Il padrino – Parte III

L’ultimo episodio della saga dedicata alla famiglia mafiosa di Vito Corleone, di Francis Ford Coppola. Il padrino Mike (Al Pacino) in preda al rimorso lascia il comando al nipote (Andy Garcia) e cerca di ripulire gli affari e la coscienza con operazioni finanziarie d’accordo con il Vaticano. Molti i riferimenti ai complotti e agli intrighi degli anni Ottanta, dal finanziere Calvi a Papa Giovanni Paolo I. Forse eccessiva questa terza parte, un’autocelebrazione che svilisce i primi due capolavori. (andrea amato)

Rocky Balboa

Rocky Balboa

mame cinema ROCKY BALBOA - STASERA IN TV IL SESTO FILM DELLA SAGA scena
L’incontro tra Dixon e Rocky

Vedovo dell’amata moglie Adriana e ormai sessantenne, Rocky Balboa (Sylvester Stallone) ha abbandonato il mondo della boxe per dedicarsi alla gestione di un ristorante a Philadelphia. L’uomo vive tra i ricordi della gloria passata e lo sconforto del presente, affiancato dal cognato Paulie (Burt Young).

Ma il passato a volte ritorna e il campione del mondo Mason Dixon (Antonio Tarver) scopre che Rocky vorrebbe tornare sul ring. Di conseguenza, lo sfida e Balboa accetta di battersi con lui. E chi dei due avrà la meglio? Il giovane e prestante Dixon o il più anziano ma esperto Rocky, il quale vanta una serie di trionfi memorabili alle spalle? Chi sarà il vero campione?

Curiosità

  • L’idea di proseguire la saga di Rocky nasce alla fine degli anni ’90 dallo stesso Sylvester Stallone, volto del celebre campione di boxe italoamericano. Stallone ha infatti due propositi: riscattare l’insuccesso di Rocky V e riconquistare popolarità dopo un lungo periodo lontano dalle scene.
  • La casa di produzione MGM, la quale detiene i diritti della saga, blocca inizialmente il progetto, ma poi i Revolution Studios si offrono come finanziatori del film, attraverso una collaborazione tra MGM e Columbia. Viene quindi stanziato un budget di 25 milioni di dollari.
  • La sceneggiatura di Rocky Balboa è in parte influenzata dalla vita personale di Stallone. L’attore, infatti, ha appena attraversato una crisi nella sua carriera ed è in cerca di qualcosa per cui combattere, proprio come il suo alter ego Rocky.
  • Inoltre, la trama prende ispirazione da George Foreman, il quale ha riconquistato il titolo di campione mondiale dei pesi massimi all’età di 45 anni, diventando così un caso mediatico.
  • Per il cast, Stallone rifiuta di ingaggiare attori famosi, sostenendo che «Si perde il senso della realtà quando si utilizzano dei volti troppo familiari».
  • Con delle risorse limitate e solo cinque settimane per le riprese, Stallone ha optato per uno stile registico molto parsimonioso e poco elaborato, che a suo avviso si sposava bene con i principi fondamentali del film. «Nessun carrello, molta macchina a mano, niente gru e in generale nessuna inquadratura troppo complicata» ha dichiarato.

New York Stories

Tre episodi ambientati sullo sfondo della Grande Mela: nel primo (Lezioni di vero , di Scorsese), un pittore teme che la sua giovane allieva e amante voglia lasciarlo; nel secondo (La vita senza Zoe , di Coppola), una bambina, figlia di ricchi ma separati genitori, diventa amica del figlio di uno sceicco; nel terzo (Edipo relitto, di Allen), un avvocato ebreo di mezza età è continuamente perseguitato dalla petulante e opprimente genitrice. A distinguersi sono soprattutto Martin Scorsese e Woody Allen: il primo trae il meglio (e anche di più) da un soggetto piuttosto esiguo, mettendo in mostra una tecnica eccezionale; sui toni che gli sono più congegnali, il secondo realizza invece un episodio leggero leggero ma straordinariamente divertente. Solo Francis Coppola, che ha firmato la sceneggiatura con la figlia Sofia, sembra un po’ sottotono. (andrea tagliacozzo)

Rocky V

Il campione di un tempo ha toccato il fondo (di nuovo). Finisce nel suo vecchio quartiere, al verde e ostracizzato (di nuovo). Allena un giovane pugile che si rivela un ingrato, e nonostante il suo danno cerebrale (dopo il combattimento di Rocky IV) desidera rischiare il tutto per tutto in un altro incontro. Di nuovo. Si paga il biglietto e si ottiene quel che ci si aspetta da questa sceneggiatura di Stallone, ma il brivido è svanito. Il vero figlio di Stallone interpreta Rocky jr.

Il padrino – Parte II

Alla morte di Don Vito, le redini dei Corleone passano nelle mani del figlio Michael. Questi si rende subito conto che la «famiglia», minacciata da una catena di tragici eventi, rischia un inesorabile declino. Il ricordo del padre è sempre presente: giunto negli Stati Uniti agli inizi del secolo, il giovane Don Vito riuscì a creare dal nulla un impero del crimine. Straordinario seguito de Il padrino, più complesso – specialmente dal punto di vista narrativo, strutturato com’è sulle storie parallele delle origini di Don Vito e delle imprese temporalmente successive di Michael – e per certi versi superiore al precedente episodio. Vincitore di sei premi Oscar, tra i quali quello per il film, la regia e l’attore non protagonista (Robert De Niro). (andrea tagliacozzo)

Rocky V

Quinta (ed ultima?) puntata della fortunata, ma ormai stanca serie sul pugile italo-americano Rocky Balboa. Rocky apprende che a causa di alcune gravi lesioni al cervello deve abbandonare il ring. Come se non bastasse, il suo commercialista lo ha lasciato senza un soldo. L’ex campione decide quindi di diventare l’allenatore di un promettente boxeur. In cabina di regia torna John G. Avildsen, regista del primo episodio della serie, anche se la magia dell’originale è ormai definitivamente perduta. Nella parte del figlio del protagonista, Rocky Jr., recita il vero figlio di Sylvester Stallone.
(andrea tagliacozzo)

Rocky

Rocky, giovane pugile di Philadelphia, sbarca il lunario con qualche sporadica vittoria sul ring e lavorando per un piccolo boss locale. Quando il campione del mondo dei pesi massimi Apollo Creed decide di dare a un qualsiasi esordiente l’opportunità di sfidarlo, il giovanotto, preso sotto l’ala protettrice di un anziano boxeur, coglie al volo l’occasione. Scritta dallo stesso Sylvester Stallone (fino ad allora un perfetto sconosciuto), una parola del Sogno Americano fin troppo scoperta, ma tutto sommato sincera, commovente ed efficace nella sua pur prevedibile struttura narrativa. Del film, vincitore di tre premi Oscar (film, regia e montaggio), verranno realizzati ben quattro seguiti, nessuno dei quali minimamente all’altezza dell’originale. (andrea tagliacozzo)