Solomon Kane

Solomon Kane e la sua banda di saccheggiatori si stanno aprendo una sanguinosa strada attraverso le orde di difensori di un’esotica città del nord Africa. Ma quando Kane decide di attaccare un misterioso castello e di saccheggiarne le ricchezze, la sua missione prende una piega nefasta. Uno ad uno gli uomini di Kane vengono uccisi da creature demoniache fino a che non rimane lui solo a combattere con il Mietitore del Diavolo – mandato dagli abissi dell’Inferno per prendere possesso della sua anima corrotta e senza speranza. Pur riuscendo finalmente a sfuggirgli, Kane è costretto a redimersi rinunciando alla violenza e dedicandosi interamente ad una vita di pace e purezza.

Il film non si scosta da dozzine di altri prodotti del medesimo genere e Purefoy non ha il carisma per rendere memorabile l’eroe. Particina per Max von Sydow.

 

L’ultima carrozzella

Un vetturino romano non vuol cedere all’avanzare dei tempi e sostituire la sua carrozzella con una bella automobile. Un giorno una celebre artista di varietà dimentica una valigietta sulla sua vettura e per il pover’uomo è l’inizio di una serie di guai. Commedia quasi neoralista – sceneggiata da Aldo Fabrizi con Federico Fellini – che offre ai due protagonisti l’occasione di scatenarsi in una vera e propria gara di bravura. Fabrizi e la Magnani si ritroveranno due anni dopo in
Roma città aperta
di Roberto Rossellini.
(andrea tagliacozzo)

Monty Python – Il senso della vita

Cosa succederebbe se aveste impegnato il vostro fegato, e un giorno due solerti infermieri venissero a riscuoterlo? Come reagireste se il «tristo mietitore» vi annunciasse il decesso durante una gradevole cenetta con gli amici? Quale inquietante brivido vi scorrerebbe per la schiena nel vedere un inverosimile corteo di maggiordomi dalle braccia serpentine e dalle espressioni poco rassicuranti? Riuscireste a smaltire il vostro pasto se un mastodontico avventore del ristorante di classe in cui mangiate esplodesse, disseminando il maldigerito pranzo per il salone? Queste e altre questioni sono dibattute dai Monty Python in questo film! I Monty Python provengono da esperienze televisive. Grazie a George Harrison – più noto come chitarrista di un quartetto di Liverpool – sono passati al cinema, «dirigendosi» alternativamente per mano del gallese Terry Jones o dell’americano Terry Gilliam. Forte di attori raffinati come Michael Palin e John Cleese, il gruppo britannico ama miscelare sacro e profano: non a caso
Brian di Nazareth
(1979) è una parodia del Vangelo e
Monty Python e il sacro Graal
(1974) fa le boccacce alla
quête
cristiana per antonomasia. Qui i sei alzano il tiro, e fra scenografie deliranti e personaggi surreali dileggiano il senso della vita
tout court
. Attraverso una struttura narrativa analoga alla successione di sketch televisivi vengono aggrediti il pauperismo britannico, l’aplomb stolido dei cottage rurali, il bon ton dei ristoranti di lusso, l’austerità militare, l’integrità del corpo… Decisamente sconsigliato a chi detesta l’umorismo scatologico, vivamente suggerito a chi non è ancora sortito dalla fase anale. E non sono pochi.
(francesco pitassio)

15 minuti-Follia omicida a New York

Il ceco Emil Slovak e il russo Oleg Razgul, due poco di buono, una volta sbarcati a New York pensano bene di tentare il colpo grosso per diventare famosi: sequestrano il celebre poliziotto Eddie Fleming e lo ammazzano, riprendendo tutto con una videocamera. Il filmato viene poi venduto a un avido presentatore televisivo, che ne fa un caso. Ma a rovinare i piani di Emil e Oleg penserà Jordy Warsaw, un esperto di incendi dolosi che aveva lavorato con Eddie. Penoso action che tenta varie strade, con risultati sempre imbarazzanti: il buddy-cops movie, ma le battute della coppia De Niro-Burns (una delle peggio pensate della storia: il primo è svogliatissimo, il secondo sembra chiedersi dove mai sia capitato e cosa ci stia a fare, con quella faccia da orata lessata; per non parlare degli altri interpreti, micidiali) vanno tutte a vuoto; il film «bombarolo», ma la tensione è a livello zero; il poliziesco, ma l’adrenalina non esiste e tutto è piatto, monocorde, anonimo; una certa critica cultural-sociale all’arrivismo a tutti i costi, all’avidità del giornalismo da prime time e, forse, alla futilità – o all’inesistenza – di un nuovo sogno americano, ma le argomentazioni sono vecchie come la befana e trattate con mano pesantissima, con odiose dosi di grottesco. Ma non basta: il clima vorrebbe essere da caos metropolitano semi-apocalittico, ma si dorme invece di inquietarsi; e ci sono poi le sorpresine cinefile di bassa lega (come l’eliminazione a metà film della star De Niro) e persino metacinema a manciate, con Oleg che ama
La vita è meravigliosa
e – videocamera sempre alla mano – spara battute del tipo «Io non sono il killer, sono il regista: azione!», con continui passaggi dal film alla sgranatura del digitale: roba che invoca vendetta, subito! Inoltre c’è il forte sospetto che la versione italiana sia tagliata: lo sgozzamento della donna in una delle prime sequenze presenta un brusco salto, anche sonoro. Non c’è mai fine alla vergogna…
(pier maria bocchi)