiudizio, l’unica risposta risiede nell’affermazione iniziale. Glenn Close, Cameron Diaz, Holly Hunter da sole valgono tre film con incassi sicuri al botteghino. Qui tutte insieme, ma separatamente, non riescono a tenere neanche tre cortometraggi, nonostante lo script sia, non a caso, costituito da alcuni brevi racconti intrecciati, nei quali vengono presentati i ritratti di sei donne: una ginecologa, una detective, una direttrice di banca, una cartomante, una madre single, una donna cieca, tutte alle prese con i problemi della vita moderna, nella solitudine del quartiere di San Fernando Valley a Los Angeles. Un’antologia drammatica che è cresciuta come un mostro tra le mani del povero Rodrigo. Subito dopo aver vinto nel 1999 il premio Sundance-International Filmmakers, ha ricevuto le attenzioni di Jon Avnet che, nelle vesti di produttore, gli ha proposto di realizzare il film. Per incanto è piombata l’adesione di Glenn Close, che dice di non aver resistito all’avvincente sceneggiatura di Rodrigo («A pagina 5 ho detto: lo faccio»), e a seguire quella di Holly Hunter, di Cameron Diaz e così via. Ora, sarebbe stato difficile anche per un regista navigato come Robert Altman riuscire a contenere in una pellicola la bravura di queste «corazzate» hollywoodiane: figuriamoci per un giovane alle prime armi, sebbene figlio d’arte… Il risultato non fa che dimostrarlo e a commento viene in mente il detto popolare, saggezza vera, «Dio dà il pane a chi non ha i denti». Qui in verità più che di pane si trattava di prelibate focaccine speziate, che nel «gran cesto» di questo film non hanno reso la flagranza che ci si aspettava.
(dario zonta)

Caos calmo

Nel corso di un pomeriggio estivo passato in spiaggia assieme al fratello Carlo, Pietro Paladini salva la vita a una donna che sta per annegare. Nello stesso momento sua moglie Lara muore improvvisamente a causa di un ictus. Alla ripresa della scuola, Pietro accompagna la figlia Claudia, dieci anni, fino al portone, decidendo poi di aspettarla fuori fino al termine delle lezioni. La cosa si ripete ogni giorno per diverse settimane, Pietro aspetta che il dolore arrivi, mentre i suoi capi, i colleghi e i parenti vanno da lui per consolarlo, finendo invece per confidargli i propri problemi. Un giorno, nel piccolo parco antistante la scuola di Claudia, arriva la sconosciuta che Pietro ha salvato…

Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada

Un alto funzionario del governo si trova accidentalemte chiuso a chiave nella sua limousine blindata e il suo dilemma è visto come se se si trattasse di una crisi internazionale. Satira forte, sovreccitata, ha un paio di momenti di risate: ma o vi farà addormentare o vi farà venire il mal di testa. Titolo completo: Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada.

Puerto Escondido

A Milano, un impiegato di banca assiste a un omicidio. L’autore del misfatto, un commissario, cerca di ucciderlo. Per evitare che il poliziotto ci riprovi, il bancario decide di lasciare l’Italia e si trasferisce in Messico. Rimasto senza soldi, l’uomo impara l’arte di arrangiarsi da due connazionali. Salvatores torna sugli stessi temi (primi su tutti quello della fuga e del viaggio) che hanno fatto la fortuna dei suoi film precedenti (Marrakesh Express, Tournée e Mediterraneo), forse con meno originalità e brillantezza. Comunque, una commedia piacevole sorretta da un Diego Abatantuono in ottima forma e dai guizzi di Claudio Bisio.

Texas

Enrico (Fausto Paravidino) torna nel paese in provincia di Alessandria dove è cresciuto, poggiato su dolci colline brumose, pettinate dalle file ordinate delle vigne. Vi ritrova gli amici di sempre, venticinque-trentenni che vengono presentati uno ad uno, con annessi parenti, come in un album di famiglia, dove non si tacciono i molti vizi e le poche virtù. Si passa poi al racconto di uno dei soliti sabati insonni, trascorsi nella villetta della più borghese del gruppo, Elisa (Alessia Bellotto), bevendo, fumando, sfasciando arredi e suppellettili in preda a raptus etilici. A un certo punto, scoppia inaspettato lo scazzo: Enrico cerca Cinzia (Iris Fusetti) per dirle qualcosa di importante, ma l’ingenua fidanzata del bel Gianluca (Riccardo Scamarcio) ha già mangiato l’amara foglia del tradimento e scappa in lacrime. Gianluca assale Enrico, mentre Davide (Carlo Orlando), lo sfigato della compagnia, ancora in cerca del primo amplesso, si dispera perché la Cinzia in fuga ha «bocciato» irrimediabilmente il macchinone che il suo capo (il padre di Gianluca) gli aveva eccezionalmente prestato per fare colpo sugli amici. A questo punto il film comincia. O meglio ritorna ai fatti che hanno determinato quello sconquasso. Fatti che coinvolgono la bella e insoddisfatta maestra elementare del paese, la quarantenne Maria (Valeria Golino), che prende una sbandata per Gianluca, gettando in uno sconforto impotente il marito coetaneo, Alessandro (Valerio Binasco). Mammone e anche un po’ fregnone, l’uomo (che avrebbe voluto un figlio da Maria, soprattutto per fare contenti gli anziani genitori) è spinto dalle maldicenze di paese a meditare vendetta.

