Hollywood Ending

Val Waxman è un regista al tramonto, anche se ha già vinto due Oscar. È nevrotico e sempre più insicuro da quando l’ex moglie lo ha lasciato. Non solo lo ha lasciato ma è fidanzata, anzi è prossima alle nozze bis, con un grande produttore di Hollywood. E proprio Ellie, l’ex moglie, gli propone un film su New York, rpodotto dall’attuale compagno, che sembra tagliato su misura per lui. Dovrebbe essere il film del rilancio. Dopo qualche incertezza il film si fa. Ma Val, alla vigilia del primo ciak, viene colpito da cecità psicosomatica. E comincia a girare il film senza vedere quello che fa. Gli daranno una mano il traduttore cinese del direttore della fotografia prima e poi l’ex moglie… Il solito Woody Allen, con le sue nevrosi, i suoi tic, la sua New York, i suoi dialoghi spumeggianti, il suo romanticismo che, anche questa volta, fa vincere il regista vecchio-stanco-bruttino rispetto al produttore ricco-giovane-bello. Si ride, tanto. Battute a raffica. E uno sguardo acuto, da parte di un regista che non ci vede, sul mondo del cinema, sulle dinamiche di Hollywood, su certe figure di produttori («Chiamate Benigni per un musical sulla Divina Commedia a Miami»), sulle attricette che ronzano attorno ai registi, sui critici cinematografici («I critici sono il livello più basso della cultura»)… Un mondo che Allen conosce bene. Che mette in discussione. Mettendo in discussione se stesso per primo. Facendo, alla fine, trionfare l’amore: «Tutti i mariti dovrebbero diventare ciechi almeno una volta…». (d.c.)