No Man’s Land

Durante la guerra in Bosnia due soldati, Ciki e Nino, uno bosniaco e l’altro serbo, si ritrovano bloccati in una trincea morta a metà tra i due fronti nemici, una «terra di nessuno». Inizialmente i due ex-jugoslavi sembrano superare l’idiozia di quella guerra che non sentono e non vogliono, ma alla fine vengono inghiottiti dalla spirale di violenza che ha distrutto il loro paese. Un sergente francese delle Nazioni Unite, stanco dell’indecisionismo occidentale, interviene per salvare i due soldati e per sentirsi utile in una missione impossibile. Però, anche il buon samaritano francese viene sconfitto da un gioco più grande di lui, quello della comunicazione. Premiato al Festival di Cannes per la migliore sceneggiatura,
No Man’s Land
è uno spaccato agrodolce di una guerra violenta e insulsa, che nessuno sa bene chi ha iniziato, ma in cui tutti hanno perso. Anche l’Occidente.
(di andrea amato)

Mr. & Mrs. Bridge

Da due novelle di Evan S. Connell, Mrs. Bridge , del ’59, e Mr. Bridge , scritto dieci anni più tardi. La vicenda è ambientata a Kansas City, negli anni Quaranta, dove i coniugi Harriet e India Bridge vivono assieme ai tre figli. Lei, ingenua e un po’ infantile, è completamente dominata dall’autoritario marito. Stilisticamente calligrafico e curatissimo fino alla leziosità, in puro stile Ivory, un film decisamente involuto che alla lunga mostra un po’ la corda e finisce per annoiare. Ma la Woodward, sempre eccellente, ottenne una meritata nomination all’Oscar. (andrea tagliacozzo)

La ballata del caffè triste

Nel Sud degli Stati Uniti, mentre la grande depressione che sta sconvolgendo il Paese, una donna non più giovanissima, dal carattere burbero e autoritario, tira avanti producendo clandestinamente alcolici. L’arrivo del cugino, che la convince ad aprire un caffè shop, le cambierà l’esistenza. Il film, tratto dalla pièce che Edward Albee aveva realizzato ispirandosi all’omonimo racconto di Carson McCullers, è prodotto da Ismail Merchant e dal regista James Ivory. La confezione è raffinata, gli interpreti sono straordinari, ma le origini teatrali si sentono fin troppo. (andrea tagliacozzo)

Quattro matrimoni e un funerale

Quattro matrimoni e un funerale

mame cinema QUATTRO MATRIMONI E UN FUNERALE - STASERA IN TV scena
Una romantica scena del film

Un gruppo di amici scapoli alle prese con quattro matrimoni e un funerale. In particolare, Charles (Hugh Grant) ha a che fare con qualcosa di più: lo strano rapporto con una donna appena conosciuta, Carrie (Andie MacDowell). Ma c’è un’altra donna nella sua vita: Henrietta (Anna Chancellor), una sua ex fidanzata incontrata al secondo matrimonio del film. Che cosa farà quindi Charles? Inseguirà Carrie, la donna misteriosa e imprevedibile, o cederà alle convenzioni e tornerà da Henrietta, pronta ad accoglierlo tra le sue braccia? E se ci fosse anche un’altra giovane, in attesa che Charles la noti?

Nel cast anche John Hannah, Simon Callow, James Fleet, Kristin Scott Thomas, David Bower e Rowan Atkinson.

Curiosità

  • Quattro matrimoni e un funerale è stato un successo inaspettato. Infatti, il film ha incassato 244 milioni di dollari, diventando così il primo film britannico per incassi.
  • Il film è stato girato interamente nel Regno Unito. Tra le locations: Albury Park (Guildford, Surrey), National Film Theatre (Londra), South Bank Centre (Londra), Old Royal Naval College (Londra).
  • La pellicola verrà trasformata anche in una serie tv. Lo hanno annunciato infatti i vertici di Hulu, la piattaforma di streaming online americana. Mindy Kaling, dopo la sua sitcom The Mindy Project, si occuperà di quest’altro progetto.
  • Hugh Grant rischiò di non entrare a far parte del film, in quanto ritenuto “troppo bello”. Richard Curtis, autore della sceneggiatura, credeva che un uomo come Grant non sarebbe stato credibile nel ruolo di uno scapolo imbranato con le donne. Fu il produttore Duncan Kenworthy a convincere Curtis ad assumere Grant.

Camera con vista

Agli inizi del Novecento, una ricca e giovane inglese, in visita a Firenze, s’innamora di un connazionale di più modeste origini. Una volta tornati in Inghilterra, le differenze sociali sembrano porre un insormontabile ostacolo alla loro unione. Confezione impeccabile per uno dei migliori (anche se assai sopravvalutato) film di James Ivory, interpretato da un cast a dir poco eccellente (a partire da Maggie Smith). Oscar 1986 alla sceneggiatura non originale (tratta da un romanzo di E.M. Forster), alle scenografie e ai costumi; altre quattro nomination e una pioggia di premi. Ivory tornerà nuovamente ad attingere da un’opera dello scrittore inglese per il successivo Maurice. (andrea tagliacozzo)

Jefferson in Paris

Mentre ha l’incarico di ambasciatore degli Stati Uniti in Francia nel decennio 1780-90, Thomas Jefferson (Nolte), vedovo, incomincia con l’innamorarsi di un’inglese di origine italiana (Scacchi), ma poi si sente attratto verso una giovane schiava di colore (Newton) che fa parte del suo personale domestico; nel frattempo, sua figlia, dotata di una forte volontà, sembra voler essere l’unica donna della sua vita. La storia è raccontata in flashback da Jones, nella parte di un uomo di colore libero che sostiene di essere figlio di Jefferson. Dramma ambizioso, ben strutturato ma lungo e lento.

Maurice

Produzione della Merchant-Ivory tipicamente elaborata da un’opera letteraria (di E. M. Forster) sulla formazione di un giovane inglese negli anni Dieci, che si trova a confrontarsi con la propria omosessualità. Realizzato con cura ed estremamente ben recitato… ma troppo lungo. Helena Bonham Carter appare in un cammeo. Una nomination agli Oscar per i costumi.