S.O.S.-Summer of Sam

Estate 1977, la più calda del secolo a New York. Amori, odi e intolleranze si intrecciano nella comunità italoamericana di Brooklyn, mentre in zona un killer psicopatico fa strage di donne con una 44 magnum.

Dopo un breve entusiasmo e un momento di fortuna modaiola (entrambi conclusi con Malcolm X), Spike Lee sembra caduto in disgrazia agli occhi del pubblico e della critica. A volte non senza qualche ragione, ma non nel caso di
Summer of Sam
, sorta di ambizioso riepilogo dell’intera opera del regista. Più barocco del solito, con forse troppa carne al fuoco (serial killer e italoamericani, discomusic e blackout/apocalisse: c’è materiale per altri dieci film),
S.O.S.
sposta l’attenzione dai neri agli italiani, ma la protagonista rimane sempre la Grande Città, con intenti che – ormai da qualche tempo – sono più storici che politici.

Non tutto funziona, il lato macabro è forse compiaciuto, ma la galleria di strampalati personaggi, le musiche d’annata, i colori contrastatissimi fortificano gli intenti visionari del regista. Un film vero, tra molti film di plastica: al moralismo letterario ed estenuato di
Magnolia
preferiamo la carne e il sangue di Lee (o dell’ultimo Scorsese).
(emiliano morreale)

All the invisible children

Il disagio infantile nel mondo immortalato da sette prospettive differenti e in sette Paesi diversi. Filo conduttore di tutte le vicende è il degrado e l’incomprensione a cui sono sottoposti i bambini. L’incasso della pellicola è stato devoluto al World Food Programme e all’Unicef.

Inside Man

Quattro malviventi travestiti da imbianchini entrano in una banca di New York, il Manhattan Trust, prendendo in ostaggio cinquanta persone tra clienti e dipendenti. Il caso viene affidato al negoziatore della polizia Keith Frazier, ancora coinvolto in un caso di corruzione. All’interno dell’istituto i ladri fanno spogliare gli ostaggi e gli ordinano di indossare i loro stessi indumenti (tute e maschere bianche, opportunamente introdotte). Nessuno, in questo modo, capirà chi è l’altro. I contatti tra autorità e rapinatori tardano a essere stabiliti e le successive richieste dei malviventi sono troppo assurde per essere prese in considerazione. Il caso appare da subito anomalo…

La recensione

Una banca che cela un segreto. Una banda di rapinatori determinati. Un detective che si deve riscattare. Questi gli elementi che si intrecciano a formare la trama del nuovo joint firmato Spike Lee. C

Lei mi odia

Per chi ha qualche dimestichezza con la sua filmografia, non è una novità che Spike Lee abbia sempre tentato di tastare il polso all’evoluzione del costume e della morale americani. Il mondo del basket
(He Got Game),
della televisione
(Bamboozled),
la vita di strada degli spacciatori neri
(Clockers)
e la riflessione sulla coscienza degli afroamericani
(Bus – In viaggio),
sono solo alcune delle tappe e dei temi della meditazione storico-sociale del regista sul suo Paese, che ha avuto l’esito più maturo ne
La 25ª ora.

Questa volta gli intenti di critica e gli agganci alla cronaca sono più scoperti che mai. Ispirato dagli scandali finanziari degli ultimi anni (i casi Enron e Worldcom su tutti), che hanno visto il crollo di giganti mondiali causato dall’avidità e amoralità del management, Lee opta esplicitamente per il pamphlet accusatorio del deficit etico della società americana, e lo fa quasi con i toni della commedia.

