Le amiche

Tratta dal romanzo Tra sole donne di Cesare Pavese, la pellicola è la storia di quattro donne della borghesia torinese: Clelia, Nene, Rosetta e Momina. Tradimenti, lavoro, noia e smania di successo, in un ritratto tra i più vivi e interessanti del primo Antonioni: uno studio psicologico innovatore nel cinema  italiano di quegli anni per la franchezza con cui viene messo a nudo il vuoto di un ristretto mondo colpito da improvviso benessere. Senza consolazioni e concessioni, e con un finale duro, asciutto e dalle molte sfumature. Uno dei film di Antonioni più “di interni” e in cui meno conta il rapporto con le architetture e le città. Leone d’Argento a Venezia.

Gesù di Nazareth

Realizzato per la televisione italiana e distribuito anche in moltissimi paesi stranieri, il film narra vita, morte e resurrezione di Gesù, tratta dal Vangelo e da alcuni racconti apocrifi. Difeso strenuamente dalla Chiesa cattolica, acclamato da buona parte della critica nordamericana, la versione ridotta proposta nelle sale ricevette accoglienza negativa. La sceneggiatura è di Anthony Burgess che non apprezzò le scelte di regia compiute da Zeffirelli.

Giulietta degli spiriti

Non molti, all’epoca, colsero la assoluta centralità che in
Otto e mezzo
aveva il personaggio della moglie del protagonista, interpretata da Anouk Aimée. Un personaggio sfumato e non superficiale, una versione autoironica delle eroine dell’incomunicabilità di Antonioni. Da questo punto di vista, il successivo
Giulietta degli spiriti
può quasi sembrare quello che gli americani chiamano spin-off, un film che prende un personaggio secondario del film precedente e lo espande a protagonista. La scelta del punto di vista femminile già allora non parve convincente fino in fondo, eppure
Giulietta
è un film che migliora col tempo. Sarà perché è la prima volta che Fellini fa esplodere l’immaginario cattolico in direzione quasi horror (ci tornerà più volte, da
Toby Dammit
a
Roma
), tanto che in quegli anni il regista riminese ci pare più parente di Bava che di Antonioni; sarà perché il suo cinema non era mai stato così lussureggiante (
Giulietta
è uno dei suoi lavori più arditi sul colore). Rimane un film non risolto, sgradevolissimo, sincero e ossessivo.
(emiliano morreale)

L’assassinio di Trotsky

Joseph Losey racconta alla sua maniera i fatti che nell’agosto 1940 portarono all’assassinio del grande avversario di Stalin, Leone Trotsky (Richard Burton), per mano del misterioso Frank Jackson (Alain Delon). Non è uno dei migliori film del regista, anche se non mancano i buoni momenti e alcuni spunti interessanti (come la figura dell’assassino, ben interpretato da Delon).
(andrea tagliacozzo)