La guerra dei mondi

Ray Ferrier (Tom Cruise), gruista al porto, riceve la vista dei figli Rachel (Dakota Fanning) e Robbie (Justin Chatwin) per il fine settimana. La loro mamma, Mary Ann (Miranda Otto), divorziata da Ray, sta per recarsi a Boston dai genitori con il suo nuovo compagno Tim (David Allan Basche). Intanto, strani «temporali» si verificano un po’ ovunque nel mondo, al termine dei quali tutte le apparecchiature – elettriche o a motore – smettono di funzionare. Un tale evento capita anche nella città dove risiede Ray, ma non è nulla rispetto a quanto accadrà di lì a poco: gli alieni sbucano dalla crosta terrestre a bordo di terrificanti macchine da guerra a tre gambe, lì sepolte milioni di anni prima, e cominciano a distruggere tutto: case, strade. E persone. L’invasione è globale e a nulla paiono servire le armi convenzionali cui ricorre l’esercito per fronteggiarla. Ray e i ragazzi si danno perciò a una precipitosa fuga, con l’obiettivo di ricongiungersi al resto della famiglia.
Eh, sì, E.T. si è proprio incavolato. Steven Spielberg, torna a confrontarsi con il suo genere d’elezione, ma lo fa – sulla soglia dei sessant’anni – gettando sul mondo extraterrestre lo sguardo terrorizzato di chi è ormai abituato a vivere nell’angoscia del dopo 11 settembre. Insieme con l’inadeguatezza del ragazzo-uomo Ray, che non ha mai appreso il mestiere di padre, il regista americano coglie indubbiamente lo Zeitgeist, lo spirito dei tempi in cui viviamo, smarrendo tuttavia il rendez-vous con il capolavoro. Lento l’inizio, inesistente il finale, i caratteri dei personaggi appena sbozzati, sacrificati (quasi) per intero all’azione, che invece è di prim’ordine, con effetti sonori – prima che visuali – da far rizzare i capelli, capaci di risvegliare dalle viscere dell’inconscio le nostre paure ancestrali.
Unico punto di contatto con l’arcadia aliena raffigurata in E.T., il personaggio della bimba: lì era l’ingenua Drew Barrymore, qui è l’altrettanto brava Dakota Fanning, più o meno la stessa età, ma già rosa dall’ansia patologica, cresciuta prematuramente. Innaturalmente saggia come sono oggi i cuccioli d’uomo. Vince ma non convince Tom Cruise, molto più in palla in Collateral di Mann e L’ultimo samurai di Zwick. I ruoli troppo sfaccettati evidentemente non gli si attagliano. Paradossalmente lascia più il segno Tim Robbins nella breve parte dell’ex guidatore di ambulanze-filosofo, cui gli alieni a tre gambe (o sono due braccia e una gamba?) invadono pure la cantina, dopo avergli incenerito la casa.
Chiudiamo ricordando la genealogia di prim’ordine di questa  Guerra dei mondi spielberghiana:  remake della pellicola del 1953 (girata in piena guerra fredda) di Byron Haskin, tratta a sua volta dal romanzo di H.G. Wells del 1898, oggetto, trent’anni dopo, di una lettura radiofonica da parte di Orson Welles che scatenò il panico tra gli americani (mentre in Europa Hitler prendeva deciso la strada che avrebbe condotto alla guerra). Insomma, born to thrill. (enzo fragassi)

