Totò nella luna

Totò licenzia un fattorino che pensa troppo alla fantascienza e poco al lavoro. Quando si viene a sapere che quest’ultimo possiede un tipo di sangue che lo rende adatto alla vita nello spazio, gli americani propongono al giovane un viaggio sulla Luna. Banale parodia dei film di fantascienza d’oltreoceano, nobilitata unicamente dalla presenza di Totò. L’anno dopo, Steno tornò a dirigere il comico napoletano in
Totò, Eva e il pennello proibito
e ne
I tartassati.
(andrea tagliacozzo)

Poveri milionari

Dopo il successo di
Poveri ma belli
e
Belle ma povere
, Dino Risi torna a raccontare le avventure di
Romolo e Salvatore
, due simpatici ragazzi romani, spacconi e perdigiorno, sposati l’uno con la sorella dell’altro. Un incidente fa perdere la memoria a Salvatore, del quale s’innamora la ricca proprietaria dei Grandi Magazzini. La formula è sempre quella dei film precedenti, ma la spontaneità è ormai sparita e gli interpreti cominciano a mostrare tutti i propri limiti.
(andrea tagliacozzo)

La cambiale

La cambiale di un industriale, finito in prigione per insolvenza, arriva nelle mani del proprietario di un negozio di animali che, a sua volta, la gira al suo ingenuo commesso. Questi dona la cambiale a una ragazza di facili costumi che se ne serve per imbrogliare un negoziante ed ottenere in cambio una pelliccia. Un cast davvero imponente di attori di casa nostra (per non parlare degli autori del copione, tra cui spiccano le prestigiose firme di Vittorio Metz e Lugi Magni) lasciato a briglia sciolta e banalmente sprecato per un’ideuzza non troppo malvagia, ma svolta con poca fantasia. Come al solito, quando c’è da improvvisare a mettersi in mostra è soprattutto Totò.
(andrea tagliacozzo)

Guendalina

In Versilia, durante una vacanza estiva caratterizzate dalle liti dei genitori, Guendalina, che parteggia per il padre, amoreggia con il giovane Oberdan. Uno dei migliori film di Lattuada, capace di dipingere con molta poesia i turbamenti del primo amore. All’epoca, rese molto popolare la sconosciuta ma bellissima Jacqueline Sassard.
(andrea tagliacozzo)

Gli spadaccini di Siena

Lo spagnolo Don Carlos, tirannico governatore di Siena, è in procinto di sposarsi con la bella Orietta Arconti. L’uomo assolda tra i suoi l’abile spadaccino inglese Thomas Stanwood. Quest’ultimo, però, finisce per passare dalla parte dei ribelli, capeggiati dalla stessa Orietta, che intendono liberare la città dall’invasore. Granger è sufficientemente vivace nel ruolo del protagonista. Il punto debole del film è il copione: stiracchiato e banale.
(andrea tagliacozzo)

I seduttori della domenica

Amore e sesso in quattro paesi. L’episodio britannico, con Moore, è una farsa vecchia maniera. Il bozzetto francese, con Ventura, è intrigante ma non va da nessuna parte. La scenetta italiana è a tratti decisamente divertente. La parte americana, scritta, diretta e interpretata da Wilder, è una favola pretenziosa con un paziente d’ospedale, brutta e imbarazzante. Conosciuto anche come Sunday Lovers.

Lisa e il diavolo

Un turista (Sommer) si perde in una città europea imprecisata e si ritrova in una villa inquietante piena di cadaveri in decomposizione, manichini di cera, una donna cieca e un uomo che crede di essere la reincarnazione della moglie morta. Oh, certo, c’è pure un maggiordomo malvagio che succhia leccalecca (Savalas), che si scopre essere nientemeno che Satana. Horror psicologico davvero bizzarro e surreale, pieno di immagini allucinatorie. Rimontato nel 1975 come La casa dell’esorcismo, con materiale sanguinolento aggiuntivo e scene scollegate, con Robert Alda nei panni di un prete.

Giovani mariti

Da un soggetto di Pasquale Festa Campanile, sceneggiato, tra gli altri, da Pier Paolo Pasolini. Cinque amici trascorrono insieme la lunga notte che precede le nozze di uno di loro. Festeggiano l’addio al celibato scorrazzando per la città addormentata. Non sanno che in quelle ore si decideranno anche i loro destini coniugali. Buona regia di Bolognini, la prima di un certo peso della sua carriera, abile nel descrivere l’atmosfera della vita della provincia italiana, in questo caso Lucca.
(andrea tagliacozzo)

Il vigile

Grazie a numerose insistenze e raccomandazioni, un disoccupato romano riesce a trovare un agognato posto nel corpo della municipale in qualità di vigile motociclista. Ma un trattamento di favore prima e l’eccessivo zelo poi finiscono per cacciare il neo assunto nei guai. Davvero strepitoso Alberto Sordi, in una delle sue prove più divertenti, ma anche la sceneggiatura, firmata da Rodolfo Sonego con Luigi Zampa e Ugo Guerra. Gran parte della riuscita del film si deve anche ai bravissimi attori di contorno, Vittorio De Sica, Marisa Merlini e Sylva Koscina (quest’ultima, molto spiritosamente, nel ruolo di se stessa).
(andrea tagliacozzo)