L’ex
enfant prodige
del

teatro
italiano, il non ancora trentenne Fausto Paravidino, esordisce dietro la macchina da presa con un affresco partecipe della schizofrenica provincia in cui è cresciuto (il film è infatti girato a Rocca Grimalda, paesino dove è cresciuto, dopo i natali genovesi). Presentato a Venezia, il film ha riscosso giudizi alterni e non potrebbe essere altrimenti, stante la perfetta scissione operata dal regista: alla prima parte in cui prevalgono i colori acidi dei giovani, si contrappone la seconda, dove invece prevalgono i caratteri dei personaggi quaranta-cinquantenni. L’ambientazione da film generazionale prova ad allargare lo sguardo, fino ad abbracciare un’intera condizione, quella appunto tipicamente provinciale, sospesa tra tradizione e modernità, tra ansia del nuovo e nostalgia del conosciuto che impregna i muri del paese e i cuori dei protagonisti. Non funziona però. Buona la sceneggiatura e le interpretazioni di alcuni (Golino, Scamarcio, l’irresistibile macchietta del
berluschino
di paese, padre di Gianluca, interpretato da Teco Celio), non convicenti le altre, come pure eccessivo è il divario tra i registri adottati. Se si è trattato di una scelta consapevole, non l’abbiamo apprezzata. Anche Paravidino, dunque, che pur così giovane ha già alle spalle un curriculum di tutto rispetto, ci sembra essere caduto nel tranello che attende tutti i giovani autori di belle speranze: l’impulso di mostrare tutta e subito la propria bravura. A lui, che è bravo per davvero, sarebbe stato sufficiente raccontare con semplicità la sua storia. Forse però, proprio questo voler girare nei luoghi esatti dell’infanzia, questo volersi circondare di facce amiche, ha finito per spingerlo verso una resa calligrafica priva di pathos sincero, quasi a voler prendere le distanze da una realtà vissuta ormai come ricordo già sbiadito.
(enzo fragassi)

Giulia non esce la sera

Guido è uno scrittore di successo, con il suo ultimo libro è entrato nella cinquina dei finalisti di un prestigioso premio letterario. Mentre è alle prese con gli impegni che la candidatura del suo romanzo comporta, inizia a frequentare una piscina e decide di imparare a nuotare, realizzando così un desiderio che coltivava da tempo. Lì incontra Giulia, una donna molto affascinante, soprattutto quando è nel suo elemento: l’acqua. Tra Guido e Giulia nasce una relazione che da subito però rivela delle zone d’ombra. Perché Giulia nasconde un segreto, e un passato misterioso.

Frida

Nel 1925 Frida Khalo, a 18 anni, rimane vittima di un incidente stradale e le ferite che riporterà le cambieranno drasticamente la vita. Questo film, prodotto dalla stessa Salma Hayek, messicana come la pittrice scomparsa nel 1954, è la storia della vita di una donna forte, compagna del grande pittore messicano Diego Rivera e amante di Leon Trotsky. Dei suoi eccessi femministi, della sua bisessualità, della sua sofferenza fisica e della sua arte. Un personaggio scoperto dal grande pubblico solo negli ultimi anni, ma che ha influenzato la prima metà del secolo. Soprattutto in America Latina. Il film è tratto liberamente dall’omonimo libro di Hayden Herrera, pubblicato in Italia da La Tartaruga Edizioni. Un film biografico, con qualche visione surreale della regista Julie Taymor, che ha voluto interpretare a suo modo il pensiero della Kahlo: immagini oniriche, pittura che si confonde con la realtà, drammi vissuti in ambienti senza concezioni spazio-temporali. Un tocco registico azzardato, ma coraggioso e originale. Buono il cast, al completo, e ottimo il lavoro delle scenografie e dei costumi. Da vedere, se non altro per conoscere meglio Frida Kahlo e per apprezzare una convincente Salma Hayek.
(andrea amato)

Hot Shots! 2

Sequel obbligatorio, con un Sheen in stile Rambo che, chiamato in azione per salvare alcuni soldati americani che hanno tentato di soccorrere altri soldati (e così via…), viene fatto prigioniero dopo l’operazione “Desert Storm”. Farcito di gag e parodie cinematografiche a non finire, stavolta però se ne fallisce tante quante ne centra, specie nel secondo tempo. Il cast se la cava egregiamente, in particolare Sheen, Bridges e Crenna (che prende in giro il suo stesso ruolo nella serie di Rambo).

