Quando c’era Silvio

C’era una volta un omino, più largo che lungo, tenero e untuoso come una palla di burro, con un visino di melarosa, una bocchina che rideva sempre e una voce sottile e carezzevole, come quella d’un gatto che si raccomanda al buon cuore della padrona di casa. Conduceva un carro tirato da dodici pariglie di ciuchini, tutti della medesima grandezza, ma di diverso pelame. Tutti i ragazzi, appena lo vedevano, ne restavano innamorati e facevano a gara nel montare sul suo carro, per essere condotti da lui in quella vera cuccagna conosciuta nella carta geografica col seducente nome di Paese dei Balocchi. Questo ci raccontava Collodi nel suo
Pinocchio.

C’era una volta invece un altro omino, che in un paese chiamato Italia a cavallo tra il ventesimo e il ventunesimo secolo dominò per undici anni la scena mediatica e politica. Anch’egli più largo che alto, ascese all’olimpo del potere economico venendo dal nulla; poi costruì palazzi e città, comprò tv e squadre di calcio, sino a che un giorno scelse di impegnarsi in politica abbagliando la gente con i suoi sogni in multicolor. Finì che salì al governo e ci rimase a lungo, spaccando in due l’opinione pubblica e suscitando lo stupore e lo sconcerto dei media internazionali.

Andò più o meno così. Ma la domanda legittima è: come sarà davvero ricordato Berlusconi dalla storia? È ciò che si chiede l’atteso
Quando c’era Silvio, storia del periodo berlusconiano,
un film scritto da Beppe Cremagnani ed Enrico Deaglio e diretto da Ruben H. Oliva.
A tutti gli effetti è il primo film-documentario su Silvio Berlusconi e la sua scalata, dalle prime fortune economiche alla scelta di impegnarsi in politica, ricco di immagini inedite e rarissime, interviste originali, documenti visivi mai proposti prima e riprese senza censura dell’Italia di oggi.

E se i più sprovveduti resteranno certamente spiazzati, i più preparati potranno solo ridere per vincere l’ansia davanti a certe immagini e certe verità. Come quelle della villa di Arcore e il suo incredibile mausoleo, dove il capo vuole essere seppellito come il faraone Tutankamen, con gli amici che gli giurano fedeltà a fargli da corona, o la vera storia del capomafia di Palermo che gli fece ufficialmente da stalliere, il cambiamento del suo corpo, l’ossessione per la statura, la calvizie, il peso forma, e la bizzarra idea di un artista che espone in una galleria d’arte svizzera un sapone prodotto con del grasso avanzato da un lifting a Silvio ed emblematicamente chiamato «Mani pulite».

E poi c’è la crescita della sua ricchezza (parallela alla crisi economica del Paese), ottenuta con lo sconvolgimento del parlamento e del sistema mediatico, l’Italia che lascia – dopo cinque anni di governo – ripresa nella sua cronaca quotidiana, quindi le motivazioni della sentenza che ha condannato a nove anni per mafia a Palermo il suo braccio destro Marcello Dell’Utri dopo un processo semisconosciuto durato sette anni.

Per la prima volta inoltre viene mostrato il documento integrale della «giornata dello scandalo» del premier italiano al parlamento europeo di Strasburgo («è bastato chiedere i nastri al parlamento e dopo pochi giorni ce li hanno inviati» ha confessato Deaglio, segno che su certe cose persiste un tabù mediatico che nessuna tv ha avuto il coraggio di abbattere).

Girato in sette mesi alla vigilia delle elezioni politiche che decideranno del suo futuro,
Quando c’era Silvio
è un film di assoluta attualità e da conservare «a futura memoria», nato, per ammissione degli stessi autori, dall’idea di fare la cronaca di un personaggio storico. E di provare, nello stesso tempo, a estraniarsi, a immaginare un film che possa essere visto ora, ma anche tra dieci o vent’anni.

Originale nella sua concezione, è un «docu film» che unisce diversi generi: dalla fiction al reportage alla grahic art alla scoperta di repertorio assolutamente inedito ed è anche la dimostrazione della possibilità di uscire dalle costrizioni che oggi limitano in Italia il mondo televisivo, di raccontare senza censura e di trovare i protagonisti e i testimoni diretti: pochi i commenti, molti i fatti.

Perché film su Berlusconi, la sua storia, il suo impatto sulla società italiana o anche documenti visivi di controinformazione, finora in Italia non ne sono usciti.

E i motivi sono molteplici. In primo luogo, la potenza reale dello stesso Berlusconi nell’industria di produzione e distribuzione cinematografica, che ha fatto desistere tutti; in secondo luogo una sorta di divieto a trattare la materia da parte delle reti televisive, cui poteva essere destinato un prodotto per la visione di un vasto pubblico; in terzo luogo una sagace e scientifica opera di ritiro dal mercato – a opera dello stesso Berlusconi – del materiale audiovisivo che non aveva la sua approvazione. Sono spariti così dai giornali interi archivi di fotografie di cronaca, materiale girato in occasioni pubbliche ed è stato messo al sicuro tutto quanto veniva considerato non confacente all’immagine pubblica dell’industriale diventato uomo politico.

L’unico settore della comunicazione che ha potuto esprimersi sul Protagonista, è rimasto quello dell’editoria che è stata tanto proficua che a oggi i libri su Berlusconi, in maggioranza saggi e inchieste, sono più di cento, scritti dai nomi più noti del giornalismo italiano ed europeo. Alcuni di questi libri hanno raggiunto il rango di best seller, ma non hanno trovato mai uno sbocco televisivo o cinematografico, quasi che questo fosse il confine da non varcare assolutamente; quasi che si volesse assolutamente segnare un confine tra «consumo intellettuale» e «consumo di massa».

