Sospesi nel tempo

Più che un film, Sospesi nel tempo è un concentrato cinematografico assolutamente dispersivo: dentro c’è di tutto, da Poltergeist a Ghostbusters . Incasinato e geniale, come ogni pellicola di Peter Jackson, regista neozelandese specialista di splatters, horror estremi e paradossali. Con Sospesi nel tempo – dopo l’ottima parentesi seria, adolescenziale, femminile e visionaria di Creature del cielo – torna a occuparsi di mostri e di esuberanze terrificanti, trovando un produttore esecutivo illuminato e appassionato come Robert Zemeckis. Il protagonista (Michael J. Fox) è una specie di detective metafisico, specializzato in fenomeni soprannaturali: fantasmi, rigurgiti post-umani dell’oltretomba, anomalie rispetto alle leggi della fisica sono la sua specialità. Questa volta la cittadina in cui vive è sconvolta da morti sempre più frequenti e misteriose, e lui dovrà vedersela con un autentico serial killer immateriale. Comico? In parte sì, ma decisamente spinto sul versante macabro. Senza soluzione di continuità, misura, amalgama. Memorabile il cameo autoparodistico del militare incavolato interpretato da R. Lee Ermey, l’ex sergente maggiore Hartman di Full Metal Jacket . (anton giulio mancino)

Fuga d’inverno

Agli inizi del Novecento, la moglie del direttore del penitenziario di Pittsburgh, una trentacinquenne religiosissima, si innamora di un detenuto. Questi, condannato a morte assieme al fratello minore, convince la donna ad aiutarlo nella fuga. Il film, basato su una storia vera, deve molto all’intensa interpretazione dei protagonisti e all’ottima fotografia, anche se la regia di Gillian Armstrong, impeccabile dal punto di vista formale, non riesce mai a coinvolgere lo spettatore. (andrea tagliacozzo)

Piccole donne

Squisita versione cinematografica del classico di Louisa May Alcott ambientato ai tempi della guerra civile che narra di quattro sorelle affiatate che finiscono per dover lasciare il loro rifugio nel New England. Un cast perfetto è capitanato dalla Ryder, la testarda Jo, con la Sarandon, quella forza della natura di Marmee. Non un momento sbagliato o una mossa falsa per l’intero film, anche se i puristi obietteranno che Marmee si riempe la bocca di tesi femministe stile anni Novanta. La veterana caratterista Wickes minaccia di rubare ogni scena in cui compare nei panni della capricciosa zia March. Sceneggiatura di Robin Swicord.