Il principe e la ballerina

Nel 1911, il Granduca Carlo, reggente del regno di Carpazia, giunto a Londra per assistere all’incoronazione di Giorgio V, s’invaghisce di una giovane ballerina americana. Ma la ragazza, invitata all’ambasciata per un incontro particolarmente intimo con il nobile, si dimostra meno «facile» del previsto. Il film, tratto da una commedia di Terence Rattigan adattata per lo schermo dallo stesso autore, risente molto dell’origine teatrale. Alla lunga, nonostante alcuni buoni momenti e l’impegno dei bravissimi interpreti (soprattutto della Monroe), finisce per risultare tedioso.
(andrea tagliacozzo)

Paura in palcoscenico

Un’aspirante attrice copre involontariamente un omicida che tenta di scaricare il peso del proprio crimine sulla consorte, primadonna teatrale. Dopo una serie di peripezie, il colpevole verrà smascherato sulla scena.

Celebre soprattutto per il falso flashback da cui prende l’avvio,
Paura in palcoscenico
è un piccolo gioiello hitchcockiano, nonostante lo scarso amore che il regista e Truffaut gli portavano. Certo, il racconto è strutturato come una delle odiate trame alla Agatha Christie, e indubbiamente Jane Wyman non è un’interprete ideale né Richard Todd risulta convincente nella parte del villain. Tuttavia il film marca il ritorno dell’ingombrante cineasta nella natia Inghilterra, e
Paura in palcoscenico
emana proprio quell’atmosfera famigliare che caratterizzò i suoi film del periodo britannico. Il sarcasmo sornione di Marlene Dietrich non fa che esaltare questa confidenza: la sua maniera di trattare la Wyman è impareggiabile.
(francesco pitassio)