Collateral

Max (Jamie Foxx) è un tassista che coltiva l’ambizione di mettersi in proprio. Ma se la realtà è sogno, non sempre è vero anche il contrario e perciò guida lo stesso cab da dodici anni con maniacale precisione, puntualità ed efficienza. Anche Vincent (Tom Cruise, per la prima volta «cattivo» sullo schermo) è puntuale, preciso ed efficiente. Di professione fa il sicario. La serata di Max sembra cominciare bene, con l’incontro di un’avvenente procuratore legale che gli lascia pure il suo biglietto da visita. Ma il cliente successivo è Vincent, il quale decide che sarà Max ad accompagnarlo nel suo raid per le strade di una Los Angeles notturna e lunare. Cinque i «contratti» relativi ad altrettanti testimoni scomodi che Vincent, in una sola notte, dovrà eseguire per conto del mandante Felix (Javier Bardem), schivando le «attenzioni» di polizia ed Fbi, che sono sulle tracce del narcotrafficante.
Magistrale. Michael Mann torna al thriller d’azione, un genere che aveva abbandonato nel ’95 dopo Heat – La sfida, nel quale Al Pacino e Robert De Niro duettavano, per lo più a distanza, ma comunque sulla stessa pellicola, nell’eterna sfida tra poliziotto e criminale.
Pronunciare la parola «genere» potrebbe forse apparire riduttivo per Mann, che è regista con solide fondamenta e che – con Alì e soprattutto con Insider, dove raccontava l’odissea di un ricercatore (interpretato da un Russell Crowe imbolsito per l’occasione), licenziato da una multinazionale del tabacco per averne denunciato gli inconfessabili segreti – ha dimostrato di saper tenere in equilibrio tecnica, cuore e cervello. Ma Collateral, presentato in anteprima a Venezia, è indiscutibilmente un film di genere.
Ciò che lo rende un’opera di livello superiore sono le atmosfere da savana urbana che riesce a trasmettere, grazie alla tecnologia digitale con cui è stato possibile effettuare le riprese notturne che compongono la quasi totalità del film, alla fotografia di Dion Beebe e Paul Cameron, ben dosata, mai sopra le righe, e alla profondità psicologica dei caratteri tratteggiati da Mann, che ha curato anche la sceneggiatura (non solo dei personaggi principali: bravissimo ad esempio Javier Bardem nel cameo del narcotrafficante).
Los Angeles ripresa di notte, coi suoi viali senza fine che si perdono all’orizzonte, magicamente sgombri dal traffico, e i quartieri periferici formati da centinaia di migliaia di villette monofamiliari perfettamente ortogonali e lo skyline del centro, coi grattacieli ripresi silensiosamente a volo d’uccello, danno della megalopoli californiana un’immagine assai distante dagli stereotipi eppure così vera. Che diventa più vera del vero con la scena dei due coyote che attaversano la strada illuminati dai fari del taxi guidato da Max.
Una sceneggiatura curata rende più semplice il compito di Vincent/Cruise e Max/Foxx. Il primo, al suo esordio nel ruolo di un «cattivo», killer infallibile e imperturbabile, solo in apparenza indifferente al destino delle sue vittime, in realtà alla ricerca di una perversa immortalità; il secondo, incapace di rischiare il tutto per tutto pur di realizzare i propri sogni, eppure dotato di solidi principi che saranno la sua unica àncora di salvezza. Epici echi di Faulkner e Peckinpah si rincorrono nella notte, tra scene d’azione mozzafiato che non sono mai fini a se stesse. I dialoghi sono invece la parte meno centrata di un’opera che comunque rimane uno dei migliori film dell’anno.
(enzo fragassi)

