La troviamo a Beverly Hills

Il solito racconto smaccatamente per teen-ager, protagonisti tre ragazzi che hanno appena preso la maturità e dirottano su L.A. nel 1962 per cercare il loro idolo, Marilyn Monroe. In definitiva innocuo, ma lo avete già visto un milione di volte. Uno dei produttori esecutivi è Penny Marshall.

Quel pazzo venerdì – Freaky Friday

Remake divertente e pompato della commedia Disney del 1977 (Tutto accadde un venerdì) su una madre stressata e la figlia adolescente, che magicamente si scambiano i corpi e devono in qualche modo vedersela con la loro nuova identità. Si ride, con le performance eccellenti della Curtis e della Lohan nei panni della coppia “confusa”.

Bossa nova

Romantica commedia degli equivoci che coinvolge una vedova/tutrice inglese che vive in Brasile (Irving), un uomo d’affari di successo che si invaghisce di lei (Fagundes) e una varietà di amici e parenti, le cui storie d’amore si incrociano con quelle dei protagonisti. Piacevole, con scenari attraenti, ma assolutamente ordinario. Super 35.

Una hostess tra le nuvole

Una povera ragazza persegue il proprio sogno di diventare hostess di volo prendendo come modello una donna un tempo steward e ora proprietaria di una compagnia aerea (Bergen). Per ultimo dovrà scegliere tra la carriera e l’uomo da lei amato. Il cast è coinvolgente e le azioni piacevoli, ma il suo gusto un po’ rétro lo fa sembrare un blando film della Hollywood anni Sessanta, eccezione fatta per Myers, il comico strabico i cui numeri sembrano provenire da un film totalmente diverso. George Kennedy non è accreditato. Super 35.

Avventure di un uomo invisibile

In una industria di ricerche chimiche avviene uno strano incidente. Il manager Nick Halloway, esposto casualmente a una misteriosa sostanza, diventa invisibile. David Jenkins, dirigente dell’FBI, vorrebbe catturare l’uomo del quale intende servirsi per scopi personali. Nick sfugge agli uomini di Jenkins e si nasconde nella villa di un amico. John Carpenter rilegge alla sua maniera un soggetto caro al Cinema di Fantascienza rispettando allo stesso tempo le leggi dell’intrattenimento impostegli dalla casa di distribuzione (la major Warner Bros.). Il risultato è un film personale, intelligente, spesso molto divertente (per merito anche del misuratissimo Chevy Chase), che comunque al botteghino non rese quanto sperato (14 milioni di dollari d’incasso contro i 40 complessivi del budget). (andrea tagliacozzo)

National Security – Sei in buone mani

Due ex poliziotti rivali scoprono azioni illecite nelle alte sfere mentre lavorano come guardie di sicurezza (eh sì, probabilmente avrete già sentito qualcosa di simile…). Com’è prevedibile, questa commedia su una coppia di amici non è granché sensata neppure al suo livello più stupido, eppure Lawrence e Zahn sono sorprendentemente in sintonia e spassosi come sono sempre stati. La scena che porta alla cacciata di Zahn dalla squadra è di prim’ordine, qualunque sia il metro di valutazione; tutto il resto è mero riciclaggio.

Sotto massima sorveglianza

In un prossimo futuro, gli ospiti di un penitenziario non subiscono più la segregazione controllata, ma non hanno ugualmente nessuna possibilità di fuga. Devono indossare un collare, collegato elettronicamente a un altro detenuto che, se la distanza tra i due supera le 100 yard, esplode automaticamente uccidendo entrambi. Discreto prodotto realizzato per la televisione via cavo, ma uscito da noi nel normale circuito cinematografico. Veloce e divertente. Buone le interpretazioni dei protagonisti e gli effetti speciali.
(andrea tagliacozzo)

Memento

Noir dalla struttura anomala,
Memento
è costruito a partire da un singolare presupposto narrativo: il suo protagonista forse dice la verità, ma è indubbiamente uno smemorato. L’affidare il racconto a un individuo dalla capacità mnemonica ridotta al breve periodo, che dimentica tutto ciò che è avvenuto fino a dieci minuti prima, permette a Nolan di impostare il film su un impianto narrativo paradossale: ossia ripercorrendo all’indietro – frammento per frammento – il filo che conduce all’origine di questo personaggio, costretto a tatuarsi sulla pelle gli indizi della propria identità.
Memento
gioca in maniera gustosa con la naturale propensione del noir alla complessità narrativa, spingendo tale vocazione di genere verso una continua contraddizione del principio di verità (affidato al protagonista). La storia di un uomo che si deve tatuare i numeri di telefono sul corpo segna un passo ulteriore nel processo di erosione della credibilità del narratore, inscrivendosi nella linea di pellicole quali
Paura in palcoscenico
di Hitchcock e – più recentemente –
I soliti sospetti
di Bryan Singer. Allo stesso tempo, tuttavia, la natura ludica dell’esercizio, l’intenzione metanarrativa (già presente nel precedente lavoro del regista,
Following
) e le strizzate d’occhio alla body art finiscono per togliere mordente al racconto. Nolan non è Resnais, ma questo non è necessariamente un male. Resta pur sempre a dargli man forte Guy Pearce, sulle cui spalle poggia l’intero film: dopo aver interpretato il poliziotto di
L.A. Confidential
e l’avvocato militare di
Regole d’onore
, l’attore inglese è senz’altro in grado di incarnare nel suo volto efebico tutta l’ambiguità di un personaggio inconsapevole del proprio passato.
(francesco pitassio)