Wittgenstein

Su uno sfondo nero, il piccolo Ludwig Wittgenstein racconta la propria storia e la propria filosofia. Lo contraddice un alieno verde, e lo accompagnano il suo allievo-amante Johnny Barnes, Bertrand Russell e John Maynard Keynes. Grande humour, sopraffina intelligenza, momenti di grande intensità emotiva e intellettuale. Girato completamente in studio per la tv inglese in 12 giorni, uno dei rari incontri felici tra cinema e filosofia, o meglio tra un film e un filosofo. Con ironia costante e arditezze mutuate dal teatro (e che il cinema non si permette più), Jarman costruisce un bellissimo anti-biopic. Pieno di trovate di messinscena, assolutamente non banale nella rappresentazione cinematografica di un pensiero, continuamente auto-smascherantesi come finzione, il film mostra una bizzarra consonanza con le teorie del secondo Wittgenstein, quello che ormai pensava al linguaggio come una «scatola di attrezzi» o come una «forma di vita». Due definizioni che in fondo valgono anche per il cinema. (emiliano morreale)

Burn after reading – A prova di spia

Un agente della Cia, dopo essere stato licenziato, decide di scrivere un libro di memorie, raccontando della propria vita e del suo lavoro. Per una serie di circostanze, i suoi appunti vengono per sbaglio copiati su un disco per computer, che finisce casualmente in possesso di Chad e Linda, impiegati di una palestra. Convinti di avere tra le mani dei veri segreti di stato, i due decidono di rivendere il disco al miglior offerente, innescando così una serie di eventi imprevedibili e di irresistibile comicità.

Le cronache di Narnia – Il Leone, la Strega e l’Armadio

Londra. Seconda Guerra Mondiale. La famiglia Pevensie è costretta a separarsi a causa dei continui bombardamenti nazisti. I quattro figli, Peter, Susan, Edmund e la piccola Lucy sono mandati dalla madre fuori città, ospiti nella grande casa di campagna di un riservato professore. Arrivati a destinazione sono accolti da un’acida governante che li conduce alla loro nuova abitazione situata in cima a una collina. Qui, in un normale pomeriggio mentre tutti insieme stanno giocano a nascondino, la curiosa Lucy si avventura all’interno di un vecchio armadio scoprendo il passaggio per un mondo meraviglioso e fatato: il Regno di Narnia. La bambina si ritrova in una foresta innevata in cui fa la conoscenza di un fauno, il Signor Tumnus, che gli rivela il terribile stato in cui versa il Regno dopo l’ascesa al potere di Jadis, la Strega Bianca: un gelido e secolare inverno in cui tutte le creature sono soggette alla forza della maga, persino lui. Lucy, aiutata dal fauno, fa ritorno nel mondo reale e racconta la sua avventura ai fratelli che però non le credono, pensando siano solo le fantasie di una bambina. Un giorno anche Edmund entra nel Regno e, nella foresta innevata, incontra la Strega Bianca che, insospettita dall’intrusione di Lucy, lo convince malignamente a condurre da lei tutti i suoi fratelli tanto che il bambino, una volta tornato indietro, non racconta nulla aspettando il da farsi. Il tempo passa e un pomeriggio, mentre stanno giocando a cricket in giardino, Peter rompe il vetro di una finestra e per paura della sfuriata del professore si nasconde insieme ai fratelli nell’armadio fatato entrando d’incanto a Narnia. Recuperata qualche pelliccia appesa nell’armadio, i quattro si inoltrano nella foresta imbattendosi in un castoro parlante che li prega di seguirlo nella sua tana: deve assolutamente dir loro qualcosa di importante ma la foresta non è un luogo sicuro, anche gli alberi infatti complottano con la Strega. Giunti al sicuro, il castoro rivela l’antica profezia secondo cui i bambini stessi sarebbero destinati, spinti dalla forza di Aslan (un maestoso leone), a guidare le forze del bene e sconfiggere le armate guidate dalla perfida Strega Bianca. Si troveranno così coinvolti in un’impresa grandiosa ma dagli esiti incerti, in cui magia, coraggio e amore si intrecceranno per raccontare una storia fantastica.
Arriva per la prima volta sul grande schermo il romanzo che, prima del fortunato Harry Potter, primeggiava tra i record di pubblicazioni e vendite nel mondo, Le Cronache di Narnia dell’irlandese C.S. Lewis. Il film è tratto dall’omonimo primo libro della serie e, per la sua realizzazione, la Disney e la Walden hanno voluto il neozelandese Andrew Adamson, già regista di due lungometraggi animati premiati con l’Oscar: Shrek e Shrek 2.
Questa è la sua prima pellicola non realizzata interamente al computer, in un certo senso un esordio per il regista che è riuscito nell’impresa risultando dinamico e preciso anche nella realizzazione di un live action. Le attese erano molte, da quelle del figliastro di Lewis, che per molto tempo ha lottato per realizzare questo progetto, a quelle di milioni di appassionati di fantasy, bambini e non. Gli sforzi nella realizzazione hanno eguagliato la forza delle attese (pare che Adamson abbia fatto leggere il libro di Lewis a tutta la troupe prima dell’inizio delle riprese) portando sullo schermo una storia maestosa in cui i valori di fratellanza, insieme al fascino delle immagini, riescono con efficacia a coinvolgere lo spettatore. Una pellicola che non delude gli appassionati della serie mantenendo lo spirito e l’intreccio narrativo del romanzo. Adamson fa però un uso pesante delle ricostruzioni in studio e degli effetti digitali, a volte risultando eccessivo e ottenendo effetti opposti a quelli auspicati. Così com’è travolgente l’impeto della battaglia finale in cui sono stati moltiplicati in digitale oltre diciottomila guerrieri (60 creature diverse in tutto il film tra cui fauni, minotauri, centauri, satiri, nani, giganti e migliaia di armi ed equipaggiamenti), dall’altra parte deludono certe mancanze, quasi banali ma fondamentali, come la carenza di vapore acqueo nei respiri dei bambini nella foresta innevata o nel castello ghiacciato della Regina (anche questi realizzati in post-produzione) e l’innaturale seppur futuristica testa animatronica usata per dar vita al minotauro Otmin. Il lavoro realizzato da Adamson e dalla WETA, società di effetti visivi e grafici che ha lavorato anche per un capolavoro come Il Signore degli Anelli di Peter Jackson, è senza dubbio all’avanguardia ma, a volte, tutto questo posticcio rischia di far rimpiangere i tempi de La storia infinita di Wolfgang Petersen. (mario vanni degli onesti)

