L’inferno sommerso

Il capitano Mike Turner raggiunge il relitto semiaffondato e capovolto del Poseidon, una nave da crociera naufragata per oscuri motivi la notte di capodanno. All’interno dello scafo, Turner trova alcuni superstiti miracolosamente scampati al naufragio. Il regista Irwin Allen ripete la formula che ha decretato la fortuna di alcuni suoi film precedenti come L’inferno di cristallo e Swarm : un cast ricco di stelle unito ad eventi catastrofici. Il risultato, però, è decisamente mediocre. (andrea tagliacozzo)

L’oro di MacKenna

Lo sceriffo MacKenna viene a sapere da un vecchio saggio indiano dell’esistenza di una montagna fatta tutta d’oro. Al diffondersi della notizia, schiere di avventurieri cercano di impossessarsi del tesoro. Primo fra tutti, un terribile e spietato bandito messicano. Il film, originariamente girato in Cinerama, ha un ottimo cast, un buon impianto spettacolare e un’azzeccata colonna sonora composta da Quincy Jones. Troppo poco, comunque, per riscattare una sceneggiatura che sfiora più volte il ridicolo.
(andrea tagliacozzo)

Quella sporca dozzina

Durante la seconda guerra mondiale, alla vigilia dello sbarco in Normandia, un ufficiale americano riceve l’incarico di distruggere una base nazista in Francia. Gli uomini per la rischiosa impresa vengono reclutati tra la feccia di un carcere militare: ai dodici prescelti viene promessa la libertà a missione compiuta. Un entusiasmante film bellico, spettacolare e ricco d’azione, diretto da Robert Aldrich con stile secco ed efficace. Ottimo il cast. Del film verranno realizzati tre sequel, nessuno dei quali minimamente all’altezza dell’originale. (andrea tagliacozzo)

Agente 007 al servizio segreto di Sua Maestà

Un miliardario offre a James Bond la mano della figlia. L’agente 007, pur essendo attratto dalla ragazza, è occupato a dare la caccia al fantomatico capo della Spectre, Blofeld, che servendosi di un’arma batteriologica vorrebbe dominare il mondo. Tentativo poco riuscito di sostituire Sean Connery, ormai stanco del personaggio, con l’australiano George Lazenby, privo del carisma del predecessore. Ma il film, dopo una prima parte un po’ lenta e fiacca, almeno sul piano spettacolare funziona.
(andrea tagliacozzo)

L’uomo di Alcatraz

Il film prende spunto da una storia vera, quella dell’ergastolano Robert Stroud. Un pluriomicida, dopo aver rischiato la pena capitale, viene condannato al carcere a vita. Durante la detenzione, l’uomo comincia a interessarsi all’ornitologia, allevando in cella uccelli di ogni specie. Otterrà il permesso di collaborare assieme a una giovane donna. Una grande interpretazione di Burt Lancaster dà lustro a una pellicola diretta con mano sicura ma senza troppi guizzi da John Frankenheimer.
(andrea tagliacozzo)

La più grande storia mai raccontata

Una versione della vita di Gesù realizzata con toni particolarmente spettacolari, senza badare a spese, con un gruppo d’attori di primissimo piano. Il regista George Stevens – che nel 1956 aveva infatti vinto l’Oscar per miglior regia con
Il gigante
– sembra avere la mano particolarmente pesante, incapace di dare una forma decente e il necessario spessore a una vicenda arcinota.
(andrea tagliacozzo)

Lisa e il diavolo

Un turista (Sommer) si perde in una città europea imprecisata e si ritrova in una villa inquietante piena di cadaveri in decomposizione, manichini di cera, una donna cieca e un uomo che crede di essere la reincarnazione della moglie morta. Oh, certo, c’è pure un maggiordomo malvagio che succhia leccalecca (Savalas), che si scopre essere nientemeno che Satana. Horror psicologico davvero bizzarro e surreale, pieno di immagini allucinatorie. Rimontato nel 1975 come La casa dell’esorcismo, con materiale sanguinolento aggiuntivo e scene scollegate, con Robert Alda nei panni di un prete.

Gangster tuttofare

Herbie, simpatico lestofante americano, prepara un piano per svaligiare in Inghilterra il castello di Great Friars. Una volta ottenuti i necessari finanziamenti dal boss Nick Marco, Herbie si fa assumere sotto mentite spoglie dai proprietari del maniero che intendono perfezionare i loro sistemi d’allarme. Un giallorosa senza infamia e senza lode. Le trovate non sono di primo pelo, ma il risultato è tutto sommato gradevole.
(andrea tagliacozzo)

Assassination Bureau

A Londra, verso i primi del Novecento, prospera l’Assassination Bureau, un’efficiente società di sicari. Sonia Winter, intraprendente giornalista, ha la brillante idea di commissionare al giovane Ivan Dragomiloff, capo dell’organizzazione, l’uccisione di se stesso. Giallorosa spigliato e divertente, con un insolito e simpatico Oliver Reed. Gli tiene degnamente testa la bella Diana Rigg, che aveva raggiunto la popolarità grazie alla fortuna serie televisiva
Agente speciale
.
(andrea tagliacozzo)

Il promontorio della paura

Appena uscito di prigione, un delinquente con tendenze psicopatiche vuole vendicarsi dell’avvocato che l’ha fatto condannare. L’ex detenuto minaccia apertamente il legale, promettendo di violentargli la moglie e la figlia adolescente. Un buon thriller, con un memorabile Robert Mitchum nel ruolo del criminale. Il film, sia nelle atmosfere che nel personaggio del villain, deve molto a
La morte corre sul fiume
, girato nel 1955 da Charles Laughton e interpretato dallo stesso Mitchum (in un ruolo quasi identico). Nel ’91, Martin Scorsese ne realizzerà uno splendido rifacimento (stilisticamente superiore a questo di Thompson) utilizzando, in parti di contorno, alcuni protagonisti dell’originale.
(andrea tagliacozzo)

I guerrieri

Approfittando di una licenza ottenuta in piena invasione della Normandia, quattro soldati americani si spingono nel territorio occupato dalle truppe naziste per rubare un’enorme quantità d’oro in procinto di partire per la Germania. Un divertente film d’azione con un ironico Clint Eastwood a cui nuoce solo l’eccessiva durata. Curioso ma poco credibile il personaggio interpretato da Donald Sutherland: quasi un hippie catapultato negli anni Quaranta.
(andrea tagliacozzo)

I familiari delle vittime non saranno avvertiti

Deciso a vendicare la morte del padre, Antonio riesce con uno stratagemma a entrare nella cosca mafiosa di don Vincenzo, mandante dell’assassinio, e a stringere amicizia con Monica, sua nipote. Tentativo poco riuscito di fare il verso al cinema americano. Antonio Sabato aveva già lavorato con Alberto De Martino l’anno prima nel poliziesco
L’uomo dagli occhi di ghiaccio.
(andrea tagliacozzo)