Le pillole di Ercole

Un medico sposato, sotto l’effetto di un afrodisiaco propinatogli a sua insaputa da alcuni colleghi, ha una fugace avventura con una cliente straniera. Il marito della donna, avendo scoperto l’infedeltà, esige, per riparazione, di andare a letto con la moglie del medico. Fiacca pochade tratta da «Les dragées d’Hercule» di Paul Bilhaud e Maurice Hennequin. Nino Manfredi si dà un gran da fare, ma il film è davvero poca cosa.
(andrea tagliacozzo)

Genitori in blue jeans

Le vicende di Peppino, il titolare di una rinomata sartoria romana, che, recatosi a Parigi con un amico, dopo essersi dato alla pazza gioia e aver tentato facili conquiste, s’innamora di una bella inglese. Commediola che si regge unicamente sulla verve degli interpreti. Il regista Mastrocinque aveva già diretto Peppino De Filippo in altre tre pellicole dove l’attore napoletano faceva coppia con Totò.
(andrea tagliacozzo)

Le sorprese dell’amore

Due coppie sono male assortite: Ferdinando, timido insegnante, è fidanzato con l’allegra ed esuberante Didì, mentre l’amico Battista, inguaribile dongiovanni, ha come compagna la gentile e romantica Marianna. Ma Didì ha la giusta soluzione al problema e propone a Marianna uno scambio di partner. Commedia leggera, abbastanza vivace, ma distante anni luce da
La finestra sul Luna Park,
ovvero il migliore dei film fino ad allora realizzati da Comencini.
(andrea tagliacozzo)

Giulietta degli spiriti

Non molti, all’epoca, colsero la assoluta centralità che in
Otto e mezzo
aveva il personaggio della moglie del protagonista, interpretata da Anouk Aimée. Un personaggio sfumato e non superficiale, una versione autoironica delle eroine dell’incomunicabilità di Antonioni. Da questo punto di vista, il successivo
Giulietta degli spiriti
può quasi sembrare quello che gli americani chiamano spin-off, un film che prende un personaggio secondario del film precedente e lo espande a protagonista. La scelta del punto di vista femminile già allora non parve convincente fino in fondo, eppure
Giulietta
è un film che migliora col tempo. Sarà perché è la prima volta che Fellini fa esplodere l’immaginario cattolico in direzione quasi horror (ci tornerà più volte, da
Toby Dammit
a
Roma
), tanto che in quegli anni il regista riminese ci pare più parente di Bava che di Antonioni; sarà perché il suo cinema non era mai stato così lussureggiante (
Giulietta
è uno dei suoi lavori più arditi sul colore). Rimane un film non risolto, sgradevolissimo, sincero e ossessivo.
(emiliano morreale)

La battaglia della Neretva

Nell’inverno del 1942, l’armata popolare jugoslava guidata da Tito è incalzata dalle truppe corrazzate tedesche del colonello Kranzer. I partigiani, attardati da donne, bambini e feriti, si dirigono verso il fiume Neretva con l’intenzione di attraversarlo. Quasi un film di propaganda, una discutibile ma spettacolare agiografia di Tito, che in questa versione, ridotta di quasi un’ora, perde di molta della sua forza narrativa. Protagonista del film, in veste d’attore, il regista russo Sergej Bondarciuk, già autore di film come Waterloo e Guerra o Pace. (andrea tagliacozzo)

Totò a Parigi

A Parigi, il marchese Gastone, depositario di una ricca polizza sulla vita, organizza una truffa ai danni dell’agenzia di assicurazioni servendosi di un perfetto sosia, Totò, destinato a morire in sua vece. Quest’ultimo, ignaro del piano ordito alle sue spalle, accetta di buon grado di sostituirsi al nobile. Il tema del doppio, che ricorre in molte altre pellicole del comico napoletano, è ormai un po’ logoro. Le solite impennate di Totò salvano il film dalla più totale mediocrità.
(andrea tagliacozzo)

Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa

Maria Sarti, un’attrice romana di poca fortuna, è costretta a improvvisarsi cantante in un cabaret di Napoli. Durante uno spettacolo, la donna inventa la famosa «mossa», con cui scandalizza i benpensanti e che le costa un processo per oscenità. Affettuosa rievocazione dell’Italia dei primi del Novecento, riuscita solo in parte, anche se può contare sull’apporto di una bravissima Monica Vitti nei panni della protagonista (che nella realtà si chiamava Maria Campi).
(andrea tagliacozzo)

Crimen

Una coppia di coniugi si reca a Montecarlo per restituire a una vecchia e ricca signora il cane che questa ha smarrito a Roma. Ma la donna viene trovata morta e i due, assieme ad altre tre persone casualmente conosciute in treno, rimangono coinvolti nelle indagini. Più rosa che giallo in questa divertente commedia nera abilmente diretta Mario Camerini, regista dell’epoca dei telefoni bianchi , costruita intorno a un cast eccezionale. Nel 1971, Camerini ne realizzerà un rifacimento intitolato Io non vedo, tu non parli, lui non sente , mentre nel 1992 lo stesso soggetto verrà usato negli Stati Uniti per il deludente Sette criminali per un bassotto . (andrea tagliacozzo)