Il signore del male

Nei sotterranei di una chiesa di Los Angeles, adattati a laboratorio da un gruppo di giovani scienziati, si sta per scatenare il Maligno, a fatica contenuto in una teca di vetro. L’Apocalisse è vicina: un prete presagisce la catastrofe e indaga. Un genere tipicamente protestante come l’horror americano è stato via via aggiornato da registi con sensibilità religiose tra le più varie (primo fra tutti, il cattolico Romero). Qui Carpenter, anarchico millenarista, ne azzarda una lettura cupissima di ispirazione schiettamente gnostica, piena di materie ancestrali pulsanti, momenti quasi senza trama e una visione più «filosofica» del solito (per un regista che è sempre stato più che altro «sociologo»). Purissimo esempio di serie B produttiva da parte di un cineasta che solo un paio d’anni prima aveva annunciato l’addio al cinema, Il signore del male è – a suo modo – un piccolo classico, che dà ancora una volta la misura delle potenzialità visionarie del genere. Immagini e atmosfere non si dimenticano facilmente, e in tempi di new age è bello ritrovare sensibilità tragiche e apocalittiche così pure. Il confronto col recente, più plateale e anticattolico Stigmate è tutto a sfavore di quest’ultimo. (emiliano morreale)