Per tutte queste ragioni il film uscirà su dvd (con in allegato il libro
Berlusconeide 5 anni dopo
ricco di testi, documenti, notizie, preveggenze e informazioni da tenere presenti per il futuro) e sarà in vendita, fino al 3 marzo, in tutte le edicole italiane e negli 89 punti vendita Feltrinelli. Il dvd da solo sarà invece in vendita a partire dal 7 marzo nei punti vendita home video.
(gabriele lunati)

Il caimano

Bruno (Silvio Orlando) è un produttore di film di serie Z ormai in disarmo. Durante una rassegna dedicata al genere, una giovane regista (Jasmine Trinca) gli consegna la sceneggiatura de
Il caimano,
film dedicato all’ascesa di Silvio Berlusconi, dagli inizi come costruttore ai processi tuttora in corso. La sceneggiatura parte dalla domanda che molti italiani vorrebbero rivolgere al Presidente del Consiglio: «Cavaliere, dove ha preso i soldi?». La lavorazione del film incontra numerosi ostacoli di carattere economico, perché Bruno non naviga certo nell’oro. Teresa, la regista, vorrebbe che a interpretare Berlusconi fosse Nanni Moretti (se stesso), ma questi rifiuta perché impegnato a girare una commedia e scarsamente convinto dell’utilità di girare un film del genere. «Cosa vuoi raccontare – spiega a Bruno – che gli italiani non sappiano già?». Marco Pulici (Michele Placido) accetta allora di essere lui a impersonare il Presidente del Consiglio ma alla vigilia del primo ciak lascia Bruno e Teresa in braghe di tela. Alla fine a interpretare Berlusconi sarà proprio Nanni Moretti.

L’irresistibile ascesa di Silvio Berlusconi ha preso il via da un ingentissimo finanziamento dalla natura misteriosa ed è proseguita con una «discesa in campo» finalizzata a salvare le sue aziende dal tracollo economico e se stesso da condanne penali più o meno certe. Questo ci racconta
Il caimano,
il nuovo film di Nanni Moretti ma anche il film la cui lavorazione ne occupa buona parte, attraverso l’artificio del «film nel film».

Il regista romano torna ai toni della commedia, abbandonati in occasione de

La stanza del figlio,
per realizzare una pellicola antiberlusconiana ma non faziosa. Le tragicomiche vicende di Bruno, produttore di impedibili film ultratrash come
Mocassini assassini, Il balio asciutto
e
Maciste contro Freud
sono il pretesto per mostrare, anche attraverso immagini di repertorio (rivedere il discorso di insediamento alla presidenza del Parlamento Europeo, durante il quale disse a un parlamentare tedesco che l’avrebbe visto bene nel ruolo di kapò, mette quasi i brividi) chi è l’uomo che per cinque anni ha governato l’Italia e si candida a farlo nuovamente.

La visione di Moretti non è certo imparziale, ma uno dei pregi principali di questo film è il fatto che nessuno dei suoi personaggi esprime giudizi nei confronti di Silvio Berlusconi: il regista sembra voler lasciare quest’onere allo spettatore, mettendolo semplicemente di fronte a fatti la cui veridicità è stata ampiamente appurata e a frasi realmente pronunciate dal premier. La grande sorpresa è costituita dal fatto che è lo stesso Moretti, sia pur per una sola scena (ma è quella finale, la più importante) a vestire i panni di Berlusconi, mentre nelle scene in cui Bruno immagina il «suo» film il ruolo è stato affidato a un somigliantissimo Elio De Capitani.

Il caimano
è un film complesso, in cui si intersecano tre diversi piani narrativi: la storia di Bruno, il film che lui immagina e quello che invece gira. All’interno del primo si ride spesso e volentieri, per il sollievo di chi pensava che dopo
La stanza del figlio
l’era delle commedie morettiane fosse finita per sempre. Il secondo mostra invece il lato più umano ma anche più inquietante di Berlusconi (quello populista, furbetto, imbonitore) spingendo lo spettatore a chiedersi come sia possibile che un personaggio del genere venga democraticamente eletto alla guida dell’Italia. Il terzo piano narrativo, infine, consiste quasi esclusivamente in un finale molto forte, che preferiamo non svelare.

Un film da vedere, perché la vicenda di Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio per cinque anni e candidato a diventarlo di nuovo, riguarda tutti.

Numerosi i cameo e i piccoli ruoli affidati a navigatori di lungo corso del cinema italiano: Giuliano Montaldo, Antonio Catania, Valerio Mastandrea, Anna Bonaiuto, Stefano Rulli, Paolo Virzì, Paolo Sorrentino, Carlo Mazzacurati, Matteo Garrone, Renato De Maria e un’irresistibile Tatti Sanguineti nel ruolo del critico Peppe Savonese.
(maurizio zoja)

Silvio Forever

E poi, col tempo, tutto ha cominciato a ruotare sempre di più intorno a lui. Solo a lui. Ossessivamente a lui: Silvio Berlusconi. Che, comunque la si pensi, al di là dei meriti per cui lo osannano e dei demeriti per cui lo disprezzano, è uno strepitoso personaggio della commedia dell’arte, capace di offrire miriadi di spunti per un’avventura cinematograficamente immaginabile…

Nessuno è più rappresentativo dell’Italia di oggi quanto il Cavaliere. Destinato per le sue gesta, che mandano in delirio chi lo adora e fanno inorridire chi lo detesta, a rappresentarci in patria e all’estero per molto tempo. Anche indipendentemente dalla tenuta del suo governo e dal suo destino personale, che alcuni sognano al Quirinale, altri ai caraibi…