The Hunting Party – I cacciatori

Il reporter televisivo Simon Hunt e l’operatore Duck hanno lavorato insieme nelle zone di guerra più calde del mondo, dalla Bosnia all’Iraq, dalla Somalia a El Salvador. Ma un giorno terribile, in un villaggio bosniaco, tutto cambia. Durante una trasmissione in diretta su un canale nazionale, Simon ha un crollo. Da quel momento in poi, Duck continua a fare carriera mentre Simon scompare. Cinque anni dopo, Duck torna a Sarajevo – accompagnato da Benjamin, producer alle prime armi – per seguire il quinto anniversario della fine della guerra, quando Simon gli riappare davanti, come un fantasma del passato, con la promessa di un’esclusiva mondiale. Convince Duck di essere a conoscenza del nascondiglio della ‘Volpe’ il criminale di guerra più ricercato della Bosnia.

Four Brothers

Quattro fratelli, due bianchi e due neri. Sono stati adottati e allevati dalla signora Evelyn Mercer e cresciuti frequentando la scuola della strada nella violenta periferia di Detroit. Ora i quattro, che forse mai si sono considerati una «vera» famiglia, sono cresciuti e ognuno ha preso la sua strada.
Il più giovane, Jack (Garret Hedlund), è diventato un cantante rock; il maggiore, Bobby (Mark Whalberg), è un balordo; Angel (Tyrese Gibson) ha appena trovato un po’ di stabilità: un modesto lavoro e una donna che ama; Jeremiah (André Benjamin), infine, piccolo imprenditore, vive una tranquilla vita da buon borghese.

Ma un tragico evento provoca la riunione della famiglia: la morte della madre adottiva, uccisa a sangue freddo durante una rapina in un negozio di alimentari; apparentemente è un omicidio frutto del caso. Le indagini dei quattro fratelli in cerca di vendetta sveleranno però una realtà ben più complessa…

Uno dei film più convincenti di John Singleton.
Four Brothers
amalgama ottimamente le caratteristiche più classiche del cinema di questo regista: atmosfere urbane
(Boyz N The Hood, Shaft)
e una certa estetica tamarra che sembra direttamente derivata dal mondo dei video musicali hip-hop, qui necessariamente meno spinta che nel precedente
2Fast2Furious.
Machismo, automobili costose, belle ragazze ispaniche e gangster afroamericani impellicciati e ingioiellati. Niente di nuovo sotto il sole, verrà da dire a chiunque conosca le altre pellicole girate da Singleton, che a 23 anni, ai tempi delle sue prime opere, era stato presentato come il nuovo Spike Lee (niente di più falso e fuorviante).

Ma i motivi di interesse non mancano; perché la storia è ben congegnata, e il regista riesce a mantenere sempre la tensione piuttosto alta. I personaggi, pur se in certi tratti poco credibili e molto stereotipati, sono ben delineati e funzionali alla narrazione, nonché decentemente interpretati, nonostante il cast che sinceramente ispira poca fiducia. Non male anche la prova di Andrè
Dre 3000
Benjamin, che se la cava dimostrando di non essere un artista di spessore solo in campo musicale (con il rapper Big Boi forma il celeberrimo gruppo degli Outkast).
Four Brothers non sarà un capolavoro, ma certamente cattura una serie di

estetici che caratterizzano l’America dell’ultimo decennio. Un bene o un male? Al pubblico la risposta.
(michele serra)

Fighting

Shawn MacArthur (Channing Tatum) viene da una piccola città, ma sa bene quanto sia dura sopravvivere ogni giorno a New York. Così, quando si imbatte in un ex lottatore di street fighting (Terrence Howard), che gli offre l’opportunità di diventare qualcuno nel brutale mondo della lotta mani nude, Shawn decide che vale la pena combattere e si impegna per vincere, lasciando tutto il resto indietro. Ogni pugno lo porta più vicino alla vita che ha sempre desiderato…ma rimarrà invischiato in una rete pericolosa da cui diventerà sempre più difficile liberarsi.

Idlewild

Musical disastroso interpretato dal duo hip-hop OutKast e ambientato nella Georgia del proibizionismo. Patton è un abile intrattenitore proprietario di un nightclub; Benjamin è il figlio represso di un imprenditore di pompe funebri, che lavora di notte come pianista e autore di canzoni. Le consapevoli e intriganti inquadrature del regista-scrittore Barber non riescono a salvare questa tortuosa vicenda dai dialoghi pesanti e farciti di cliché. Gli interventi musicali variamente sparsi falliscono nel tentativo di unire lo swing degli anni Trenta all’hip-hop. Il momento più alto del film, una canzone di Benjamin interpretata durante una cerimonia di imbalsamazione, è da vedere… per crederci. Super 35.

Get Rich Or Die Tryin’

Storia ispirata alla vita di Curtis
50 Cent
Jackson, rapper di successo lanciato da Eminem. Marcus Greer nasce a New York e vive con la madre Katrina, affascinante donna coinvolta nello spaccio di cocaina: non conosce il padre e nè la madre nè la nonna, cui molto spesso viene affidato, si lasciano mai sfuggire nulla a riguardo. Una sera Katrina viene uccisa e la sua casa data alle fiamme. Marcus ha solo dodici anni e si trasferisce dalla nonna. La vita non è più la stessa. Mentre prima poteva avere tutto quello che desiderava, ora tutto è una vera lotta: senza soldi e senza l’ala protettiva della madre, il bambino cresce in fretta dedicandosi allo smercio di droga e con tutte le intenzioni di diventare un vero gangster. Ci riesce. Ma il prezzo da pagare è altissimo: colpito da nove proiettili rischierà la vita e le possibilità di avere una famiglia con l’amata Charlene. Ma tra le passioni di Marcus non ci sono solo i soldi (e Charlene) ma anche l’hip hop, cui si dedica sin da piccolo: saranno la musica e l’aiuto di Bama, un amico conosciuto in prigione che diventerà suo manager, a fargli imboccare la strada giusta aprendogli la via del successo.

