4bia

4BIA è un horror composto da 4 storie dirette dai quattro registi di maggior talento della Thailandia. Nel primo episodio, Happiness, la solitudine può davvero portare una persona a commettere azioni stupide. La protagonista è una donna disoccupata, dal cuore spezzato ed in cerca di compagnia. Così quando riceve un sms anonimo da un possibile corteggiatore non ci pensa due volte, perché in fondo la vita non può andare peggio di così. Incontrerà però qualcosa che la farà pentire per il resto della sua esistenza…

In the Middle é il secondo episodio: quattro amici vanno in campeggio nel mezzo della giungla per condividere storie di fantasmi lungo la strada. Più tardi nella notte si trovano a discutere su chi deve dormire al centro nella tenda, preoccupati che un fantasma possa tormentare il malcapitato. Uno dei ragazzi stupidamente giura: “Se io muoio, tornerò a perseguitare chi dorme nel mezzo per primo”. Il ragazzo annega 20 ore più tardi. La notte prima del loro viaggio di ritorno, i tre restanti hanno difficoltà ad addormentarsi e nessuno di loro osa dormire al centro della tenda. Prima dell’arrivo dell’alba sono perciò sorpresi da un suono di passi che va verso di loro!

Che tipo di cose orribili possono accadere ad un gruppo di giovani che si imbattono in un manoscritto maledetto? E’ quello che succede ai protagonisti del terzo episodio: Tit for Tat. Una banda di adolescenti avventati si mette nei guai con conseguente espulsione dalla scuola. Quando capiscono che quelle carte sono maledette, è ormai …troppo tardi!

Nel quarto ed ultimo episodio, Last Fright, Pim è un assistente di volo assegnato a volare da solo su un volo charter con la Principessa di Wanistahl. Ciò che doveva essere un volo ordinario si trasforma in qualcosa di più turbolento quando la principessa muore a causa di una reazione allergica a qualcosa che ha mangiato. La casa reale Wanistahl chiede che il suo corpo venga immediatamente rispedito per la cremazione reale. La compagnia aerea rimette così Pim in servizio su quello che è noto nel settore come un volo rapido. Pim non si rende di aver firmato la sua morte quando qualcuno decide di vendicarsi mettendo una maledizione su ciò che appare come un semplice pezzo di carta. Con il tempo realizza di dover sopportare il volo solo con il cadavere della principessa. Ma è davvero solo?

Ong Bak – Nato per combattere

Nel villaggio thailandese di Nong Pra-du la vita è fatta di cose semplici e la religiosità è un aspetto fondamentale dell’esistenza. Ecco perché quando la testa del buddha locale (è il buddha Ong Bak che dà il titolo al film) viene spiccata dal resto della statua e sottratta nottetempo, i contadini precipitano nella disperazione più cupa. Ma anche il più povero e sperduto villaggio asiatico ha il suo monaco e anche il più povero dei monaci nel più sperduto dei villaggi ha il suo allievo nelle arti marziali, pronto a combattere in difesa dei valori che contano. L’eroe di Nong Pra-du si chiama Ting (Tony Jaa) ed è ormai un campione di Muay Thai, un antico stile di combattimento che utilizza «le nove armi del corpo». Naturalmente, Ting è pronto a offrirsi volontario per andare a recuperare la testa del buddha, prezioso amuleto comunitario, sottratto dal traditore Don, uno che è andato in città e si è lasciato corrompere. Riuscirà il prode Ting, aiutato da George (Petchthai Wongkamlao) e dalla sua amica Muay Lek (Pumwaree Yodkamol, star della tv thailandese), a recuperare la preziosa testa del buddha?
Non c’è bisogno di chiederselo. Innanzitutto perché già dopo i primi cinque minuti di film si è capito che i personaggi non brillano per spessore interpretativo e poi perché dopo i primi quindici minuti si smette semplicemente di seguire la storia, che non sta in piedi neanche con le impalcature. Ma i combattimenti, quelli sì. Puro spettacolo. I combattimenti da soli elevano il film al livello di un Matrix asiatico, senza effetti speciali ma con un protagonista all’altezza della situazione. Tony Jaa, nel ruolo di Ting, è un atleta davvero notevole, che ha studiato da stuntman e curato in prima persona tutte le coreografie dei combattimenti senza richiedere controfigure per le scene più pericolose. Sul sito web del film è gia esplosa la polemica per stabilire se Jaa meriti o no l’appellativo di nuovo Bruce Lee. Forse è un po’ presto per decidere. Anche perché a giocare contro il campione c’è la scelta di avversari a dir poco improbabili, a tratti persino comici, che pur di sopraffare l’onesto Ting non esitano a gettargli addosso tavoli e sedie e a doparsi con ben cinque dosi di quella che pare la pozione di un Panoramix impazzito. Quanto agli altri protagonisti, dire che sono poco credibili è un eufemismo che li colloca in sintonia con tutto il resto della produzione del film. Poco credibili sono anche la sceneggiatura, i dialoghi, il montaggio… Consigliato solo agli amanti delle arti marziali e ai fanatici dei film in stile Mortal Kombat.