Gli amici di Peter

Dopo dieci anni, una rimpatriata di un weekend per una compagnia musicale dei tempi del college riaccende scintille d’amore, invidia, rabbia e dubbi su se stessi. Definito con disinvoltura Il grande freddo inglese, è un’opera a sé, piena di sincero umorismo, dolore e con interpretazioni ben definite. La Thompson è eccezionale nella parte della sfigata del gruppo, e la Rudner (che ha anche scritto la sceneggiatura insieme al vero marito Martin Bergman) è molto divertente nei panni di una star di Hollywood tutta presa da se stessa. La madre della Thompson, Phyllida Law, dà una bella interpretazione nel ruolo della governante.

Guida galattica per autostoppisti

Arthur Dent (Martin Freeman) sta per andare incontro a una giornata che non dimenticherà facilmente. Appena sveglio scopre infatti che una ruspa minaccia di distruggere la sua abitazione. Ed è solo l’inizio. Poco dopo verrà a sapere che un suo amico è in realtà niente meno che un alieno, venuto a prelevarlo prima dell’imminente distruzione del pianeta, incenerito per fare posto a una nuova autostrada galattica. Comincia così un viaggio totalmente surreale e comico nel quale però Arthur imparerà cose molto serie, come il significato più profondo della vita. Ma soprattutto l’indispensabilità della « Guida galattica per autostoppisti».

V per Vendetta

V per Vendetta

mame cinema V PER VENDETTA - STASERA IN TV L'OPERA DI ALAN MOORE natalie
Natalie Portman in V per Vendetta

Regno Unito. In un futuro distopico, il Paese è governato dal partito nazionalista Fuoco Norreno, di cui fa parte Adam Sutler, ora Alto Cancelliere. Di conseguenza, il Regno Unito vive sotto un regime dittatoriale che perseguita gli oppositori politici e le minoranze (musulmani, omosessuali, ebrei, eccetera). Il popolo ha quindi sacrificato la propria libertà individuale in nome di una pace apparente. A turbare questo clima arriva V (Hugo Weaving), un uomo mascherato da Guy Fawkes, cioè un cospiratore cattolico che cercò di esplodere il parlamento inglese nel 1605. Egli incontra Evey Hammond (Natalie Portman), una ragazza orfana che vive reprimendo il suo rancore contro il governo. Le loro strade si incroceranno e daranno vita a una serie di eventi destinati a cambiare il loro mondo.

Produzione

mame cinema V PER VENDETTA - STASERA IN TV L'OPERA DI ALAN MOORE maschere
Una scena del film

Il film è nato dall’impegno di molti cineasti che avevano già lavorato alla trilogia di Matrix. Inoltre, nel 1988 il produttore Joel Silver acquistò i diritti di due opere di Alan Moore: V per Vendetta e Watchmen. I fratelli Wachowski, essendo grandi fan di V per Vendetta, ne scrissero una sceneggiatura a metà degli anni ’90. Successivamente, offrirono la regia a James McTeigue. La trama della sceneggiatura, infatti, sembrò adatta alla situazione politica internazionale di quel periodo. Tuttavia, Alan Moore non fu mai soddisfatto del risultato finale: per questo motivo, il suo nome non compare nei titoli di coda.

Le riprese sono state effettuate a Londra e a Potsdam, Germania, negli studi Babelsberg. Gran parte della pellicola è girata in set al coperto e teatri di posa.

Curiosità

  • Il film è del 2005, diretto da James McTeigue.
  • L’attrice protagonista, Natalie Portman, è stata scelta al posto di Scarlett Johansson e in alternativa a Bryce Dallas Howard.
  • Il personaggio di V, in origine, doveva essere interpretato da James Purefoy, il quale tuttavia abbandonò il ruolo a causa della frustrazione di dover recitare indossando sempre una maschera. Per questo motivo è stato sostituito da Hugo Weaving.
  • Durante il film appaiono alcuni spezzoni di video che fanno riferimento agli attentati di Londra del 2005, avvenuti peraltro durante le riprese.
  • Per filmare la scena finale a Westminster, l’area da Trafalgar Square e Whitehall fino al Parlamento e al Big Ben è stata chiusa per tre notti da mezzanotte alle cinque del mattino.
  • Per prepararsi al meglio per il suo ruolo, Natalie Portman ha lavorato con la dialettologa Barbara Bakery per sviluppare un accento inglese più marcato.
  • John Hurt, cioè l’Alto Cancelliere Adam Sutler, era inizialmente contrario a recitare in un altro film sul dispotismo. L’attore, infatti, aveva recitato nel ruolo del protagonista Winston Smith in 1984. Il regista è riuscito poi a convincerlo.

Che fine ha fatto Harold Smith?