Young Adam

Un cigno si muove sull’acqua gelida del canale Clyde. Ma ecco riaffiorare un corpo di donna. Lo trovano due chiattaioli. Ma chi è la donna? Chi l’ha uccisa? Se qualcuno l’ha uccisa… Nella Glasgow degli anni Cinquanta, il giovane fascinoso Joe da un paio di mesi lavora sulla chiatta di Leslie e di sua moglie Ella, donna spigolosa e acida. I tre vivono insieme con il bambino della coppia e trasportano carbone tra Glasgow ed Edimburgo. Joe diventa l’amante di Ella. E mentre i due consumano frettolosi (e scomodissimi) rapporti sessuali, mentre lei si addolcisce, mentre Les scopre tutto e se ne va, riemerge anche il passato di Joe. Che fatalmente conosceva la vittima, che si scopre essere irresistibilmente e anche perversamente attratto dall’altro sesso. E che dietro il suo enigmatico sorriso, i suoi silenzi, la sua apparente apatia, la sua indifferenza e il suo distacco…

Young Adam
è un noir del giovane regista inglese David Mackenzie, al suo secondo lungometraggio, tratto fedelmente (tranne per la scena del salvataggio del figlio di Ella) dall’omonimo romanzo di Alexander Trocchi, uno scrittore scozzese, tra i maggiori rappresentanti della beat generation degli anni Cinquanta. Un maledetto del suo tempo. E il suo romanzo passa per essere la versione scozzese de
Lo straniero
di Camus. Qui c’è la storia di un anti-eroe, scrittore fallito, un giovane che va avanti senza passioni, senza valori, senza emozioni, e apparentemente senza interesse alcuno se non il sesso, ora violento, ora perverso, più arrabbiato che innamorato, ma molto frequente (il film è vietato ai minori di 18 anni). Molto forte la scena di sesso (zeppa di citazioni) tra Joe e Cathy, l’ex ritrovata poi nel canale, con contorno di ketch-up, maionese e crema pasticcera. Una vita, quella del protagonista, anaffettiva sottolineata dai colori grigi del film, dai dialoghi scarni e distaccati, ma soprattutto da un bravissimo Ewan McGregor
(Trainspotting, Guerre stellari, Moulin Rouge!),
sigaretta sempre in bocca, andamento lento, sistenza annoiata, tranquillamente e inesorabilmente in fuga. Brava nella sua sgradevolezza di tratto e di carattere anche Tilda Swinton, nel ruolo della moglie e dell’amante, donna rassegnata, che riscopre solo per poco il sorriso, il vestito buono, il parrucchiere, il rossetto. Simpatico invece il personaggio di Les (Peter Mullan), l’unico che sembra vivere, l’unico che ha il coraggio di prendere una decisione… Ben utilizzato il flash back dal regista, che nega una soluzione o una presa di coscienza. Che fa del protagonista un uomo non innocente ma non completamente colpevole (perché in fondo è affascinante). E dipinge un mondo di atmosfere cupe, di carbone, facce sporche, nebbie e acque stagnanti come Joe. Sembra dire che la vita è questa, che il male è figlio anche dell’indifferenza, della pigrizia, dell’amoralità, della non-responsabilità… Fastidioso, morboso, interessante, intrigante.
(d.c.i.)