Protagonista è John Armstrong, «Jack» (Anthony Mackie), giovane e devoto manager di una multinazionale farmaceutica che vuole brevettare prematuramente un vaccino contro l’Aids. Il suicidio del ricercatore capo gli farà scoprire le frodi azionarie e le sottrazioni illecite del presidente Powell (Woody Harrelson). Jack fa una denuncia anonima alla Sec ma i suoi capi lo scoprono e lo licenziano in tronco, cercando in seguito di addossargli la responsabilità del crack in borsa. La sua vita sembra finita: non trova più lavoro e per giunta il suo conto è stato congelato dalla sua ex società. La svolta gli arriva in casa con la sua ex ragazza Fatima (Kerry Washington) ora lesbica convinta e donna d’affari di successo. Lei e la sua compagna Alex (Dania Ramirez) gli propongono una transazione: soldi cash perché lui le «insemini». Essere trattato come macchina riproduttiva non fa piacere, soprattutto se amavi la donna che adesso ti chiede un figlio da crescere con un’altra donna. Ma i soldi comprano anche l’orgoglio, e se poi la faccenda è trasformata in un business redditizio dalla stessa Fatima, ci si adatta: in fondo 10.000 dollari a missione, per inseminare un plotone di lesbiche con un imprenditoriale istinto materno, sono un bell’affare.

Intanto sul piano giudiziario le cose si mettono male: Jack viene arrestato e finisce sotto processo. Ma in aula saprà riscattare la sana coscienza dell’onesto americano e bacchettare l’ipocrisia del potere.

Lee, sono parole sue, ha «voluto sollevare degli interrogativi sul declino della morale e dell’etica in America» ma si è lasciato prendere la mano da uno schematismo didascalico, con un risultato ambiguo e contraddittorio nella forma e nel contenuto. Nella forma, perché l’opera parte come film di impegno civile (geniali i titoli di testa, con le immagini «fluttuanti» dei dettagli delle banconote, quasi una storia iconografica dell’America rooseveltiana); vira verso la commedia (spassosa la fase delle trattative e degli amplessi); e chiude con la soluzione più compiacente e buonista (la famiglia felice, babbo-due mamme-e figli). Nel contenuto, perché associando la denuncia della corruzione dei valori economici con quella dei valori sessuali e identitari, Lee ha posto dei nessi causali interessanti ma in cui non ha saputo districarsi, non approfondendo così né l’uno né l’altro tema. E infatti, nei punti chiave, l’impressione fastidiosa è quella dell’eccesso, ora verso una sbrigativa retorica dell’indignazione, ora verso una superficiale faciloneria nell’affrontare l’omosessualità come scelta (per lei) o come privazione (per lui), o la paternità-maternità in una famiglia omo-etero, fino allo stesso rapporto fra i sessi «rovesciato» dal denaro.

Il ritmo tiene, certo, qualche personaggio strappa un sorriso (Turturro, boss rassegnato al declino che fa l’imitazione di Marlon Brando nel
Padrino)
ma da Spike Lee era lecito aspettarsi di più.
(salvatore vitellino)

Guarda alcune

immagini
tratte da
Lei mi odia

Malcolm X

Biografia del leader nero Malcolm X, assassinato il 21 luglio del 1965. Dopo una ben misera infanzia trascorsa in Nebraska, dove la sua famiglia ha dovuto subire le persecuzioni del Ku Klux Klan, Malcolm Little intraprende la via del crimine a New York. Finito in prigione, Malcolm si converte alla religione islamica e prende la decisione di dedicare la propria vita alla causa del popolo nero. Il più grande difetto del film sta nell’eccessiva lunghezza. Una biografia-fiume, un po’ troppo prolissa, lenta e verbosa, ma non priva di momenti di grande cinema. Superba l’interpretazione di Denzel Washington.
(andrea tagliacozzo)