L’ultimo samurai

Nathan Algren è ormai un fenomeno da baraccone. Reduce dalla guerra contro gli indiani del generale Custer, va nelle piazze, ubriaco, a dimostrare come si usano i fucili e raccontare di quella guerra. Ma lo richiamano per andare in Giappone ad addestrare i giapponesi all’uso delle armi. L’imperatore, giovane e debole, è stretto tra gli interessi economici di una nuova e spregiudicata classe dirigente e i vecchi samurai. Andrà e cadrà subito prigioniero dopo una battaglia contro gli antichi guerrieri che lui non aveva voluto. Nathan resterà, dall’autunno delle foglie rosse alla primavera fiorita, prigioniero tra le montagne nel villaggio di Katsumoto, ultimo erede di una dinastia di guerrieri, i Samurai. Sarà curato dalla donna, Taka, cui ha ucciso il marito in battaglia, con i figli bambini di quell’uomo e tra i guerrieri che ha combattuto. Ma quegli uomini, che vivono per antichi e gloriosi valori, conquistano piano piano Nathan. Che imparerà a combattere con la spada e con la furbizia e quando dovrà scegliere con chi stare, quando le truppe dell’imperatore saranno pronte per la guerra, non avrà esitazioni. A rischio della vita.
Edward Zwick, autore di Vento di passioni e di Shakespeare in Love, dipinge un grande affresco sul mondo d’onore dei samurai giapponesi. Tema che, ha confessato, lo ha appassionato da sempre, in particolare da quando vide per la prima volta I sette samurai di Kurosawa. Qui, in un magnifico filmone ottocentesco, vengono rievocati quei guerrieri che avevano come principi inflessibili l’onore, la lealtà, la tenacia, il coraggio, il sacrificio, ma anche la poesia e l’arte… E il protagonista è un Tom Cruise in gran forma. Un bellissimo spettacolo, insomma. Un film epico. Con battaglie interiori che si riflettono nelle guerre tra i due diversissimi eserciti. Con spettacolari paesaggi (il film è stato girato prima in Giappone nella piccola città di Himeji poi nella provincia di Taranaki, in Nuova Zelanda, ma anche negli studi di Los Angeles), splendidi costumi (ricostruiti con certosina perfezione) e armi perfette, eccellente fotografia per una storia avvincente e una strepitosa ricostruzione della battaglia finale tra giapponesi americanizzati e samurai (con 600 comparse da una parte e 75 dall’altra). Un po’ Balla coi lupi (che rimane comunque superiore), un po’ kolossal americano in costume, con l’aggiunta di tanta retorica. Quella descritta è un’epoca di transizione: dal Giappone valoroso delle spade e dell’onore all’era industriale dei cannoni, dall’isolamento più o meno felice all’apertura al nuovo mondo. È il passato che si contrappone al futuro. L’onore al business. Il mondo arcaico alle premesse della globalizzazione. Cruise, anche produttore del film, si è «allenato» otto mesi prima di cominciare a girare: ha consultato molti testi sui samurai, ha studiato la lingua giapponese e ha imparato il Kendo, il combattimento con la spada, e altre arti marziali giapponesi (e il suo maestro è lo stesso che ha istruito Russel Crowe per Il gladiatore e Mel Gibson per Braveheart). «Non solo dovevo andare a cavallo – ha dichiarato Cruise – ma anche combattere mentre ero in sella…». Un impegno, peraltro consueto per Tom Cruise, che lo mette in lizza per l’Oscar visto che l’interprete di Eyes Wide Shut ha collezionato molte nomination ma mai una statuetta dell’Academy. Per L’ultimo samurai, comunque, si è già aggiudicato la nomination come miglior attore protagonista per i Golden Globe (altre due per la regia e per Ken Watanabe come miglior attore non protagonista). Perfetto anche il resto del cast con Watanabe, nella parte del capo dei samurai, e la bella Koyuki nella parte di Taka, una delle attrici giapponesi di maggior successo oggi. Simpatico e azzeccato Timothy Spall nel ruolo di Simon Graham, il fotografo inglese. Tra le curiosità: la produzione si è servita di una troupe di professionisti giapponesi di alto livello specializzati proprio in pellicole sui samurai. Per la battaglia finale è stata addirittura spianata una collinetta per ampliare il campo. Ottanta persone si sono occupate per 14 mesi della confezione del guardaroba per un totale di 2000 costumi. L’ideogramma (mai tradotto) che il figlio di Taka consegna come regalo a Nathan significa «bushido», ovvero «la via del guerriero». (d.c.i)

Mission: Impossible

Ingegnoso adattamento in chiave moderna delle vecchie serie televisive di spionaggio segreto, riempito di innovazioni high-tech. L’agente segreto Cruise deve capire cosa è andato storto durante un’importante missione a Praga per stanare i responsabili. Il film perde grinta più volte, per risollevarsi alla fine con un travolgente inseguimento in treno ed elicottero. Le indimenticabili musiche per la televisione di Lalo Schifrin vengono riprese e amplificate di molti decibel. Cruise ha partecipato alla produzione esecutiva. Emilio Estevez compare non accreditato. Con due sequel. Panavision.

Il socio

Benché di sicuro non il miglior lavoro di Sydney Pollack, con il passare del tempo Il socio – tratto dal solito, arzigogolato legal-thriller di John Grisham – acquista spessore e rischia di apparire un buon film. Anzi, sebbene pieno di passaggi narrativi improbabili e di personaggi un po’ troppo sopra le righe, «è» un buon film. E, soprattutto, a risultare sempre meno fantapolitica e sempre più attinente alla realtà, è l’idea centrale del giovane avvocato in carriera che si vede lautamente remunerato da uno studio legale che si occupa delle cause del crimine organizzato. Ovviamente, la sua sarà una carriera irreversibile. Pena: la morte. Sorvolando sugli aspetti sensazionalistici, vanno messi in conto – positivamente – lo spirito anarcoide che spinge il protagonista a guardarsi sia dai gangster che dall’Fbi, la convinzione che per fermare l’apparato criminale occorre innanzitutto arrestare gli avvocati e il postulato, sotteso, che un vistoso benessere implica sempre affari assai loschi. Niente male per una parabola sulla perdita delle certezze e dello spazio privato, confezionata da uno dei grandi intimisti hollywoodiani. Eppoi, come non ammirare l’accoppiata Tom Cruise-Sydney Pollack, che preannuncia l’exploit kubrickiano di Eyes Wide Shut ? Ottima la colonna sonora di Dave Grusin. (anton giulio mancino)