Broken Flowers

Single convinto appena scaricato dalla sua ultima ragazza, Don (Bill Murray) riceve una misteriosa lettera rosa. Il mittente, anonimo, è una sua ex. La donna gli rivela l’esistenza di un figlio di 19 anni, da poco partito alla ricerca del padre mai conosciuto. Spinto dal suo vicino di casa, Don parte per un viaggio attraverso il Paese, intrapreso allo scopo di incontrare quattro sue ex-fiamme (Frances Conroy, Jessica Lange, Sharon Stone e Tilda Swinton), ognuna delle quali potrebbe essere la madre del figlio mai conosciuto.
Già interprete di un riuscito episodio dell’altrimenti deludente Coffee & Cigarettes, Bill Murray torna a lavorare con Jim Jarmusch nel nuovo film del regista statunitense, Gran Premio della Giuria all’ultimo Festival di Cannes. Il protagonista di Lost In Translation , qui più intenso e stralunato che mai, regge da solo l’intera pellicola in una sorta di one man show nel quale entrano ed escono i divertenti personaggi di contorno, alcuni dei quali interpretati da comprimari di lusso come Jessica Lange e Sharon Stone. Jarmusch racconta la solitudine di un uomo cinico e tenero, cui Murray conferisce espressioni efficacissime. Quel che manca è una sceneggiatura convincente: a volte si ha la sensazione che Jarmusch abbia preferito affidarsi a un ottimo attore e al proprio indubbio mestiere, rinunciando a raccontare una storia, evocando più che narrando. Dedicato a Jean Eustache, regista francese morto suicida nel 1981 la cui foto campeggia tuttora sul tavolo da lavoro di Jarmusch. Gran Premio della Giuria e nomination alla Palma d’Oro a Cannes. (maurizio zoja)

Edoardo II

Un adattamento senza sconti (anche se gratuitamente violento) del testo teatrale di Christopher Marlowe, scritto nel 1592, sulla caduta del re britannico, dichiaratamente gay, che respinge la regina per un uomo. Nonostante l’ambientazione nel XIV secolo, alcuni personaggi vestono abiti contemporanei, e il film funziona piuttosto bene come condanna agli attacchi contro gli omosessuali del giorno d’oggi. Non per tutti i palati, ma mai banale. La Lennox, ex leader degli Eurythmics, compare in una scena in cui canta Ev’ry Time We Say Goodbye di Cole Porter.

Deep Water

Nel 1968 il Sunday Times annuncia la prima gara di vela in solitario, senza scali, intorno al mondo. Secondo le regole, chiunque tenti la circumnavigazione senza scalo verrà automaticamente iscritto. I premi sono due: il Golden Globe per il primo arrivato, e 5mila sterline per il viaggio più veloce. Ai concorrenti viene imposto di partire entro il 31 ottobre per evitare la furia piena di un inverno nei Mari antartici, i mari sotto al 40° Sud in cui i forti venti dell’Ovest si scontrano con le correnti gelide del polo Sud, creando temporali violentissimi e onde anomale enormi. Deep Waterè l’incredibile storia del viaggio fatale di Donald Crowhurst, navigatore dilettante che prese parte alla più grande sfida nautica mai lanciata, la prima gara di navigazione in solitario, senza scali, intorno al mondo.

The Beach

Un giovane americano in cerca di avventura decide di recarsi a Bangkok. Qui incontra una coppia di giovani francesi: insieme vanno alla scoperta di un’isola lontana e deserta… ma il paradiso non è sempre come ce lo si aspetta! Adattamento di un romanzo di Alex Garland, narrato (nella versione originale) dalla voce fuori campo del protagonista DiCaprio.

Il curioso caso di Benjamin Button

Questa è la storia di un uomo che nasce ottantenne e la cui età scorre al contrario: un uomo come tutti noi, incapace di fermare il tempo. Da New Orleans alla fine della Prima Guerra mondiale nel 1918, fino al XXI secolo, in un percorso insolito come può essere la vita di ognuno, il film è lo straordinario racconto di un uomo non così comune e delle persone e dei luoghi che scopre lungo il percorso, gli amori che trova e che perde, le gioie della vita e la tristezza della morte e quello che resta oltre il tempo.