Mo’ Better Blues

Bleek Gilliam è un grande trombettista, ma anche un egoista e un figlio di buonadonna. Tratta male le sue compagne e rischia di bruciarsi. Di certo il suo manager, arruffone e giocatore d’azzardo, non lo aiuta. Elegantissimo, sopraffino, magistrale e un po’ frigido come il jazz dei fratelli Marsalis che lo sostiene, fu il primo film «ripulito» del primo regista afroamericano di successo. Ed è anche un bel film: sincero, trascinante, dominato da una passione e da un ritmo notevoli. Certo, è un’operazione di grande compromesso, con una fotografia smagliante, attori bravissimi e bellissimi (tranne Lee stesso, che bello non è), una regia sinuosa… Insomma, perfino un po’ leccato e prevedibile. Ma possiede una sensualità vera, e ci trasporta in un mondo e in un mood che pochi hanno saputo raccontare.
(emiliano morreale)

Miracolo a Sant’Anna

Miracolo a Sant’Anna è ambientato in Toscana nel 1944. È la storia di quattro soldati neri americani della 92a Divisione Buffalo Soldiers dell’esercito statunitense – interamente composta da militari di colore – che rimangono bloccati in un piccolo paese al di là delle linee nemiche, separati dal resto dell’esercito, dopo che uno di loro ha rischiato la vita per trarre in salvo un bambino italiano. Asserragliati sulle montagne toscane con i tedeschi da un lato ed i superiori americani incapaci di gestire gli eventi dall’altro, i soldati riscoprono una dimenticata umanità tra gli abitanti del paese, insieme ad un gruppo di partigiani e grazie all’innocenza ed al coraggio del bambino italiano, il cui affetto dona loro un segnale di speranza per riuscire ad andare avanti. Mentre il dramma della II Guerra Mondiale infuria, italiani, americani e tedeschi imparano il vero significato di amicizia e coraggio.

La 25ª ora

Monty Brogan (Edward Norton) è uno spacciatore. Qualcuno, forse la sua ragazza, ha fatto la spia alla polizia, che ha trovato la droga nel divano di casa sua. Ora ha 24 ore per salutare tutti e andare per sette anni in prigione. La giornata più lunga e allo stesso tempo più corta della sua vita. Cosa fare? Chi salutare? Cosa dire? Il tempo è tiranno e ormai non c’è più certezza, se non quella di andare in carcere. Monty cerca di recuperare il rapporto con il padre e passa la maggior parte della giornata con i suoi due più cari amici: un broker di Wall Street e un professore di letteratura inglese. E poi con la sua città, con la sua Manhattan, ancora scossa dall’11 settembre, ma sempre affascinante e piena di charme. Una città multicolore, multilingue, piena di contraddizioni e odio, che sa però stringersi in un’unica anima nel momento dell’emergenza. Monty è tormentato dal fatto che possa essere stata la sua ragazza a tradirlo, ma forse… Spike Lee torna alla regia con un grande film, un pugno allo stomaco per emotività, poesia, romanticismo, disillusione e intimità. Tratto dal libro di David Benioff, che ha scritto anche l’adattamento cinematografico, la pellicole vive su due storie parallele: quella del protagonista Monty Brogan e quella dell’altra protagonista, Manhattan. Una più personale e intima, l’altra corale. Una che sta scivolando verso il basso senza alcun tipo di scampo e l’altra che lotta per risalire. Una pellicola sulla vita e sulle possibilità di riscattarsi quando ormai è troppo tardi. Un gran bel film, girato come solo Spike Lee sa fare: montaggio originale, musiche perfette, fotografia accattivante, cast impeccabile. E poi: «Potete cambiare la vostra intera vita in un solo giorno?».
(andrea amato)

Fa’ la cosa giusta

In quartiere di Brooklyn abitato in prevalenza da neri, l’italo-americano Sal manda avanti con profitto la sua pizzeria, aiutato dai figli Vito e Pino, spesso intolleranti con i vicini di colore. In un’afosa giornata d’estate, le tensioni razziali, a lungo represse, inevitabilmente esplodono. Eccellente regia di Spike Lee, presente nel film anche come attore nei panni di Mookie, il garzone di pizzeria. Il film, duro e senza compromessi, è stato quasi un anticipatore dei tumulti scoppiati a Los Angeles qualche anno dopo.
(andrea tagliacozzo)