Operazione Valchiria

Germania, Seconda guerra mondiale. Orgoglioso della divisa che indossa, il colonnello Stauffenberg è un ufficiale leale che ama il suo paese, ma che è stato costretto ad assistere con orrore all’ascesa di Hitler. Ha continuato a servire nell’esercito, sempre con la speranza che qualcuno trovasse il modo per fermare Hitler prima che l’Europa e la Germania fossero distrutte. Quando si rende conto che il tempo stringe, Stauffenberg decide di entrare in azione e nel 1942 cerca di persuadere i comandanti del fronte orientale a rovesciare Hitler. Poi, nel 1943, mentre si sta riprendendo dalle ferite subite in combattimento, si unisce a un gruppo di uomini inseriti nei ranghi del potere che cospirano contro il tiranno. La loro strategia prevede di usare lo stesso piano di emergenza di Hitler per consolidare il paese nell’eventualità della sua morte – l’Operazione Valchiria – per assassinare il dittatore e rovesciare il governo nazista.

Innocenti Bugie

Un incontro casuale nei corridoi dell’aeroporto, catapulterà un’innocente ragazza in partenza per fare la damigella ad un matrimonio, nell’avventuroso e pericoloso mondo di un agente segreto. L’unica cosa che può fare per stare al sicuro, è stargli attaccata il più possibile…

Jerry Maguire

Un agente sportivo di gran successo, sicuro di sé, ha una crisi di coscienza, che gli costa il lavoro e tutti i clienti tranne uno, il più difficile del suo carnet (Gooding, in un’interpretazione carismatica che gli ha procurato l’Oscar). La sua unica alleata è una giovane donna (con un bambino) che gli è devota professionalmente e personalmente. Sceneggiatura intelligente, originale, su vari livelli (di Crowe) con personaggi che sono veramente interessanti e tridimensionali. La schiettezza di Cruise è perfetta per la parte e Zellweger è una vera scoperta. Varie figure sportive sono presenti come se stessi; Beau Bridges appare non accreditato. Unica lagnanza: si prolunga troppo. Alla fine alcune impronte hanno una pubblicità di calzature. Quattro nomination quell’anno (Film, Sceneggiatura Originale, Montaggio e a Tom Cruise).

Chiedi alla polvere

Tratto dal romanzo omonimo dello scrittore americano John Fante. Quello tra la bella e focosa Camilla (Salma Hayek) e l’aspirante scrittore di origini italiane – alter ego dell’autore del romanzo – Arturo Bandini (Colin Farrell) è un amore che sembrerebbe non poter mai funzionare. Lei, umile cameriera nata in Messico e immigrata negli Usa, sogna di impalmare un uomo facoltoso per sistemarsi e riscattare le sue origini; lui invece insegue la fama e il successo editoriali. Intanto cerca una fidanzata bionda e con gli occhi azzurri, completamente diversa da Camilla. Eppure, l’amore scocca e fa scintille… Il film è stato prodotto da To

