A cena con gli amici

A Baltimora, cinque amici, lasciatisi ormai alle spalle l’adolescenza, si riuniscono periodicamente per ricordare con nostalgia le vecchie imprese. Qualcuno è maturato, qualcun’altro meno. Tutti, comunque, sono alle prese con i problemi che comporta inevitabilmente l’età adulta. Film d’esordio di Barry Levinson (e per gli attori Ellen Barkin e Paul Reiser), si distacca da altri prodotti del genere grazie a una sceneggiatura sufficientemente intelligente e alla discreta interpretazione corale degli attori, allora sconosciuti, ma di lì a poco destinati quasi tutti al successo. (andrea tagliacozzo)

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Cos’è successo durante l’ultima esercitazione del gruppo guidato dal sergente Nathan West? Perché i soldati dell’esercito statunitense si sono ammazzati l’un l’altro? Il comandante della base da cui il plotone era partito non sa che pesci pigliare e per condurre le indagini convoca un ex militare diventato agente della narcotici, temporaneamente sospeso dal servizio a causa delle sue equivoche amicizie. Assieme al capo della polizia militare dovrà interrogare gli unici due sopravvissuti e pervenire a una soluzione. Ognuno fornirà la propria verità ma cos’è accaduto veramente?

Un po’ thriller, un po’ film di guerra, la nuova pellicola di John McTiernan, il regista di
Die Hard,
riesce perfettamente nel suo dichiarato intento: tenere il pubblico con il fiato sospeso fino all’ultimo istante. I colpi di scena si susseguono a buon ritmo e quando la verità sembra a portata di mano, ecco un elemento che sposta gli equilibri e fa ripartire la giostra delle ipotesi finché un finale talmente a sorpresa da risultare eccessivo non manda tutti a casa. John Travolta e Samuel Jackson, i memorabili gangster di
Pulp Fiction,
sono un detective che ne ha viste troppe e un sergente di ferro stile
Full Metal Jacket,
ottimamente scelti dal regista per interpretare i due ruoli cardine del film. Se la cava bene anche Giovanni Ribisi nel ruolo di un soldato sopravvissuto alla strage mentre Connie Nielsen è un capitano troppo algido e affascinante per non risultare stereotipato. Eccessivi, secondo la stampa americana, anche il numero e la tipologia dei colpi di scena partoriti dalla fantasia dello sceneggiatore James Vanderbilt. Può darsi, ma
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è un film godibile, ben confezionato e persino
politically correct.
Serve altro?
(maurizio zoja)