Intrigo a Berlino

Appena dopo il termine della seconda guerra mondiale, in una Berlino devastata dai bombardamenti e ripresa in un rigoroso bianco e nero, un reporter americano, Jake Geismar (George Clooney) viene incaricato di seguire la conferenza di Potsdam. Nella capitale tedesca Jake cerca di riannodare i fili dell’amore interrotto con la bella Lena (Cate Blanchett) ma il ritrovamento di un soldato americano morto nel settore controllato dai sovietici obbliga il giornalista ad addentrarsi in una intricata vicenda. A essere sospettato dell’omicidio è infatti l’ex marito di Lena. Il film, presentato al festival di Berlino 2007, è stato anche candidato agli Oscar per la colonn

Brothers

Tommy si vede costretto a prendersi cura della moglie, Grace, e delle figlie di suo fratello maggiore scomparso durante una missione in Afghanistan. Nonostante i reciproci pregiudizi esistenti tra Tommy e Grace, piano piano scoprono di non essere così distanti; forse sta per nascere qualcosa tra di loro. A questo punto una clamorosa notizia spezza l’equilibrio che si stava orami creando: Sam, il fratello di Tommy, è ancora vivo…

Spider-Man 3

Peter Parker ha trovato l’amore e la propria dimensione di eroe dotato di super poteri al servizio della più che mai splendida New York. Ha regolato i conti con i nemici che minacciavano la città e tutto sembra perfetto, ma una meteora precipita durante una romantica notte stellata preannunciando una minaccia e la carriera di attrice della dolce Mary Jane non brilla a Broadway. Nel frattempo un malvivente evaso dal carcere è vittima di un esperimento scientifico e si trasforma nel tremendo Uomo Sabbia. L’amico/nemico Harry Osborn non si dà pace per la morte del padre e ne raccoglie l’eredità nelle vesti del Nuovo Goblin, nel proposito di vendicarsi di Spider-Man. Inoltre un intraprendente e spregiudicato
free-lance
cerca di sottrarre il posto di fotografo del povero Peter al
Daily Bugle,
diventando Venom, la sua nemesi e il suo nemico più terribile.

La recensione

L’attesa è terminata e finalmente il terzo episodio cinematografico di Spider-Man arriva nelle sale con i consueti numeri da record: anni di lavorazione, migliaia di persone coinvolte, budget elevatis

Cavalcando con il diavolo

Lungo il confine tra il Missouri e il Kansas, la Guerra di secessione si combatte tra i Jayhawkers, fedeli all’Unione, e i Bushwhackers, confederati irregolari. Tra questi c’è anche il giovanissmo Jake Roedel, che diventa adulto tra massacri, agguati e azioni di guerriglia. Accolto sfavorevolmente negli Stati Uniti,
Cavalcando con il diavolo
– penultimo film del taiwanese Ang Lee, tratto da un romanzo di Daniel Woodrell – è stato scorciato dalla distribuzione dagli originari 136 minuti agli attuali 115. Formulare giudizi sarebbe quindi improprio. Ciò che si può intuire è che Lee conferma la sua natura di regista buono per tutti le stagioni: un professional (ma niente di più) che si sarebbe trovato bene nella Hollywood degli anni d’oro. Per il resto,
Cavalcando con il diavolo
riprende interi segmenti da
I cavalieri dalle lunghe ombre
di Walter Hill (c’è perfino un Bushwhacker con la guancia bucata da un proiettile come Keith Carradine), tenta affondi che nelle intenzioni guardano a Michael Cimino, ma poi si perde in un’illustrazione innocua e senza vigore che, a dispetto del sangue versato, non depone granché a favore di Lee. Si salva Jonathan Rhys-Meyers, psicopatico lungocrinito obnubilato dalla guerra: ma è un po’ poco, nonostante il film (quel che ne resta) non si lasci seguire con fatica.
(giona a. nazzaro)

Voglia di ricominciare

La storia straziante ma del tutto avvincente — ambientata negli anni Cinquanta — di un ragazzo e della madre nomade, che finiscono con l’andare a vivere in una zona sperduta dello stato di Washington con un tanghero che minaccia e picchia il giovane. Un ritratto scottante, vetrina per interpretazioni eccellenti (compresa la giovane rivelazione DiCaprio), ma ciò che in definitiva lo fa funzionare è la consapevolezza che si tratta di una storia vera. Sceneggiatura di Robert Getchell, dal libro autobiografico di Tobias Wolff. Clairmont-Scope.

Wonder Boys

Ex ragazzo prodigio delle lettere americane, Grady Tripp è ormai un ciabattante insegnante cinquantenne il cui secondo e attesissimo libro stenta a raggiungere la parola «fine». Durante il week-end che precede il Wordfest (occasione nella quale l’università locale sfoggia i suoi presunti talenti) la vita di Grady si incrocia inestricabilmente con quella di James Leer, proabilmente il suo unico studente dotato di genio letterario. Dopo l’esaltato ma incredibilmente manierato
L.A. Confidential
, Curtis Hanson – in altre occasioni dignitoso mestierante (
Cattive compagnie
,
The River Wild
) – è stato indicato come un erede del grande artigianato hollywoodiano (e tutto questo semplicemente per aver tradito Ellroy). Ovvio che da
Wonder Boys
fosse lecito non aspettarsi nulla di buono. Invece il film, pur confermando che Hanson non è in possesso di uno sguardo autonomo, può contare su un’ottima sceneggiatura (da sempre àncora di salvezza dei mediocri), che – caso raro – permette di affezionarsi alla svagata umanità dei personaggi. Sarà merito dell’aria autunnale del film, delle canne che si fa Michael Douglas, delle canzoni di Bob Dylan, Neil Young, Leonard Cohen & co. o della straordinaria bravura di Robert Downey jr. (che sta ancora marcendo in galera per questioni di droga, capro espiatorio nei confronti di Hollywood), ma
Wonder Boys
riesce a farsi voler bene nonostante l’assoluta mancanza di un’idea di regia. Non è proprio moltissimo ma, considerato l’attuale stato di salute del cinema americano, nemmeno pochissimo. Per una volta chi si accontenta gode (o quasi).
(giona a. nazzaro)