Minority Report

Washington 2054. La Pre-Crime, unità speciale del Dipartimento della Giustizia, è in grado di prevedere gli omicidi prima che questi avvengano grazie a tre veggenti chiamati Pre-Cog che vivono in una sospensione liquida. Le loro premonizioni vengono trasmesse a un sistema video che permette di rintracciare il tempo, il luogo e, soprattutto, i responsabili delle future uccisioni. Il reparto è comandato da John Anderton, un uomo che si è dedicato con grande impegno al suo lavoro dopo la sparizione del figlio, rapito e probabilmente ucciso sei anni prima da uno sconosciuto. Una delle visioni dei Pre-Cog rivela ai monitor un nuovo omicidio: l’autore dello stesso sarà proprio John che per evitare l’arresto decide di fuggire, quasi certo di essere vittima di una diabolica macchinazione. Tratto da un racconto di Philip K. Dick (tanto per capirci, l’autore che ha ispirato Blade Runner e Atto di forza), Minority Report sembra quasi essere una prosecuzione naturale di A.I. – Intelligenza artificiale; anzi, paradossalmente sembra addirittura più kubrickiano del precedente (che era ispirato, come è noto, da un soggetto firmato dall’autore di Eyes Wide Shut), sia per alcune soluzioni della messa in scena (si veda la sequenza con Peter Stormare nei panni di un chirurgo clandestino) che nell’approccio ad alcune tematiche di fondo (come il libero arbitrio, affrontato da Kubrick nel suo Arancia meccanica, esplicitamente citato da Spielberg nella stessa sequenza). Minority Report è il più impegnato dei film commerciali di Steven Spielberg (o il più commerciale dei suo film «impegnati»), un film di genere a tutti gli effetti, ricco di suspense e d’azione, ma altrettanto prodigo di spunti e riflessioni: sui pericoli e gli abusi della tecnologia, sulla presunta infallibilità della Giustizia, sulla fine completa di ogni privacy (i cittadini vengono controllati e riconosciuti tramite gli occhi, salutati da invitanti spot tridimensionali, proprio come gli internauti sono oggigiorno controllati tramite l’indirizzo IP navigando sul Web). Non manca, infine, l’elemento umano, la commozione, fondamentale in Spielberg, costituito dallo struggente dolore della perdita di un figlio, quasi un rovesciamento del tema portante di A.I., dove era invece il piccolo David, essere artificiale, a soffrire dell’assenza della madre. Il tutto filtrato attraverso la maestria tecnica del regista, capace ancora di stupire, ammaliare e girare numerosi pezzi di bravura: una per tutte, la sequenza, realizzata quasi completamente dall’alto, dei ragni elettronici partiti in uno stabile fatiscente alla caccia del protagonista. (andrea tagliacozzo)

Eyes Wide Shut

Dopo un party, un medico riceve la confessione delle fantasie erotiche della moglie e vaga per la città. Farà strani incontri, e finirà – indirizzatovi da un amico pianista – a un’orgia mascherata in una villa. Qui verrà smascherato, e l’indomani si metterà sulle tracce del luogo misterioso… L’ultimo capolavoro di Kubrick, un autore talmente grande da dividere e sconcertare anche dopo morto. Hanno detto: un film imperfetto, incompleto. Ma che importa? Eyes Wide Shut è una costruzione terminale, definitiva, una delle descrizioni più oscure del mondo che ci circonda. Sulla scia del Doppio sogno di Schnitzler, Kubrick ci conduce nel cuore nero dell’Occidente sviluppato, con un moralismo e un pessimismo da uomo del Settecento. La Storia è storia dei rapporti di potere, il Potere è potere sui corpi. Dominio dei ricchi sui corpi dei poveri, degli uomini su quelli delle donne. Compiendo la sua parabola, uno di geni del secolo porta Barry Lyndon nel 2001. Ma fino all’ultimo non rinuncia alla sua beffarda ironia, e affida il sugo di tutta la vicenda a uno «scopiamo» detto da una stupenda Nicole Kidman al marito. Molto più che un bel film. Un film indispensabile. (emiliano morreale)

Rain Man

Alla morte del padre, il giovane Charlie apprende che l’intera eredità è andata al fratello Raymond, di cui ignorava l’esistenza. Quest’ultimo, affetto da autismo, è ricoverato in una clinica specializzata. Charlie prende con sé il congiunto sperando di ottenerne la tutela e, di conseguenza, la disponibilità dei beni familiari. Un prodotto prevedibile e un po’ ruffiano, ma indubbiamente ben confezionato, vincitore di quattro premi Oscar: film, regia, attore protagonista (Dustin Hoffman) e sceneggiatura. Tom Cruise tiene degnamente testa a Hoffman, così come fece con Paul Newman ne Il colore dei soldi . (andrea tagliacozzo)

Top Gun

Top Gun

mame cinema TOP GUN - STASERA IN TV IL CULT D'AZIONE scena
Una scena del film

Diretto da Tony Scott, Top Gun (1986) ha come protagonista il tenente e pilota Pete “Maverick” Mitchell (Tom Cruise). Insieme al sottotenente Nick “Goose” Bradshaw (Anthony Edwards), sta pattugliando l’Oceano Indiano su un F-14 della Marina degli Stati Uniti quando intercetta una coppia di MiG-28 sovietici. Con un altro F-14, Maverick e Goose affrontano subito gli aerei sovietici e diventano così l’equipaggio di punta della Marina, al punto da frequentare la prestigiosa scuola Top Gun.

