Solaris

Lo psicologo Chris Kelvin (George Clooney), che vive in un luogo non meglio precisato del futuro, viene chiamato dal governo per andare su una stazione spaziale a indagare sullo strano comportamento dell’equipaggio. Gli astronauti da tempo hanno interrotto ogni comunicazione con la Terra, non dando più notizie riguardo le esplorazioni sul pianeta Solaris. Kelvin viene convinto da un messaggio del comandante Gibarian, suo amico, che però non gli spiega i motivi di questi comportamenti. Arrivato sulla stazione, lo psicologo scoprirà che il suo amico si è suicidato e i due scienziati superstiti danno chiari segni di squilibrio. Che segreto nasconde questa missione e il pianeta Solaris? Kelvin lo scoprirà a sue spese, riportando a galla una storia d’amore che era finita in maniera drammatica e proprio lì avrà la possibilità di cancellare quel tremendo senso di colpa, evitando di ripetere i suoi errori. Ma si può davvero rivivere il passato e modificarlo? A che prezzo poi?
Solaris
è una storia d’amore, nonostante tutto. Un viaggio dentro se stessi, nella fantascienza di poter tornare indietro per vedere se, con un’altra possibilità, si commettono gli stessi errori. Tratto dall’omonimo romanzo di Stanislaw Lem,
Solaris
approdò sul grande schermo per la prima volta nel 1972, diretto da Andrei Tarkovsky. La coppia Soderbergh-Clooney ritorna al cinema dopo il successo di
Ocean’s Eleven
e lo fa con un film completamente diverso e, se si vuole, più difficile. Ambientato esclusivamente negli interni delle stazione orbitale, il film vive per gran parte del montaggio tra le scene spaziali e i flashback. Due mondi che diventano paralleli, in cui le storie possono essere quasi sovrapponibili. Ottimo Clooney in una parte intensa, abbandonando per una volta quell’aria da guascone hollywoodiano.
(andrea amato)

Intrigo a Berlino

Appena dopo il termine della seconda guerra mondiale, in una Berlino devastata dai bombardamenti e ripresa in un rigoroso bianco e nero, un reporter americano, Jake Geismar (George Clooney) viene incaricato di seguire la conferenza di Potsdam. Nella capitale tedesca Jake cerca di riannodare i fili dell’amore interrotto con la bella Lena (Cate Blanchett) ma il ritrovamento di un soldato americano morto nel settore controllato dai sovietici obbliga il giornalista ad addentrarsi in una intricata vicenda. A essere sospettato dell’omicidio è infatti l’ex marito di Lena. Il film, presentato al festival di Berlino 2007, è stato anche candidato agli Oscar per la colonn

Traffic

Un giudice d’assalto incaricato dalla Casa Bianca intende sgominare il traffico di droga tra gli Stati Uniti e il Messico, ma deve rassegnarsi a occuparsi dei risvolti privati della questione quando scopre che sua figlia è una tossicodipendente. Il referente messicano del giudice si rivela essere al soldo di una grossa organizzazione locale; la moglie di un uomo d’affari americano scopre che il benessere nel quale vive è il frutto del traffico di stupefacenti e fa di tutto pur di conservarlo. Con Steven Soderbergh, tornato alla ribalta grazie al successo di
Out of Sight
e
Erin Brockovich
, il problema è sempre lo stesso. È un cineasta senza personalità né stile, ma che – alla stregua di Oliver Stone – si impegna a fondo per ostentarne uno, o anche più di uno come accade in
Traffic
. La cosa, naturalmente, può dare ai nervi; ciò malgrado in questo film, assai meno gratuito de L’inglese, funziona a sufficienza la scelta di intrecciare tre e più storie, dando allo spettatore la costante impressione di smarrire la bussola. O meglio, funziona finché il meccanismo non si logora e non diventa ripetitivo e accademico. Visivamente, il film al quale
Traffic
assomiglia maggiormente è
JFK
del sunnominato Stone, poiché l’obiettivo è un po’ quello di restituire un quadro frammentato e formicolante di un traffico che non può essere debellato negli Stati Uniti per la semplice ragione che l’economia del Paese prolifera proprio grazie al commercio illecito.

