L’idolo cinese

In seguito a una predizione, una donna, sperando di ottenere la ricchezza, compra un biglietto della lotteria e si associa con un giovanotto e un maturo avvocato. Il giovane viene ingiustamente accusato di un omicidio, mentre l’altro, che avendo urgenza di denaro vorrebbe vendere il biglietto, finisce per uccidere la donna. La suggestiva (e bizzarra) idea del film è ben sfruttata dall’ottima sceneggiatura di Howard Koch e John Huston. Quest’ultimo aveva esordito alla regia nel ’41 con il leggendario
Il mistero del falco
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(andrea tagliacozzo)

La storia del generale Custer

Cadetto inquieto, Custer diventa generale per errore ma poi si rivela ottimo ufficiale: non scamperà però al massacro di Little Big Horn. Così limpidamente classico che oggi forse non sembra nemmeno bellissimo, legato com’è al fascino spaccone di Errol Flynn e ai dinieghi di Olivia de Havilland. Di Walsh ci sono molto più vicini l’avventura convulsa di Tamburi lontani , il noir di Notte senza fine o il meraviglioso romanticismo de Gli amanti della città sepolta . E poi, dopo Il piccolo grande uomo , come si fa a guardare il massacro di Little Big Horn dalla parte dei bianchi? Eppure il film ha una sua grazia, più aristocratico mélo che puro western, accompagnato dalle note di un Max Steiner reduce da Via col vento e in gran forma. Se incappate nella versione colorizzata non è un dramma: basta azzerare il colore del televisore. (emiliano morreale)