Ha così inizio il nuovo percorso professionale dei due piloti. Maverick incontra anche l’affascinante Charlotte “Charlie” Blackwood (Kelly McGillis), un’astrofisica che fa parte del programma di addestramento della scuola. Quali altre vicende, dunque, coinvolgeranno il tenente Mitchell? Che ne sarà della sua carriera nella Marina? Quali preziose lezioni imparerà nell’ambita scuola?

Curiosità

  • La produzione del film inizia quando i produttori Don Simpson e Jerry Bruckheimer decidono di fare un film traendo spunto da un articolo apparso a maggio del 1983 sulla rivista California Magazine. Il pezzo è infatti dedicato all’addestramento dei piloti da caccia Top Gun che avviene alla Miramar Naval Air Station di San Diego. Il Dipartimento della Difesa statunitense decide di sponsorizzare e finanziare il film.
  • I produttori si sono messi in contatto con Pete Pettigrew, un vero istruttore della scuola, il quale si dimostra disposto ad aiutare i produttori, a condizione che essi siano intenzionati a ritrarre in maniera fedele la vera scuola per piloti della marina.
  • Il personaggio di Charlie è basato su Christine Fox, un’analista civile del Pentagono.
  • La colonna sonora, prodotta dalla Columbia Records nel 1986, viene ricordata come una delle più belle colonne sonore di tutti i tempi, capace di stazionare per diverse settimane alla prima posizione della Billboard. Infatti, il brano Take My Breath Away ha vinto il premio Oscar e il Golden Globe come Miglior canzone.
  • Il film segna la definitiva consacrazione di Tom Cruise come star di Hollywood e attore di fama internazionale.
  • La pellicola è stata un clamoroso successo al botteghino: ha incassato un totale di 353.816.701$.

Taps – Squilli di rivolta

In un collegio militare guidato dal generale Blache, vengono addestrati ed educati i giovanissimi cadetti che aspirano a far parte delle più prestigiose accademie statunitensi. Quando l’istituto, messo in vendita dai proprietari, rischia di essere demolito, i ragazzi decidono di ribellarsi. Un film dai risvolti prevedibili che si fa aprezzare soprattutto per l’ottimo e nutrito di cast di interpreti, anche se all’epoca Tom Cruise e Sean Penn erano praticamente dei perfetti sconosciuti (il secondo, che interpreta il ruolo di Alex, era tra l’altro al debutto sul grande schermo). (andrea tagliacozzo)

Risky Business – Fuori i vecchi… i figli ballano

Mordace, originale commedia su un evasivo adolescente che va un po’ fuori di testa mentre i suoi genitori sono fuori città, e finisce per rimanere coinvolto — in più di un senso — con una prostituta. Il copione sinistramente satirico di Brickman è bilanciato dall’interpretazione assolutamente accattivante (e credibile) di Cruise nel ruolo del protagonista.

Mission: Impossible III

L’agente speciale della MIF (Mission Impossible Force) Ethan Hunt ha deciso di cambiar vita. Fidanzato con la bella Julia ha tutte le intenzioni di portarla all’altare per dedicarsi a una tranquilla e appagante vita familiare. Ma il suo senso del dovere e la voglia di avventura lo spingono ad affrontare un ultimo caso: liberare un’agente della squadra tenuta in ostaggio da Owen Davian, un criminale senza scrupoli. La missione di salvataggio riesce ma… Mezzo flop al botteghino con l’esordiente Abrams (regista di serial televisivi) imposto da Cruise.

Vanilla Sky

Vanilla Sky

mame cinema VANILLA SKY - STASERA IN TV TOM CRUISE TRA SOGNO E REALTÀ scena
Una scena del film

Scritot e diretto da Cameron CroweVanilla Sky (2001) ha come protagonista David Aames, interpretato da Tom Cruise. Il ragazzo è benestante e affascinante e ha una relazione sessuale con Julianne (Cameron Diaz). Una sera però, durante la festa per il proprio compleanno, David incontra Sofia Serrano (Penélope Cruz), una ragazza di cui si innamora all’istante. I due passano la notte a casa di lei, chiacchierando e conoscendosi meglio, e al mattino David trova Julianne ad aspettarlo in macchina sotto casa di Sofia. Julianne gli confessa di essere innamorata di lui e di non sopportare l’idea di non essere ricambiata, perciò si getta da un ponte insieme a lui.

