Ritorno a Peyton Place

Seguito de

I peccatori di Peyton
, diretto nel ’57 da Mark Robson. La giovane Allison riscuote un grande successo con un romanzo in cui ricostruisce i retroscena di una cittadina di provincia, Peyton Place. Gli abitanti del paese in questione, riconoscendosi nei personaggi del libro, reagiscono indignati. A farne le spese è Constance, la madre della ragazza. Inferiore al primo film, già di per sé non troppo brillante. Discreta la prova della Parker che riprende il personaggio interpretato nel ’57 da Lana Turner.
(andrea tagliacozzo)

In cerca di Mr. Goodbar

Theresa, una giovane che ha ricevuto un’educazione particolarmente religiosa, trova un posto d’insegnante in una scuola per sordomuti. La sua personalità comincia a sdoppiarsi: mentre il giorno si comporta da donna morigerata, la notte si abbandona a ogni sfrenatezza. Ottima l’interpretazione di Diane Keaton, straordinaria nel tratteggiare il ritratto di una donna inquieta e autodistruttiva, ma il film, tratto dall’omonimo romanzo di Judith Rossner, non può dirsi altrettanto riuscito. In quello stesso anno, la Keaton vinse un Oscar come migliore attrice protagonista con Io e Annie Io e Annie di Woody Allen. (andrea tagliacozzo)

Heartbreak Hotel

È il 1972. Un adolescente americano, aspirante chitarrista rock, è in pena per la madre: la donna, divorziata e alcolizzata, è stata per l’ennesima volta maltrattata dal nuovo compagno. Per consolarla, il giovane ha la balzana idea di rapire, al termine di un concerto, il re del rock’n’roll Elvis Presley, da sempre idolo della donna. Il film funziona solo a tratti, ma nel complesso risulta sufficientemente spassoso. Qualche anno più tardi, il giovane regista Chris Columbus otterrà un enorme successo con Mamma ho perso l’aereo . (andrea tagliacozzo)

Cincinnati Kid

Avrebbe dovuto dirigerlo Sam Peckinpah, ma è – insieme a
La calda notte dell’ispettore Tibbs
e
Rollerball
– uno dei vertici della filmografia di Norman Jewison.
Cincinnati Kid
, scritto dal compianto Ring Lardner jr. (uno dei «dieci di Hollywood» invisi al maccartismo, autore anche del copione di
M.A.S.H.
), è un piccolo classico sul fruttuoso binomio tra cinema e tavolo verde. Il film, il cui impianto ricorda molto quello de
Lo spaccone
di Robert Rossen, svolge sul terreno impervio dei tavoli da poker l’eterna ossessione americana del gioco. Il ritratto ambientale è potente, la suspense di prim’ordine e le molte parentesi private efficaci. L’allegorico conflitto tra l’anziano gambler Edward G. Robinson e il giovane e arrogante Steve McQueen si conclude con il riconoscimento da parte di quest’ultimo del magistero della vecchia guardia. Celebre la battuta finale del vecchio giocatore, il quale ammonisce il più giovane ricordandogli che dovrà sempre accontentarsi di un secondo posto. Almeno finché il più esperto resterà in circolazione.
(anton giulio mancino)

Dolce veleno

Un eccentrico piromane (Perkins) si fa aiutare da una sexy liceale (Weld) per il piano che sta tramando, ma presto scopre che lei ha idee più strane delle sue! Brillante sceneggiatura di Lorenzo Semple jr. (dal romanzo She Let Him Continue di Stephen Geller), ravvivata dall’intensa performance della Weld.

C’era una volta in America

C’era una volta in America

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Una scena del film

Diretto dal grande regista Sergio Leone, C’era una volta in America (1984) è ambientato nella New York degli anni ’30. Quattro sicari sono alla ricerca di David “Noodles” Aaronson (Robert De Niro), il quale tenta di sfumare nell’oppio i ricordi legate alla morte dei suoi tre amici: Max (James Woods), Cockeye (William Forsythe) e Patsy (James Hayden). Appena prima di essere catturato, Noodles riesce a fuggire, sparendo quindi dalla città per molti anni.

Nel 1968, Noodles fa ritorno a New York sotto falso nome. Eppure, il suo arrivo potrebbe comunque essere stato notato. Tra flashback ed eventi in tempo reale, Noodles ripercorre la storia della sua vita, nel tentativo di non cadere preda dei malavitosi della Grande Mela. Una donna mai conquistata, una vita pericolosa, un disperato tentativo di far perdere le proprie tracce: come si concluderanno le vicende di Noodles?

Curiosità

  • Strutturato su un ampio ricorso alla formula dell’analessi e della prolessi, che lascia tuttavia spazio a un finale aperto, il film si presta a diverse interpretazioni. L’alto significato allegorico, la perfezione tecnica, l’atmosfera e il suo modo di trattare le più grandi emozioni come amicizia, amore e malinconia lo rendono unico e inarrivabile. Col passare del tempo il film è stato definito da una maggioranza sempre più ampia “un capolavoro assoluto”, uno dei migliori lavori cinematografici del secolo.
  • «Quando scatta in me l’idea di un nuovo film ne vengo totalmente assorbito e vivo maniacalmente per quell’idea. Mangio e penso al film, cammino e penso al film, vado al cinema e non vedo il film ma vedo il mio. Non ho mai visto De Niro sul set, ma sempre il mio Noodles. Sono certo di aver fatto con lui C’era una volta il mio cinema, più che C’era una volta in America.» Così parlò Sergio Leone riguardo al film e alla collaborazione con Robert De Niro.
  • La pellicola è tratta dal romanzo The Hoods (1952) di Harry Grey.
  • Avendo a disposizione un budget elevato Sergio Leone si avvalse di un cast misto, composto da grandi stelle internazionali e da attori debuttanti o poco conosciuti. Il personaggio della piccola Deborah, infatti, è interpretato dalla giovanissima Jennifer Connelly.
  • Il regista per la prima e unica volta nella sua carriera non usò il formato 2,35:1 durante le riprese (grazie a questo formato aveva ottenuto grande fama per via dei suoi primi piani) sostituendolo con il 1,85:1.