La maschera di Zorro

Uno Zorro anziano passa il mantello di pubblico tutore a un uomo più giovane, riluttante in principio ma poi contento della segreta identità di cappa e spada. Squisito, avvincente, con grandi duelli e azione a cavallo, ma con troppo di tutto, quasi che gli autori vogliano sfiancare il pubblico. Banderas è uno Zorro perfetto, Hopkins sorprendentemente affascinante, la Zeta-Jones un’eroina bella e sensuale. Due nomination agli Oscar. Con un sequel: The Legend of Zorro. Panavision.

Vertical Limit

Un ricco magnate coinvolge la guida più abile del momento e un’avvenente e promettente alpinista per scalare la vetta più difficile del mondo. L’ostinazione del ricco porta i tre alla rovina: scampati per miracolo a una valanga, bloccati in un crepaccio, devono attendere l’arrivo dei soccorsi. Dopo le pareti verticali di Cliffhanger , ecco i ghiacciai sterminati e gli insidiosi crepacci del K2, la montagna più ardua della Terra, capace di sommare difficoltà alpinistiche elevate ai disagi dell’altitudine degli «ottomila». Peccato che dell’impresa reale poco o nulla resti. A partire dal prologo, in puro stile Mission: Impossible 2 , per arrivare al campo-base della spedizione, attrezzato come per il party più alto del mondo, ogni presunta verosimiglianza viene abbandonata: fedele alla strategia di ogni blockbuster, Vertical Limit non adatta il suo racconto all’ambiente scelto ma sfrutta, con spirito colonizzatore, l’alta montagna per innestarvi le sue figure acrobatiche e le sue soluzioni surreali. Abdicando a ogni tentativo di suspense, l’arrampicata si riduce a una corsa a ostacoli, dove il tempo, l’altitudine (che produce embolie molto simili a virus, per la velocità con cui sopraggiungono e scompaiono), la montagna (con l’aggiunta di una zavorra alla nitroglicerina) fanno da sfondo. In primo piano restano le figure seducenti dei ballerini d’alta quota. I due recenti vincitori del K2, i valdostani Abele Blanc e Marco Camandona, mi hanno confidato: «Sopra gli ottomila non c’è ripresa che tenga: il miglior alpinista sembra un goffo e lento principiante. L’unica soluzione, per restituire il senso dell’impresa, sarebbe portare l’aria della sala cinematografica a una rarefazione simile a quella degli ottomila. Se non che l’80% dell’audience sverrebbe…». Come a dire: il segreto degli ottomila c’è, ma non si vede. Splendido e ultimo rifugio dell’universo della pratica nei confronti di quello virtuale della riproduzione. (carlo chatrian)

Il mistero di Wetherby

Jean, una donna sola e dedita all’insegnamento, organizza nella sua villetta una cena con due coppie di amici, alla quale si presenta anche un giovanotto che, per uno strano equivoco, sia lei che gli altri credono un invitato. Il giorno dopo, il misterioso ospite viene rinvenuto cadavere. Il film, intrigante e ben diretto, vinse l’Orso d’oro al Festival di Berlino 1985, mentre Vanessa Redgrave, si aggiudicò il premio come miglior attrice. Da lodare anche il resto del cast.
(andrea tagliacozzo)

Perfect creature

Questa volta i vampiri, nati 300 anni fa da una mutazione genetica, si sono alleati con gli esseri umani aiutandoli con le proprie conoscenze superiori e ottenendo in cambio generose trasfusioni di sangue. Tutto sembra andare per il meglio, ma presto il vampiro Edgar comincerà a vedere gli esseri umani come prede e si scontrerà con il fratello, Silus, alleato degli uomini.

L’età dell’innocenza

Da un piccolo classico della letteratura americana, un’opera che poteva sembrare una deviazione dai temi canonici dell’autore; ci si accorge però subito che è un film tutto di Scorsese, una eziologia del suo mondo, un film «antropologico» quanto
Toro scatenato
o
Quei bravi ragazzi
. La dinamica del clan è sempre la stessa, e il confronto con i modelli alti del cinema americano pure. Il sabotaggio del romanzo storico è sottilissimo, a partire dagli straordinari titoli di testa (dei grandi Saul e Elaine Bass) per arrivare alle improvvise increspature dello stile, che hanno insegnato molto alla Campion di
Ritratto di signora
. E poi era dai tempi di
Alice non abita più qui
che Scorsese (il più grande indagatore esistente del maschilismo italoamericano) non costruiva un ritratto femminile così partecipe e inquieto. Un film migliore del miglior Visconti, fratello del miglior Scorsese, cattivo, malinconico e geniale.
(emiliano morreale)