In licenza a Parigi

Paul, giovane caporale americano, vince una licenza premio a Parigi in compagnia di una procace attrice argentina. Per evitare episodi incresciosi, lo Stato maggiore decide di mettergli alle costole il tenente donna Vickie Loren, impedendo così al povero soldato di rimanere solo con la diva. Commedia briosa, sostenuta da un Tony Curtis in stato di grazia e da una deliziosa Janet Leigh nei panni del militare in gonnella.
(andrea tagliacozzo)

Cry-Baby

Baltimora, 1954: una brava ragazza (Locane) è combattuta tra le sue origini e dei giovinastri bardati di pelle nera… soprattutto un tipo che sembra Elvis (Depp), molto desideroso di farla scorazzare sulla sua moto. Più patinato del precedente Grasso è bello dello stesso Waters, ma non così ben centrato, nonostante le ottime interpretazioni. Discontinuo e spossante, anche se alcune ambientazioni sono davvero efficaci. La versione director’s cut dura 95 minuti.

Scandalo al sole

Dal popolare romanzo di Sloan Wilson, un film altrettanto celebre. Il milionario Ken Jorgenson prende alloggio, con la moglie e la figlia Molly, in un albergo di Pine Island. Tra la ragazza e Johnny, il figlio del proprietario della locanda, sboccia un tenero amore. Il medesimo sentimento era nato vent’anni prima tra il ricco genitore e la madre di Johnny. Un film irrimediabilmente datato, non troppo distante da una odierna soap opera, anche se la confezione del prodotto è indubbiamente impeccabile. Belle le musiche di Max Steiner.
(andrea tagliacozzo)

Lo specchio della vita

La figlia di una diva del cinema e quella della sua governante nera crescono insieme. Quest’ultima, che ha una carnagione molto chiara, si vergogna delle proprie origini e ripudia la madre. Ultimo film del maestro del melodramma americano, che nel realizzare il remake dell’omonimo film di John Stahl del 1934 firma il proprio testamento spirituale. Tutto sopra le righe, pieno di scene madri, il film intreccia i percorsi di una doppia discriminazione, razziale e di genere, sullo sfondo di quei conflitti di classe che il melodramma, perfino nella sua versione telenovela, sa porgere così bene. Il film viene realizzato quando Hollywood è al collasso, i conflitti sembrano impazziti e i generi non tengono più. Già il titolo e i titoli di testa, folli e coloratissimi, dichiarano il carattere di riflessione sul mondo di Hollywood, come molti altri crudelissimi capolavori del periodo (
Il bruto e la bella, È nata una stella, Viale del tramonto
). E la trovata geniale sta in fondo: i neri che nel film non abbiamo visto, rimossi come in tutto il cinema di Hollywood, appaiono tutti insieme, in un finale memorabile, sulle note di
Trouble of the World
cantata da Mahalia Jackson
(emiliano morreale)