Hustle & Flow

Solido dramma su un insignificante protettore di Memphis, che, frustrato da una vita ormai senza via d’uscita, insegue l’impossibile sogno di diventare una star del rap. Nonostante squallidi dialoghi e ambientazioni, il film a volte è sorprendentemente vecchio stile (addirittura sentimentale). Il regista Brewer, al debutto, si affida alla sua sceneggiatura e ad attori di talento senza ricorrere a ostentate tecniche di montaggio. La presenza scenica di Howard domina dal monologo iniziale fino all’ultima sequenza. Oscar per la miglior canzone: It’ Hard Out Here For a Pimp.

Best Laid Plans

Un ragazzo e la sua fidanzata vengono presi in una rete di ricatti e tradimenti, dopo il ritorno in città di un loro vecchio amico. Un noir involuto: vorrebbe essere I soliti sospetti della “generazione X”, ma l’eccesso di colpi di scena (veri o presunti) non paga. Ottimo comunque il cast: soprattutto Nivola, nel suo primo ruolo da protagonista, se la cava molto bene.

Crash – Contatto fisico

Diverse storie si intrecciano, sullo sfondo la città di Los Angeles, con i suoi eccessi e le sue contraddizioni. Jean (Sandra Bullock) subisce una rapina mentre si trova in compagnia del marito Graham (Don Cheadle), procuratore federale. Autori del misfatto sono due giovani neri. Intanto, l’agente Ryan (Matt Dillon), sadico e razzista, umilia una coppia di afroamericani benestanti di mezza età, «pescati» in atteggiamenti equivoci a bordo del loro fuoristrada. Altri personaggi appaiono sulla scena: un fabbro latinoamericano, una coppia di coreani, un negoziante iraniano…
Nell’arco di trentasei ore, le loro vite sono destinate a scontrarsi.

Paul Haggis è uno degli sceneggiatori attualmente più richiesti sul mercato americano, già autore dello script di

Million Dollar Baby,
forse l’ultimo vero capolavoro del cinema hollywoodiano di stampo classico. La notorietà raggiunta grazie alla collaborazione con Clint Eastwood gli ha dato la possibilità di realizzare questo progetto, in cui si cala nel ruolo di regista senza imbarazzi e con ottimi risultati.

Crash – Contatto fisico
è infatti una pellicola solida, che si regge, e non poteva essere altrimenti, sulla forza del soggetto e della sceneggiatura, ma anche sull’abilità degli attori protagonisti, che si dice abbiano accettato compensi irrisori pur di fare questo film. Nel gruppo spicca senza alcun dubbio Matt Dillon, che interpreta in modo molto convincente l’agente Ryan,
character
negativo ma anche estremamente sfaccettato e complesso, che dapprima è carnefice, per diventare poi vittima ed infine quasi eroe positivo.

Si arriva dunque a parlare di un altro dei punti di forza di
Crash,
la caratterizzazione dei personaggi: questi ultimi infatti, pur rappresentando nella maggior parte dei casi veri e propri
exempla
del loro gruppo etnico e sociale, non sono mai troppo semplici e schiacciati sullo stereotipo, ma vivi e credibili, fatti in ugual misura di pregi e difetti, e visti con uno sguardo che evita giudizi morali o di valore. Anzi, il gioco di Haggis sta proprio nel ribaltare continuamente i ruoli, giocando con le aspettative dell’
audience.

Altro pregio del film è che non si avverte il peso dell’artificiosità intrinseca dell’intreccio. Infatti un gran numero di vicende si intersecano andando a formare un affresco unitario, ma senza forzature eccessive: il patto di «sospensione dell’incredulità» stipulato tra regista e spettatore non risulta mai troppo oneroso per quest’ultimo.

Crash
dimostra come si possa fare cinema mainstream senza rinunciare alla qualità. Peccato solo per alcune piccole cadute di tono, soprattutto il finale con nevicata (va bene il classico hollywodiano, ma questo è troppo!) e per la pessima scelta della canzone di chiusura del film,
Maybe Tomorrow
degli

Stereophonics:
con tutto il rispetto, forse si poteva fare una scelta un po’ più originale e soprattutto più azzeccata. Invece rimane più di un sospetto che si tratti di una marchetta.
(michele serra)

Iron Man

Tony Stark è un industriale miliardario e geniale inventore. Come direttore generale delle Industrie Stark, prime fornitrici di armi del governo americano, Tony ha raggiunto lo status di celebrità proteggendo gli interessi americani in tutto il mondo per decenni. Lo spensierato stile di vita di Tony cambia completamente quando, in seguito ad un test sulle armi che lui supervisiona, il suo convoglio viene attaccato e lui cade prigioniero di un gruppo di rivoltosi. Ferito da una letale granata che lo colpisce vicino al cuore già un po’ malandato, Tony riceve l’ordine di costruire una potente arma distruttrice per Raza, il misterioso leader dei ribelli. Ignorando le richieste dei suoi rapitori, Tony usa il suo intelletto e la sua ingegnosità per costruire un’armatura che lo tiene in vita e che gli permette di scappare dalla prigionia. Dopo il suo ritorno in America, Tony deve fare i conti con il suo passato e giura di portare le Industrie Stark in una nuova direzione.