Prima o poi mi sposo

Mary è un’organizzatrice di matrimoni. La sua carriera dipende dall’acquisizione del contratto di Fran Donolly, rampolla di una ricchissima famiglia di San Francisco. Per sua sfortuna, Mary si innamora proprio di Steve, il promesso sposo di Fran. Sulla carta il film non è tra i più detestabili. La riattualizzazione della commedia sofisticata hollywoodiana non è in sé un crimine gravissimo: i problemi sorgono quando il regista di turno, evidentemente ignaro del fatto che il pubblico di questo tipo di pellicole conosce a menadito tutte le possibili varianti di sceneggiatura, invece di lavorare di ritmo e sintesi – sforbiciando i dialoghi e lasciando in piedi solo le battute più spiritose e fulminanti – illanguidisce il tutto, spargendo melassa a piene mani (dimenticandosi che questa è già compresa nel prezzo) e permettendo così l’affiorare del déjà vù. Ma quest’aria di «familiarità», invece di procurare piacere, finisce per annoiare e – inevitabilmente – per farti sentire pure un po’ cretino. Peccato, perché Jennifer Lopez è sempre brava come ai tempi di
Blood & Wine
, quando si faceva smanacciare i magnifici glutei da Jack Nicholson. Per quanto spiritosa e malinconica, la prode Jennifer non riesce comunque a reggere sulle proprie spalle le sorti di un film che sconta caratterizzazioni razziste (il pessimo Justin Chambers), il sempre inetto McConaughey e tutti i luoghi comuni del caso. L’unica ideuzza giunge nel finale, ma a quel punto la bandiera bianca sventola già da un pezzo.
(giona a. nazzaro)