David si risveglia tre settimane dopo dal coma, scoprendo di essere sfigurato e soffrendo per continue e terribili emicranie. Qualche tempo dopo incontra di nuovo Sofia e i due tentano di costruire un rapporto, ma l’uomo è ossessionato da vivide allucinazioni, nelle quali vede Julianne al posto di Sofia. E presto non riuscirà più a distinguere tra sogno e realtà.

Curiosità

  • Il film è un remake del film spagnolo Apri gli occhi (titolo originale: Abres los ojos) del 1997, scritto da Alejandro Amenábar e da Mateo Gil. L’attrice Penélope Cruz appare in entrambi i film interpretando lo stesso ruolo.
  • Nella scena della festa di compleanno appaiono in un cameo la campionessa olimpica di pattinaggio artistico su ghiaccio Tara Lipinski, il regista Steven Spielberg e l’attrice nonché ex moglie di Cruise Nicole Kidman.
  • Nel corso del film alcune scene citano, o ripropongono, famose foto, immagini, video o quadri. Per esempio:
  • la locandina e un’immagine del film Jules e Jim di François Truffaut, un’immagine da un concerto degli Who, la copertina del disco The River di Bruce Springsteen, il film Sabrina di Billy Wilder con Audrey Hepburn.
  • Nella colonna sonora del film c’è il brano originale Vanilla Sky di Paul McCartney, che ottiene una nomination all’Oscar 2002 come Miglior canzone, e il gruppo islandese dei Sigur Rós, di cui Cruise è fan.
  • Per il ruolo di Julianne, Cameron Diaz ha ricevuto quattro nomination come Migliore attrice non protagonista ai Saturn Award, ai Golden Globe, agli Screen Actors Guild Awards e ai Critics Choice Movie Awards.

Codice d’onore

Codice d’onore

mame cinema CODICE D'ONORE - STASERA IN TV IL SUCCESSO DEL 1992 scena
Una scena del film

Il protagonista di Codice d’onore, film del 1992 diretto da Rob Reiner, è il tenente Daniel Kaffee (Tom Cruise), il quale viene incaricato di formare un collegio di difesa dinnanzi alla corte marziale per due Marines, il vice-caporale Dawson (Wolfgang Bodison) e il soldato scelto Downey (James Marshall). I due sono infatti accusati dell’omicidio di un commilitone, il soldato William T. Santiago, avvenuto nella base navale di Guantánamo, a Cuba.

Tuttavia, la difesa intende dimostrare che l’omicidio sia avvenuto per ordine del colonnello Nathan R. Jessep (Jack Nicholson), il quale sta per essere nominato direttore delle operazioni del Consiglio per la Sicurezza Nazionale. Tra rivelazioni inaspettate e inquietanti, il processo cercherà di far luce su questo strano assassinio. Riuscirà quindi il tenente Kaffee a fare giustizia e a punire il vero colpevole?

Curiosità

  • Il film ha avuto un budget di produzione di circa 33 milioni di dollari; Nicholson, che per il film è stato pagato ben cinque milioni di dollari, ha inoltre commentato dicendo: «È stata una delle poche volte in cui il denaro è stato ben speso
  • Il personaggio di Daniel Kafee sembra basato su tre avvocati militari, ma il 15 settembre 2011 un articolo del The New York Times riportò che “Il personaggio di Dan Kaffee nel film Codice d’onore è del tutto fittizio e non è stato basato su nessun particolare individuo.”
  • La sceneggiatura prevedeva una scena d’amore tra Tom Cruise e Demi Moore, ma questa non fu mai girata poiché ritenuta superflua all’interno della trama.
  • Nell’appartamento di Kaffee si vedono due copie del romanzo Misery di Stephen King in una scena in cui guarda una partita di baseball. Il film Misery non deve morire, tratto dal romanzo, fu diretto sempre da Rob Reiner nel 1990.
  • L’autore Aaron Sorkin appare in un cameo in una scena al bar, intento a parlare di un caso con una donna.
  • Il film è stato un grande successo al botteghino: ha infatti incassato più di quindici milioni di dollari soltanto nel suo weekend di apertura ed è stato il numero uno al box office per le prime tre settimane.
  • La parola “signore” (sir nell’originale), in più, viene usata complessivamente 164 volte nel corso del film.

