In the Bedroom

Frank è figlio unico, ragazzo modello, iscritto ad architettura, torna per le vacanze nel paese dei suoi genitori, nel Maine. Qui incontra una donna madre di due figli, appena separata da un marito violento. Frank si innamora e, nonostante i consigli dei genitori, decide di vivere con la sua fidanzata e lasciare l’università per un anno. I suoi genitori, nonostante tutto, cercano di essere comprensivi, ma un’orribile tragedia si abbatte su questa tranquilla famiglia borghese della provincia americana. I due genitori cinquantenni si trovano a dover elaborare un dolore che non avevano assolutamente previsto di affrontare, talmente forte e inaspettato che rischia di separare anche loro. Solo l’errore peggiore riuscirà a riavvicinarli. Simile per alcuni versi a
La stanza del figlio
di Nanni Moretti,
In the Bedroom
risulta molto più superficiale, scadendo terribilmente in un finale grottesco e ingiustificato. Per tre quarti del film la storia regge bene, con grandi interpretazioni di Sissy Spacek e Tom Wilkinson, ma negli ultimi venti minuti il regista Field riesce a rovinare tutto. Candidato a cinque premi Oscar (attrice protagonista, attore protagonista, attrice non protagonista, sceneggiatura non originale e film),
In the Bedroom
potrebbe definirsi una buona occasione mancata.
(andrea amato)

Crimini del cuore

In un paese del Mississippi, la non più giovanissima Lenny vive assieme al nonno. In occasione del suo compleanno, le sorelle Meg e Babe arrivano per festeggiarla. Con loro, nella vecchia casa paterna, tornano improvvisamente a galla ricordi, rimpianti e antichi rancori. Tratto dall’omonima commedia di Beth Henley vincitrice del prestigioso premio letterario Pulitzer. Bravissime le attrici, ma l’origine teatrale del film, inevitabilmente statico e claustrofobico, è palese. (andrea tagliacozzo)

Hot Rod

Il giovane Rod sogna di diventare un famoso stunt-man, così potrà dimostrare al patrigno Frank il suo coraggio. Per questo il ragazzo si allena incessantemente con il suo motorino, finendo però spesso a mangiare la polvere. Quando Frank si ammala seriamente, Rod ha l’occasione che in fondo cercava: decide di prendere parte a uno spettacolo acrobatico, con gli incassi del quale potrà pagare la costosa operazione di cui l’uomo ha bisogno…

La ragazza di Nashville

La storia dalle stalle alle stelle della cantante country Loretta Lynn è una tra le migliori biografie musicali mai realizzate, nonostante nell’ultima parte scivoli un po’ su qualche dettaglio “down side”. La Spacek ha vinto il meritatissimo Oscar (ha cantato senza playback), ma Jones, la D’Angelo, Helm (il batterista di The Band) sono altrettanto bravi. Sceneggiatura di Tom Rickman.

Tre donne

Film suggestivo, lunatico, anche se provocatorio, su una strana ragazza (Spacek) che lavora in un ospizio e si affeziona morbosamente alla sua collega (Duvall), che crede di avere una vita sociale esuberante. La trama consiste nel loro rapporto, e nel coinvolgimento di una donna tranquilla e disillusa (Rule). Pellicola ipnotica per i fan di Altman, difficoltoso per gli altri; un film del tutto anticonvenzionale. Panavision.

J.F.K. – Un caso ancora aperto

Stati Uniti, 1963. Il procuratore Jim Garrison, poco convinto delle tesi che vogliono il Presidente Kennedy ucciso da un assassino solitario, l’ex marine Lee Harvey Oswald, apre un’inchiesta per smascherare le fila di un eventuale complotto. Tipico film alla Oliver Stone, impostato come una lunga, appassionata, interminabile requisitoria di tre ore, ricca di dati, supposizioni e, probabilmente, qualche azzardo storico. Si tratta, comunque, della migliore regia del discusso cineasta americano, che riesce a mescolare abilmente le scene del film alle immagini di repertorio (alcune vere, altre ricostruite con la tecnica del documentario) riuscendo a creare un’opera altamente spettacolare, cinematografica, ma allo stesso tempo di un realismo impressionante. Oscar 1991 al montaggio (davvero straordinario) e alla fotografia (di Robert Richardson).
(andrea tagliacozzo)

Carrie – Lo sguardo di Satana

Oppressa da una madre ossessiva e bigotta, Carrie è diventata una ragazza introversa e complessata, lo zimbello della scuola. La sensibile Sue, compagna di classe della giovane, convince il proprio ragazzo ad invitare Carrie, che non sa di essere in possesso di facoltà paranormali, alla festa di fine corso. Regia virtuosistica di Brian De Palma (da manuale l’uso estenuante del ralenti nella sequenza della festa), anche se la sceneggiatura, tratta dal libro di Stephen King, è tutt’altro che memorabile. Amy Irving, John Travolta e Nancy Allen torneranno, in film diversi, a lavorare con il regista (la Allen, nel ’79, diventerà addirittura sua moglie). (andrea tagliacozzo)

Missing – Scomparso

In un Paese del Sud America, durante un colpo di Stato, Charles Horman, giovane cittadino americano, scompare misteriosamente. Sulle tracce del ragazzo si mette dapprima la moglie Beth, quindi il padre Ed, uno stimato affarista di New York. Tra i migliori lavori del regista Costa-Gavras, da sempre interessato a tematiche d’impegno civile. La sceneggiatura, tratta dal libro di Thomas Hauser, vinse l’Oscar. Le musiche sono composte da Vangelis. (andrea tagliacozzo)

Una donna: una storia vera

Divorziata, madre di tre figli, l’ancor giovane Marie, grazie all’intercessione di un suo ex compagno di scuola, trova un posto all’interno del ministero della Giustizia. Raggiunta in breve tempo una posizione di riguardo, la donna si accorge di essere stata usata a sua insaputa dall’amico e dal Governatore per i loro loschi scopi. Film di solido professionismo, ma prevedibile, ispirato, come suggerisce il titolo, a un fatto realmente accaduto. Ottima l’interpretazione di Sissy Spacek (candidata con poca fortuna all’Oscar).
(andrea tagliacozzo)

Una storia vera

Per andare a trovare il fratello colpito da un infarto (e col quale ha litigato molto tempo addietro), Alvin Straight si mette in viaggio dall’Iowa al Wisconsin su un piccolo trattore tagliaerba.

In apparenza, l’inversione di marcia di un grande visionario «nero»; ma, superato lo shock iniziale, ci accorgiamo subito che Lynch continua il suo scavo nelle vene profonde dell’America, muovendo da tinte pastello – che però sono anche quelle dell’iperrealismo di Segal (gli interni) – e allargando il respiro per giungere a Whitman e a Twain. Il viaggio, cocciuto e insensato, del protagonista verso la casa del fratello è in piccolo la follia di Achab, di certi personaggi di Hawthorne, di Wakefield che una mattina andava via di casa senza motivo e dopo alcuni decenni, senza motivo, vi ritornava.

Mai Lynch era stato così «religioso», mai aveva inquadrato le strade e i campi così dall’alto, con uno sguardo paragonabile solo a quello dell’ultimo Malick. La faccia di Richard Farnsworth, morto suicida poco dopo l’uscita del film, è indimenticabile.
(emiliano morreale)