La contessa di Hong Kong

Il tentativo del regista/sceneggiatore/compositore (ha persino una piccola parte da attore) Chaplin di far affondare questa vecchia commedia romantica — sebbene anche altri contribuiscano all’opera — è perfettamente riuscito. La Loren si imbarca clandestinamente nascondendosi nella cabina del diplomatico Brando. Girato malamente, mal sincronizzato e con una pessima colonna sonora. Un peccato, soprattutto perché si tratta del canto del cigno cinematografico di Chaplin.

Marnie

Marnie è una cleptomane, segnata da un trauma infantile che la riduce a creatura algida, terrorizzata dal colore rosso e dai temporali, ma con una passione per i cavalli. Il ricco uomo d’affari Mark, uno dei datori di lavoro truffati dalla donna, la ricatta e ottiene il matrimonio. Mark aiuterà Marnie a scoprire le ragioni delle proprie fobie, sepolte nel suo passato di bambina e in quello di sua madre.
Gli ultimi film della carriera di Hitchcock sono caratterizzati dalla perversione dei rapporti coniugali: necrofilia in
Vertigo
, schizofrenia in
Il ladro
, complesso di Edipo in
Intrigo internazionale
,
Psycho
e
Gli uccelli
… Ma poche pellicole sono risultate così appesantite dal gravame dei rapporti sul set e dalla smania libidinosa del grande regista quanto
Marnie
.
Hitchcock, vistosamente attratto da Tippi Hedren, si era creato un alter ego virile e violento come Sean Connery. Lei però, a due terzi delle riprese e dopo essere stata simbolicamente perseguitata dagli uccelli nell’opera precedente, decise di mandare il «Ciccione» a quel paese. Ne uscì un film malato e perturbante: la Hedren non fece più nulla di significativo, e forse neppure Hitchcock. Diversamente andò al protagonista maschile: ma, appunto, d’altro si tratta.
(francesco pitassio)

Gli uccelli

La ricca e capricciosa Melanie giunge nella cittadina di Bodega Bay dalla vicina San Francisco. Segnali inquietanti si susseguono, finché sulla città si scatena un’invasione di uccelli. Gli abitanti si barricano in casa, ma gli attacchi si fanno sempre più frequenti e pericolosi. Forse il capolavoro di Hitchcock, sicuramente uno dei suoi più rigorosi e conseguenti (e uno dei più «insostenibili»). Una pellicola di cattolico pessimismo, di totale misantropia. Lo sguardo degli uccelli – vera piaga biblica – non differisce poi molto da quello dello struzzo nel finale de Il fantasma della libertà di Buñuel, ma l’ironia di Hitchcock è tutta dentro il mondo che mostra e condanna. La costruzione della vicenda è impressionante: dura due ore, e per più di metà del tempo non accade nulla. Dialoghi minimali, ma con un montaggio da sincope (alla fine le inquadrature saranno oltre tremila!) e, al termine di ogni scena, la sinistra inquadratura di un volatile. Un film perfetto sulla fine del mondo, su un’umanità che muore non per eccesso di orrore ma di banalità, per non aver più nulla da dire. E allora, forza pennuti!
(emiliano morreale)