Soderbergh esibisce un massimalismo stilistico abbastanza estetizzante, con ciascun ramo del racconto connotato da una visualizzazione adeguata e artificiosa (tutta la vicenda ambientata in Messico, per esempio, ha un taglio documentaristico, con largo impiego della macchina a mano e una dominante cromatica giallo-ocra). Tuttavia rivela un discreto spessore creativo l’idea di elaborare un tessuto narrativo e iconografico «meticciato» e multiculturale, al cui interno l’immagine del caos rimanda alla varietà di razze, stili di vita e condizioni sociali coesistenti, e dove il «traffico» stesso diventa metafora delle relazioni umane, da esso inevitabilmente condizionate. E le sequenze situate nel ghetto afroamericano, come già in
Out of Sight
, forniscono un contrappunto fortemente antagonista all’upper class infida, corrotta o anche solo benpensante e integerrima. Troppo lungo? Troppo sconclusionato? Troppa carne al fuoco? Prendere o lasciare, questo è Steven Soderbergh: il quale, sedotto dalle lusinghe hollywoodiane, avrebbe potuto anche fare di molto peggio.
(anton giulio mancino)

Ocean’s Thirteen

Danny Ocean e compagni devono togliere dai guai l’amico di vecchi data Reuben Tishkoff (Elliot Gould), entrato in affari con il losco uomo d’affari Willy Banks (Al Pacino). Ocean ha così intenzione di rovinare la festa di inaugurazione del nuovo casinò di Banks, screditandolo agli occhi della stampa e vendicando il torto subito dall’amico.

Bubble

L’altra faccia del regista di
Ocean’s Eleven.
Un film a basso costo che racconta la storia del triangolo amoroso fra tre operai che lavorano in una fabbrica di bambole del desolato Midwest. Per risparmiare, Soderbergh si occupa anche di fotografia e montaggio. Il film viene distribuito su Internet in contemporanea con l’uscita nelle sale.

Sesso, bugie e videotape

Palma d’oro come miglior film al Festival di Cannes 1989, opera d’esordio del giovane regista Steven Soderbergh (premio Oscar 2000 con
Traffic
). John, insoddisfatto del menage matrimoniale che conduce con la moglie Ann, rivolge le sue attenzioni alla disinibita sorella di questa, Cynthia. Appresa l’infedeltà del marito, Ann comincia a provare interesse per un ex compagno di scuola di John, Graham, da tempo afflitto da problemi sessuali. L’approccio intellettuale (all’europea) di Soderbergh (autore anche della sceneggiatura) raffredda notevolmente un materiale dalle notevoli potenzialità, lasciando l’impressione di un’operazione fin troppo studiata a tavolino (sospetto confermato dai successivi film del regista, a partire dal pessimo Kafka). Ottimi tutti gli interpreti, comunque. Tra l’altro, Andie McDowell, dileggiata dalla critica agli esordi (in
Greystoke
venne doppiata da Glenn Close), si riscatta ampiamente fornendo un’interpretazione più che adeguata.
(andrea tagliacozzo)

