The Libertine

Inghilterra, fine XVII secolo. Carlo II (John Malkovich) è un monarca autoritario ma incline alle arti in voga nelle corti europee di allora: la danza, il canto e il teatro. Mentre il regno è in lotta con il sempre più potente parlamento, il re richiama a corte il Conte di Rochester (Johnny Depp), libertino, illustre poeta e artista maledetto, in precedenza espulso da Londra per oltraggio al re. Eccellente scrittore di poesie, amante smodato del teatro, autore di versetti osceni e pungenti, alcolizzato, e ossessionato dal sesso e dalla perversione che impazzano a corte, John Wilmot, questo il suo vero nome, torna alla lugubre e fangosa Londra, felice di potersi dedicare ai suoi passatempi prediletti: le donne, l’alcool e il teatro. Il re gli affida la composizione di una piéce teatrale in occasione della visita di un ministro francese ma il conte, in pieno delirio estatico, mette in scena un monologo sulla vagina e sul pene. Costretto alla latitanza, gravemente malato di sifilide, si converte a Dio e dopo aver prestato soccorso al re detronizzato, muore glorificato da un’opera teatrale interamente dedicata alla sua vita. 

Maybe Baby

Una coppia non riesce ad evere figli. Lui ci fa un film e lei si lascia incantare da un attore… Su un soggetto risaputo anzi due (la coppia felice che non può avere figli, e lo scrittore che vampirizza la vita privata per trasfonderla nell’arte), il regista e sceneggiatore Ben Elton ha tratto un film che, nella prima parte soprattutto, è garbato, intelligente e innocuo. Commedia sofisticata molto British, ha le sue cose migliori nella descrizione dei meccanismi produttivi della BBC finanziatrice di cinema (particolarmente simpatica la parodia reazionaria dei finti ribelli alla Irvine Welsh). I protagonisti, Hugh Laurie e Joely Richardson, sono carini e simpatici (lei è una Cameron Diaz più colta e muliebre, e scherza sulla somiglianza). Poi la trama ha sviluppi prevedibili, si incarta ed ha un finale tirato via. Ma gli inglesi ci sanno fare, e sanno che la sophisticated comedy è figlia del romance shakespeariano (qui vengono citati il Sogno di una notte di mezza estate e un paio di sonetti). Rowald Atkinson/Mr. Bean, che troneggia sui manifesti e nei trailer, si vede per tre minuti, fa il suo numero e va via. (emiliano morreale)

Gosford Park

1932, Gosford Park. In una tenuta inglese, si riuniscono per una battuta di caccia di fagiani un gruppo di aristocratici e no. Sir William, padrone di casa, e lady Sylvia, sua moglie, una coppia non propriamente affiatata né innamorata, ospitano una contessa, una coppia in crisi, un eroe della Prima Guerra Mondiale, un attore e cantante inglese, un produttore cinematografico americano… Ognuno si presenta nella residenza dei McCordle con valletti e camerieri (o cameriere) al seguito. Gli ospiti sono alloggiati nelle belle stanze del piano di sopra, la servitù ai piani bassi tra lavanderia, cucine e corridoi che non finiscono mai. I due mondi sono (sembrano) separati. La prima sera fila via liscia tra aperitivo e cena sontuosamente apparecchiata e servita. Eppure… Le coppie che non sono poi così felici, le signore ingioiellate non sono poi così ricche, le amicizie non sono poi così disinteressate… Al piano di sotto la servitù lavora, commenta, spettegola. Quando c’è buio, la padrona di casa adesca un valletto (che in realtà valletto non è), il padrone di casa fa altrettanto con una servetta, e via così con incontri clandestini che si consumano nella magione. Poi c’è il giorno della caccia, cui segue un omicidio. Sir William viene trovato morto nella sua biblioteca. Arriva l’ispettore di turno, iniziano le indagini che, però, non sconvolgono più di tanto la vita degli ospiti né della servitù… Del resto, a parte una domestica, nessunao rimpiange l’uomo.
Uno splendido ritratto della società britannica dei primi anni Trenta di Altman, perfetta l’ambientazione, perfetta la fotografia dei nobili, delle loro virtù e dei loro vizi. Ma altrettanto perfetta la fotografia del mondo del piano di sotto, di quei maggiordomi, cuoche e servette che non solo «parlano attraverso i loro padroni», ma animano un mondo tutto loro di piccoli vizi, grandi dedizioni, perfezionismo, ambizioni, snobismo e servilismo. Ecco, un umanissimo ritratto, quello in cui il regista americano è assoluto maestro. In un ordinatissimo intricarsi di classi sociali, sesso, generazioni… Un omaggio ad Agatha Christie, ma anche a Le regole del gioco di Renoir, alla commedia di maniera… Con un cast che è un who is who del cinema britannico, con una strepitosa Meggie Smith, candidata agli Oscar come miglior attrice non protagonista, nella parte della anziana zia supersnob ma senza una sterlina e di una irresistibile simpatia. Eccellenti anche Kristin Scott Thomas, nella parte della lady insoddisfatta ma che si toglie le sue soddisfazioni, Michael Gambon, il baronetto padrone di casa ucciso e da nessuno rimpianto, Helen Mirren, la governante Mrs Wilson, Eileen Atkins, la cuoca Mrs Croft… Con quella di Meggie Smith, il film si è guadagnato sei candidature agli Oscar 2002.

Enigma

1943: i sommergibili nazisti stanno per attaccare un convoglio nell’Atlantico, e il decifratore di codici Tom Jericho, reduce da un esaurimento nervoso, torna nel centro supersegreto di Bletchey Park dove scopre che la collega Claire, di cui era innamorato, è misteriosamente scomparsa… Nel romanzo di Robert Harris il complesso intreccio di elementi funziona: ma l’adattamento di Tom Stoppard e la regia di Apted sono da sceneggiato televisivo. L’ambizione è di girare come si faceva una volta: il risultato, però, è povero di emozione. Prodotto da Mick Jagger che ha anche un cammeo.