Spider-Man

«Un grande potere comporta grandi responsabilità», questo il consiglio di zio Ben a Peter Parker, un ragazzo orfano del Queens di New York, timido, impacciato, secchione e un po’ sfigato. Peter un giorno viene morso da un ragno mutato geneticamente e dal quel momento la sua vita cambia, acquista super poteri e un sesto senso fuori dal comune. Un giorno lo zio Ben viene ucciso e Peter decide così di mettere i suoi poteri al servizio della giustizia, considerando anche la comparsa del pericoloso Green Goblin, un «cattivo» che spaventa la città. In occasione del quarantesimo anniversario dalla sua prima apparizione in fumetto, l’Uomo Ragno approda sul grande schermo, frantumando negli Usa tutti i record di incassi degli ultimi anni: da
Titanic
a
Harry Potter.
Stan Lee, padre del fumetto Marvel, ha aspettato 40 anni, ma alla fine il suo sogno si è realizzato e
Spider-Man
è diventato un film, un gran bel film. Gli appassionati del comix americano non potranno bocciare la pellicola di Sam Raimi che, nella sceneggiatura e nella psicologia dei personaggi, ricalca fedelmente l’originale cartaceo. Il rischio di proporre il solito polpettone infarcito di effetti speciali era dietro l’angolo, ma si è riusciti a evitarlo, producendo un film che non stufa, ma appassiona. Il finale lascia presagire l’arrivo di un sequel e infatti è così, anzi, si parla già del terzo episodio. E un’altra saga è iniziata.
(andrea amato)

Come cani e gatti

Nessuno degli umani ne è al corrente, ma dalla notte dei tempi tra cani e gatti è in atto una guerra senza fine. Con tanto di armi, servizi segreti (CIS, Canine Intelligence Service), tecnologie avanzatissime nascoste nelle cucce. L’agente speciale numero uno dei cani è improvvisamente fuori uso, per uno strano caso prende il suo posto, Lou, da Lumaca, cucciolo di beagle molto tenero ma nient’affatto esperto di faccende militari. I gatti, capitanati dal perfido Mr. Tinkles, persiano bianco e pelosissimo, ne approfittano. Attaccano. Come base casa Brody, dove in un laboratorio blindato il professor Brody sta cercando l’antidoto all’allergia dei cani. Il mondo sta per essere rovesciato. Ma i cani riusciranno a difendere il genere umano dalla minaccia felina.

Grosso modo così si svolge la trama del film di Lawrence Guterman, capolavoro di tecnica di animazione: cani e gatti parlano, ridono, mangiano e si arrabbiano come fossero veri. Le immagine degli attori a quattro zampe sono state scannerizzate ed elaborate al computer in modo da rappresentare tutte le espressioni possibili. Al di là del canino e del felino. La preparazione del film è durata un anno: solo per il beagle Lou sono stati impiegati cinque cani diversi addestrati da due istruttori per circa duemila ore. Il film, sulla scia di
Babe
e
Dr. Doolittle
, è per bambini. Ma a complicare la visione dei più piccoli c’è una storia a volte troppo astrusa con storie nella storia. Gatti ninja, controspionaggio felino, un esercito di topi, un moribondo con flebo al cui capezzale sta Mr. Tinkles, gli esperimenti del professor Brody… forse troppo. Soprattutto per il pubblico al quale il film è destinato. E poi, perché i cani sono i buoni e i gatti fanno la parte dei cattivi e antipatici? Simpaticissimi comunque i quattro cani protagonisti, Lou il beagle, Butch il pastore, Peek il pechinese, Ivy, la randagia ex squillo… Nell’originale americano la voce di Lou era diTobey Maguire, quella di Butch di Alec Baldwin, quella di Ivy di Susan Sarandon.

Paura e delirio a Las Vegas

Insieme a
Brazil
, il capolavoro di uno dei pochi visionari autentici del cinema contemporaneo. È il film che chiarisce definitivamente il retroterra dell’autore, generazionalmente più vicino a Scorsese che a Tim Burton o a Spielberg. Gilliam si confronta con un libro cult della controcultura (
Paura e disgusto a Las Vegas
di Hunter H. Thompson) e, pur lanciandosi in una serie di invenzioni visive trascinanti, ne compie una rilettura critica e postuma. L’utopia è da sempre il tema prediletto di Gilliam: e
Paura e delirio a Las Vegas
è una pellicola sulla morte dell’utopia, e sulle droghe come simbolo e vettore di questa morte.
«Las Vegas è il sesto Reich», dice uno dei protagonisti. Il loro carnevale (eccezionali e irriconoscibili Johnny Depp e Benicio Del Toro, che sembrano davvero due cartoon) nasce sulle ceneri del movement: i titoli di testa insanguinati compiono un fulmineo riepilogo di tutta un’epoca, esattamente come all’inizio del film definitivo sul ‘68,
Le fond de l’air est rouge
di Chris Marker (autore di
La jetée
, già modello di Gilliam per
L’esercito delle dodici scimmie
).
(emiliano morreale)