Erin Brockovich

Reduce da due divorzi e con tre figli a carico, Erin Brockovich è alla disperata ricerca di un lavoro. Riesce con uno stratagemma a farsi assumere da Ed Masry, il suo avvocato, che le affida mansioni minori. Quasi casualmente, Erin si imbatte in un caso insolito: scopre infatti che la potente Pacific Gas & Electric Co. ha contaminato consapevolmente le acque di un’intera comunità e ora cerca di mettere a tacere la cosa. La ragazza riesce lentamente a vincere la diffidenza degli abitanti della zona, che nel frattempo si sono gravemente ammalati, convincendoli a costituirsi parte civile nei confronti dell’azienda. Uno dei film migliori del largamente sopravvalutato Steven Soderbergh (il cui unico capolavoro, a tutt’oggi, rimane il poco visto
King of the Hill
). Dopo essere stato per lungo tempo ignorato, il regista, inspiegabilmente tornato nelle grazie della critica Usa nel ‘98 con
Out of Sight
(pretenzioso adattamento di un romanzo di Elmore Leonard: sarebbe bastato paragonarlo al
Jackie Brown
di Tarantino, anch’esso tratto da Leonard, per capire da che parte sta il vero talento), sembra essersi riciclato abilmente nei panni dell’affidabile professionista hollywoodiano, senza tuttavia rinunciare – almeno formalmente – alle sue ambizioni d’autore (come dimostrerebbe il successivo
Traffic
). È, in pratica, diventato una sorta di Martin Ritt – quello, per intenderci, di
Norma Rae
– sia pur con più verve visiva. Tratto (ovviamente…) da una storia vera e filmato con uno stile freddo ma efficace,
Erin Brockovich
vive soprattutto delle performance dei suoi protagonisti, a partire da una straordinaria Julia Roberts. L’andamento è piacevole ma prevedibile, la storia già vista mille volte (basti citare
A Civil Action
di Steven Zaillian, praticamente una versione «al nero» del film di Soderbergh): eppure il risultato finale regge, coinvolge, scorre liscio fino alla fine, senza intoppi. Solido intrattenimento all’insegna dell’impegno civile, insomma, con tanto di «messaggio» accluso.
(andrea tagliacozzo)

Eros

Tre registi riconosciuti a livello internazionale si uniscono per realizzare una straordinaria (sulla carta) antologia. L’episodio di Wong è il più impegnativo, e sembra lungo il doppio: un giovane sarto rimane fedele a una cortigiana (Gong) durante tutta l’ascesa professionale di lei. Lo strizzacervelli Arkin e il suo paziente Downey sono i protagonisti della paradossale e deludente storia di Soderbergh. Il segmento di Antonioni, che descrive una relazione deteriorata, è la meno coerente ma la migliore da guardare: il maestro italiano dimostra di saper ancora girare con stile.

Out of Sight

Jack Foley (George Clooney) ha messo a segno più di duecento rapine in banca, non ha mai usato armi ed è finito in galera solo tre volte. Sta rapinando l’ennesimo sportello, ma quando sta per scappare (con molta calma) l’auto non parte. Finisce in prigione a Miami. Evade. Guarda caso proprio all’uscita della buca scavata sotto il penitenziario c’è l’agente dell’Fbi Karen Sisco che spara agli evasi. Lui se la cava e Buddy, il suo complice, nasconde evaso e sceriffa nel bagagliaio dell’auto. Sono stretti stretti, ma parlano di cinema. Si piacciono, è evidente. Anzi, lei lo sognerà in atteggiamenti romantici. Ma Jack va per la sua strada, anche perché quando era carcerato aveva pensato a un grosso colpo a Detroit. Con Buddy, tenta la grossa rapina a un pezzo grosso finito a sua volta in prigione per insider trading, ma con diamanti grezzi per milioni di dollari nella vasca dei pesci di casa. Ci provano. Intanto la bella Jennifer, detective con mini tubino e spacco, è sulle loro tracce. E sarà proprio lei a catturare il bel Jack. Ma forse una prossima evasione…
Un poliziesco rosa dalla trama un po’ complicata, con molte assurdità (flash-back, scene immaginate…), che si regge soprattutto sui due bellissimi di Hollywood: George Clooney (che Soderbergh dirigerà nel 2001 in
Ocean’s Eleven
) e la cantante-attrice Jennifer Lopez. Qualche risata, per una trama un po’ troppo scontata (soprattutto per la parte romantica) fin dall’inizio. Per il regista, la rinascita dopo
Sesso, bugie e videotape
del 1989. Ruoli cameo di Michael Keaton e Samuel L. Jackson.