Vanilla Sky

Vanilla Sky

mame cinema VANILLA SKY - STASERA IN TV TOM CRUISE TRA SOGNO E REALTÀ scena
Una scena del film

Scritot e diretto da Cameron CroweVanilla Sky (2001) ha come protagonista David Aames, interpretato da Tom Cruise. Il ragazzo è benestante e affascinante e ha una relazione sessuale con Julianne (Cameron Diaz). Una sera però, durante la festa per il proprio compleanno, David incontra Sofia Serrano (Penélope Cruz), una ragazza di cui si innamora all’istante. I due passano la notte a casa di lei, chiacchierando e conoscendosi meglio, e al mattino David trova Julianne ad aspettarlo in macchina sotto casa di Sofia. Julianne gli confessa di essere innamorata di lui e di non sopportare l’idea di non essere ricambiata, perciò si getta da un ponte insieme a lui.

David si risveglia tre settimane dopo dal coma, scoprendo di essere sfigurato e soffrendo per continue e terribili emicranie. Qualche tempo dopo incontra di nuovo Sofia e i due tentano di costruire un rapporto, ma l’uomo è ossessionato da vivide allucinazioni, nelle quali vede Julianne al posto di Sofia. E presto non riuscirà più a distinguere tra sogno e realtà.

Curiosità

  • Il film è un remake del film spagnolo Apri gli occhi (titolo originale: Abres los ojos) del 1997, scritto da Alejandro Amenábar e da Mateo Gil. L’attrice Penélope Cruz appare in entrambi i film interpretando lo stesso ruolo.
  • Nella scena della festa di compleanno appaiono in un cameo la campionessa olimpica di pattinaggio artistico su ghiaccio Tara Lipinski, il regista Steven Spielberg e l’attrice nonché ex moglie di Cruise Nicole Kidman.
  • Nel corso del film alcune scene citano, o ripropongono, famose foto, immagini, video o quadri. Per esempio:
  • la locandina e un’immagine del film Jules e Jim di François Truffaut, un’immagine da un concerto degli Who, la copertina del disco The River di Bruce Springsteen, il film Sabrina di Billy Wilder con Audrey Hepburn.
  • Nella colonna sonora del film c’è il brano originale Vanilla Sky di Paul McCartney, che ottiene una nomination all’Oscar 2002 come Miglior canzone, e il gruppo islandese dei Sigur Rós, di cui Cruise è fan.
  • Per il ruolo di Julianne, Cameron Diaz ha ricevuto quattro nomination come Migliore attrice non protagonista ai Saturn Award, ai Golden Globe, agli Screen Actors Guild Awards e ai Critics Choice Movie Awards.

Il ladro di orchidee

Charlie Kaufman (Nicolas Cage) è lo sceneggiatore di
Essere John Malkovich
e dopo il successo di questo film gli viene assegnato l’adattamento cinematografico del libro
Il ladro di orchidee
di Susan Orlean, che parla dell’ossessione-passione di un coltivatore di orchidee, John Laroche (Chris Cooper). A Kaufman il libro piace molto, anche perché riesce a darne una lettura molto più profonda sulla ricerca e la sperimentazione della passione. Nel frattempo suo fratello gemello Donald (Nicolas Cage) si infila in casa sua e decide di diventare anch’egli sceneggiatore. Mentre Charlie diventa insicuro nel lavoro e nella vita provata, ansioso e nervoso, incappando nel più classico dei blocchi dello scrittore, Donald invece appare deciso, simpatico, socievole, donnaiolo e in un batter d’occhio scrive un thriller che fa impazzire tutti. Il successo del fratello manda in crisi ancora di più Charlie che a un certo punto decide di inserire tutte le sue ansie di scrittore all’interno della sceneggiatura. Una sorta di doppio salto mortale e mentre le cose sembrano andare bene con la scrittura qualcosa si complica su un altro versante… Da un libro autobiografico di una giornalista che, dalla mania ossessiva di un uomo, capisce quanto sia importante coltivare le proprie passioni, un film delirante che si attorciglia su se stesso. Un gioco di specchi da fare girare la testa. Dopo il successo di
Essere John Malkovich,
già di per sé estremo come scrittura, Kaufman questa volta forse esagera, dando segnali inequivocabili di schizofrenia. Al solito Meryl Streep e Nicolas Cage: la prima brava come sempre, il secondo sdoppiato nei due ruoli opposti, che comunque contemplano le sue due uniche maschere drammaturgiche.
(andrea amato)