Rain Man

Alla morte del padre, il giovane Charlie apprende che l’intera eredità è andata al fratello Raymond, di cui ignorava l’esistenza. Quest’ultimo, affetto da autismo, è ricoverato in una clinica specializzata. Charlie prende con sé il congiunto sperando di ottenerne la tutela e, di conseguenza, la disponibilità dei beni familiari. Un prodotto prevedibile e un po’ ruffiano, ma indubbiamente ben confezionato, vincitore di quattro premi Oscar: film, regia, attore protagonista (Dustin Hoffman) e sceneggiatura. Tom Cruise tiene degnamente testa a Hoffman, così come fece con Paul Newman ne Il colore dei soldi . (andrea tagliacozzo)

La ragazza del lago

Nella sperduta provincia friulana, Anna, una giovane studentessa, viene trovata morta annegata sulla sponda di un lago. A occuparsi del caso è chiamato il commissario Giovanni Sanzio, da poco trasferitosi. Insieme ai colleghi Siboldi e Alfredo, Sanzio inizia un’indagine che lo coinvolgerà emotivamente.

Hot Shots!

Il regista Jim Abrahams – che assieme ai fratelli Zucker aveva preso in giro i film catastrofici con L’aereo più pazzo del mondo e le pellicole di spionaggio con Top Secret – fa il verso ai personaggi e le situazioni di Top Gun. Topper Harley (Charlie Sheen) è un valoroso pilota che torna nell’esercito per compiere una missione suicida. Qualche trovata risulta divertente, ma la formula demenziale alla lunga si è fatta ripetitiva e comincia a stancare. (andrea tagliacozzo)

Four Rooms

Che cast… e che spreco! Terribile e imbarazzante film a episodi composto da quattro corti, il cui unico motivo di interesse è capire quale sia il peggiore. Ambientato in un hotel di Los Angeles nella notte di Capodanno e tenuto insieme dalla partecipazione di Ted il portiere (Roth). Bruce Willis appare non accreditato nell’ultimo episodio, quello di Tarantino.

Harem Suare

Una ragazza europea entra a far parte dell’harem del sultano della Turchia. Alleandosi con un eunuco, cerca di diventare la favorita: ma l’impero sta per crollare, l’harem sarà distrutto e le donne si disperderanno. La vicenda si snoda in una serie di flashback a incastro, nel racconto della superstite. La storia (vera) è straordinaria, ma il film è in gran parte un’occasione mancata. Perché Özpetek, esordiente con il pregevole Hamam – che era un film sulla seduzione e la violenza del vicino Oriente, narrato quasi in prima persona – qui fatica a vedere attraverso gli occhi di un’europea trascinata nei rapporti di forza e di fascino dell’harem. E così maschera il racconto tra drappeggi neanche tanto sontuosi (il film è piuttosto povero), tentando il mélo viscontiano ma rimanendo sempre a una certa distanza dai personaggi. La costruzione finisce perciò col diventare artificiosa, e del film si intuisce innanzitutto ciò che poteva essere.
(emiliano morreale)

Ca$h

Cash (Jean Dujardin) è un truffatore e ha fascino, eleganza, audacia. Quando suo fratello viene ucciso, decide di vendicarlo a modo suo, senza armi né violenza ma organizzando una truffa très élégant per trafugare una valigia piena di diamanti. Ma il compito non è facile perché Cash sta per essere presentato al futuro suocero (Jean Reno) e la sua organizzazione è oggetto di una inchiesta internazionale coordinata da una tenace ispettrice dell’Europol (Valeria Golino). In un’avventura del genere, tutti mentono, bleffano e cercano di essere qualcun altro. I complici, a volte, si rivelano traditori ed i traditori complici. Le alleanze non durano che un attimo e per vincere bisogna essere pronti a perdere.

Fuga da Los Angeles

Nell’anno 2013, l’isola di Los Angeles è una colonia penale per i soggetti scomodi: Jena — in originale “Snake” — Plissken (Russell) viene spedito sul luogo per recuperare un prezioso sistema di distruzione che era stato rubato dalla figlia del presidente degli Stati Uniti. Scialbo seguito di 1997 — Fuga da New York, è tuttavia ironico, ma privo di genio. Difficilmente darà soddisfazione agli amanti dei film d’azione. Russell ha collaborato alla produzione e alla stesura della sceneggiatura. Panavision.