L’uomo di Alcatraz

Il film prende spunto da una storia vera, quella dell’ergastolano Robert Stroud. Un pluriomicida, dopo aver rischiato la pena capitale, viene condannato al carcere a vita. Durante la detenzione, l’uomo comincia a interessarsi all’ornitologia, allevando in cella uccelli di ogni specie. Otterrà il permesso di collaborare assieme a una giovane donna. Una grande interpretazione di Burt Lancaster dà lustro a una pellicola diretta con mano sicura ma senza troppi guizzi da John Frankenheimer.
(andrea tagliacozzo)

Mariti su misura

Mae è una donna di mezza età che a New York fa la sensale di matrimoni. Diventata amica di Kitty, una bella indossatrice, fa incontrare la ragazza con un timido e giovane radiologo, Matt. I due sembrano fatti l’uno per l’altra, ma Kitty, dopo aver scoperto la professione di Mae, crede di essere stata usata dalla donna per condurre in porto un nuovo affare. Inferiori ad altri lavori dello stesso Cukor, ma comunque non privo di personaggi e spunti interessanti.
(andrea tagliacozzo)

Papà gambalunga

Jervis, miliardario americano di New York, adotta in incognito Julie, una diciottenne orfana francese, che grazie al suo interessamento può frequentare una prestigiosa scuola del Massachusetts. La ragazza e il suo benefattore s’incontrano a una festa, durante la quale scoprono d’amarsi. Ottime le parti musicali. Un po’ meno le parentesi sentimentali. La stessa storia aveva già avuto tre diverse versioni cinematografiche (la più celebre delle quali, nel ’35, con il titolo
Riccioli d’oro
).
(andrea tagliacozzo)

Gli spostati

Nel deserto del Nevada, negli anni Sessanta, un vecchio cowboy cattura cavalli per una fabbrica di mangimi e vive una dolente storia d’amore con una donna che sta per divorziare. Da una sceneggiatura di Arthur Miller, il grande avventuriero cinico Huston trae un’elegia dell’avventura defunta, della decadenza e dell’eroismo nonostante tutto. Film di loser, di perdenti tanto perdenti da essere già cadaveri,
The Misfits
ha il suo punto debole proprio nei dialoghi di Miller, letterari e decadenti. Ma Huston è in gran vena, e fa un western moderno sommesso, lento e melodrammatico. I mustang nel deserto sono insieme epici e spettrali, il bianco e nero di Russell Metty abbagliante. Soprattutto, insuperabile il cast: per Clark Gable e Marilyn Monroe è l’ultima apparizione sullo schermo, Clift ha un’aria sofferente (si dice che proprio nel deserto del Nevada, luogo di esperimenti atomici, abbia contratto il male che qualche anno dopo lo ucciderà).
(emiliano morreale)

La finestra sul cortile

James Stewart è L.B. Jeffries, un fotoreporter costretto in casa con una gamba ingessata. Spia il vicinato con il teleobiettivo, tra una visita dell’infermiera e della sua bella fidanzata modella, Lisa. Scopre un assassinio nell’appartamento di fronte al suo, al di là del cortile… Uno dei film più perfetti di Hitchcock, uno di quelli per i quali la definizione di «mago del brivido» è assolutamente insensata. È intanto (a partire dal bellissimo titolo) un film sul cinema e sulla visione: una riflessione sull’impotenza e l’onnicomprensività dello sguardo, leggibile trasversalmente in termini di maschile e femminile (fondamentale la presenza di una divina Grace Kelly che fa la sua comparsa nella penombra, al ralenty). Ma è anche un film nel quale il cattolicesimo del regista si fa meno misantropico (
Gli uccelli
), masochista (
Il ladro
) o dilemmatico (
Io confesso
). Qui il «giallo» è la metafora migliore per dire che ogni esistenza è degna di essere narrata; e qui Hitchcock è davvero vicinissimo a Simenon. Si guardi la scena della donna cui muore il cane: è una sequenza secondaria, sarcastica ma con un fondo di celatissima pietà, rara in Hitch. Anche se ironicamente, potrebbe contenere addirittura la morale del film.
(emiliano morreale)

Lo sceriffo in gonnella

La giovane vedova Lou Rogers, trasferitasi in un paesino dell’Arizona, conquista la fiducia dei suoi nuovi concittadini affrontando e uccidendo un rapinatore. Nominata sceriffo, la donna deve vedersela con l’ex tutore della legge che, alla testa di una banda di delinquenti, mette a soqquadro il paese. Commediola western senza tante pretese che si regge unicamente sulla simpatia di Debbie Reynolds.
(andrea tagliacozzo)

Il mio amore per Samantha

Inviato a Parigi dal direttore del giornale per il quale lavora, Steve durante il viaggio conosce Samantha, disegnatrice di moda dall’aspetto poco appariscente. A contatto con lo spumeggiante ambiente parigino, la ragazza si trasforma e diventa praticamente un’altra persona, tanto che il giornalista, non riconoscendola, finisce per innamorarsene. La coppia Newman-Woodward funziona meglio con il registro drammatico (tipo
La lunga estate calda
). Questo film, infatti, rimane tra le cose più convenzionali mai realizzate dai due.
(andrea tagliacozzo)

Titanic

Nel 1912, sullo sfondo della tragedia del Titanic, si compie un dramma familiare: una coppia, dal rapporto completamente deteriorato e ormai in procinto di sciogliersi, si contende i figli. Quando la donna rivela che uno di loro è nato da una relazione adulterina, il marito entra in crisi. Un buon cast, in cui spicca un convincente Clifton Webb.
(andrea tagliacozzo)