Giorni di tuono

Cole Trickle, spericolato pilota di macchine da corsa, collauda con successo un nuovo potentissimo bolide. Durante una gara, l’auto di Cole e quella del suo avversario Rowdy Burnes rimangono coinvolte in un pauroso incidente. Il primo, grazie all’aiuto della dottoressa Claire Lewicki, riesce gradualamente a riprendersi, mentre il secondo è costretto ad abbandonare l’attività. Una sorta di Top Gun su quattro ruote (il regista e il protagonista sono gli stessi) che, come il precedente, non brilla certo per intelligenza e fantasia. Le sequenze delle corse sono spettacolari, ma da sole non bastano. (andrea tagliacozzo)

Amore senza fine

La storia di due adolescenti di Chicago (diciassette anni lui, quindici lei) che si amano, incontrandosi ogni notte. Quando il padre della ragazza li scopre, obbliga i due a non rivedersi, almeno fino al termine della scuola. Ma il giovane non si rassegna. Secondo film americano di Zeffirelli, tre anni dopo Il campione , è un drammone a tratti quasi insopportabile, risollevato solo in parte dalla straordinaria bellezza della protagonista (reduce dai successi di Pretty Baby e Laguna blu). Particina per Tom Cruise, al suo esordio. (andrea tagliacozzo)

Cocktail

Il giovane Brian Flanagan tenta, senza riuscirci, di far carriera nella finanza. Nel frattempo, attratto dalla prospettiva di facili guadagni, sceglie di diventare una star come barman dei club più esclusivi dell’Upper East Side di Manahattan. Un film insulso e superficiale, di certo non degno di un attore come Tom Cruise – che l’anno precedente aveva tenuto testa a Paul Newman ne Il colore dei soldi – né tantomeno di un regista di media levatura come Donaldson, reduce dal tutt’altro che disprezzabile Senza via di scampo . (andrea tagliacozzo)

Intervista col vampiro

Intervista col vampiro

mame cinema INTERVISTA COL VAMPIRO - STASERA IN TV trio
Kirsten Dunst, Brad Pitt e Tom Cruise in una scena del film

Tratto dall’omonimo romanzo di Anne Rice, Intervista col vampiro è un film del 1994 diretto da Neil Jordan. Il protagonista, Louis de Pointe du Lac (Brad Pitt) è un vampiro che ha deciso di raccontare la propria vita a un giornalista, Daniel Malloy (Christian Slater). Per farlo, la creatura torna indietro fino al 1791, anno di inizio della sua nuova vita. Tra ricordi di viaggi e di eventi dolorosi, il vampiro spiega cosa significa vivere del sangue umano ed essere immortale. Un racconto, quindi, che attraversa ben tre secoli, a ridosso dell’arrivo del nuovo millennio.

Attenzione: il film, a causa dei suoi contenuti, è vietato ai minori di 14 anni.

Accoglienza

mame cinema INTERVISTA COL VAMPIRO - STASERA IN TV brad e antonio
Brad Pitt e Antonio Banderas in una scena del film

La pellicola fu un clamoroso successo al botteghino, affermandosi dunque come uno dei migliori film del proprio genere. Gli incassi superarono grandemente il budget di 60 milioni di dollari, arrivando a ottenere oltre 230 milioni di dollari.

Il film fu candidato a numerosi premi Oscar e Golden Globe, ma vinse solamente due riconoscimenti MTV Awards (per l’interpretazione di Brad Pitt e Kirsten Dunst) e il Premio Blockbuster a Tom Cruise come migliore attore in un thriller/horror.

Curiosità

  • Inizialmente, il giornalista doveva essere interpretato da River Phoenix, il quale purtroppo morì quattro settimane prima dell’inizio delle riprese.
  • L’attore che rimpiazzò Phoenix, Christian Slater, volle donare tutto il suo stipendio alle organizzazioni di beneficenza predilette dal collega defunto.
  • Nei titoli di coda c’è una dedica a River Phoenix.
  • Nel film, inoltre, debuttò l’attrice italiana Domiziana Giordano nel ruolo di Madeleine, oltre alla giovane Kirsten Dunst.
  • Brad Pitt e Tom Cruise vinsero il premio “peggiore coppia“, conferito dai Razzie Awards del 1995.