La generazione che occupa l’attuale ribalta sociale e mediatica ricerca le sue origini e le trova affondate negli anni Settanta. Chi non voglia effettuare un’amarognola ricognizione sulla Grande Illusione ripiega sui fenomeni più vistosi, quelli cristallizzati in una duratura mitologia come la disco music e, naturalmente, il punk.
Che fine ha fatto Harold Smith?
arriva dopo
Summer of Sam
(e chissà prima di quanti altri) e racconta l’educazione sentimentale di Vince, praticante in uno studio di avvocato, che fa le mosse di John Travolta allo specchio ed è ancora vergine. Arrivano i Sex Pistols, Vince diventa anarchico ma rimane vergine: tanto vale tornare alla febbre del sabato sera, allora, tanto più che nel frattempo il film si è perso dietro la storia sgangherata del padre di Vince, l’Harold Smith del titolo, innocuo babbeo che nel tempo libero blocca gli orologi e piega le posate come Uri Geller. Quando è invitato a esibirsi all’ospizio, ferma i pace-maker di alcuni vecchietti, attirando l’attenzione della tv e ottenendo i canonici 15 minuti di ambigua popolarità. Indeciso su tutto, il film offre comunque un inizio divertente, giocato farsescamente su gustosi quadretti familiari, la malinconica performance di un invecchiato Tom Courtenay (
La solitudine del maratoneta
) e una colonna sonora con tutti gli hit dell’epoca.
(luca mosso)

Le divorce – Americane a Parigi

Un cast di tutto rispetto si trova in difficoltà in questa “comedy of manners” assai esile sulla condizione sessuale e sentimentale di un’inesperta americana a Parigi (Hudson) e della di lei sorella (Watts), incinta e abbandonata. Un sacco di complicazioni nella trama non aggiungono molto, e l’opportunità di sondare le differenze culturali fra americani e francesi va sprecata. La sceneggiatura di Ivory e Ruth Prawer Jhabvala è tratta dall’apprezzato romanzo di Diane Johnson. Panavision.

Gosford Park

1932, Gosford Park. In una tenuta inglese, si riuniscono per una battuta di caccia di fagiani un gruppo di aristocratici e no. Sir William, padrone di casa, e lady Sylvia, sua moglie, una coppia non propriamente affiatata né innamorata, ospitano una contessa, una coppia in crisi, un eroe della Prima Guerra Mondiale, un attore e cantante inglese, un produttore cinematografico americano… Ognuno si presenta nella residenza dei McCordle con valletti e camerieri (o cameriere) al seguito. Gli ospiti sono alloggiati nelle belle stanze del piano di sopra, la servitù ai piani bassi tra lavanderia, cucine e corridoi che non finiscono mai. I due mondi sono (sembrano) separati. La prima sera fila via liscia tra aperitivo e cena sontuosamente apparecchiata e servita. Eppure… Le coppie che non sono poi così felici, le signore ingioiellate non sono poi così ricche, le amicizie non sono poi così disinteressate… Al piano di sotto la servitù lavora, commenta, spettegola. Quando c’è buio, la padrona di casa adesca un valletto (che in realtà valletto non è), il padrone di casa fa altrettanto con una servetta, e via così con incontri clandestini che si consumano nella magione. Poi c’è il giorno della caccia, cui segue un omicidio. Sir William viene trovato morto nella sua biblioteca. Arriva l’ispettore di turno, iniziano le indagini che, però, non sconvolgono più di tanto la vita degli ospiti né della servitù… Del resto, a parte una domestica, nessunao rimpiange l’uomo.
Uno splendido ritratto della società britannica dei primi anni Trenta di Altman, perfetta l’ambientazione, perfetta la fotografia dei nobili, delle loro virtù e dei loro vizi. Ma altrettanto perfetta la fotografia del mondo del piano di sotto, di quei maggiordomi, cuoche e servette che non solo «parlano attraverso i loro padroni», ma animano un mondo tutto loro di piccoli vizi, grandi dedizioni, perfezionismo, ambizioni, snobismo e servilismo. Ecco, un umanissimo ritratto, quello in cui il regista americano è assoluto maestro. In un ordinatissimo intricarsi di classi sociali, sesso, generazioni… Un omaggio ad Agatha Christie, ma anche a Le regole del gioco di Renoir, alla commedia di maniera… Con un cast che è un who is who del cinema britannico, con una strepitosa Meggie Smith, candidata agli Oscar come miglior attrice non protagonista, nella parte della anziana zia supersnob ma senza una sterlina e di una irresistibile simpatia. Eccellenti anche Kristin Scott Thomas, nella parte della lady insoddisfatta ma che si toglie le sue soddisfazioni, Michael Gambon, il baronetto padrone di casa ucciso e da nessuno rimpianto, Helen Mirren, la governante Mrs Wilson, Eileen Atkins, la cuoca Mrs Croft… Con quella di Meggie Smith, il film si è guadagnato sei candidature agli Oscar 2002.