Alien – The Director’s Cut

Dopo aver fatto tappa su un pianeta sconosciuto, su cui è stata attirata a causa di una falsa richiesta d’aiuto, l’astronave Nostromo prosegue nel suo viaggio. Quest’ultimo viene però funestato dalla presenza a bordo di un alieno, incubatosi all’interno del corpo di uno dei membri dell’equipaggio. La mostruosa creatura stermina a uno a uno tutti gli astronauti, l’unica a opporre resistenza è Helen Ripley, un coraggioso ufficiale in seconda.

Ventiquattro anni dopo la sua prima uscita nelle sale, uno dei capolavori di Ridley Scott torna sul grande schermo con circa cinque minuti di scene inedite e una colonna sonora ricostruita su sei piste in surround. Dopo decine di passaggi televisivi, il ritorno di
Alien
nei cinema fornisce l’occasione, soprattutto ai più giovani, di visionare sul grande schermo uno dei migliori film di fantascienza della storia del cinema. «Per vedere
Alien
come si deve bisogna vederlo nel buio della sala», ha detto lo stesso Ridley Scott, aggiungendo che la nuova edizione del suo secondo film è stata l’occasione per aggiustare dettagli che, rivedendo il film a distanza di tanto tempo, gli erano sembrati passibili di miglioramento. Tra le sequenze inedite, la scena in cui Ripley (Sigourney Weaver) scopre i resti di due compagni morti e uno scontro fisico della stessa Ripley con Lambert (Veronica Cartwright). Niente di rivoluzionario, insomma. La versione
director’s cut
di
Alien
non ha quindi la stessa portata di quella realizzata nel 1991 su
Blade Runner.
In quel caso il diverso finale e l’eliminazione del commento
off
contribuirono a creare un film diverso rispetto all’originale. In questo caso invece l’operazione serve «soltanto» a riportare nelle sale un film nato e realizzato per il grande schermo, la cui visione cinematografica non teme confronti nemmeno con il più sofisticato dvd.
(maurizio zoja)

Avatar

Jake Sully è un ex Marine costretto a vivere su una sedia a rotelle. Nonostante la disabilità fisica, nel cuore Jake è rimasto un combattente. Viene arruolato e, dopo un viaggio di alcuni anni luce, raggiunge l’avamposto degli umani su Pandora, dove un consorzio di aziende è impegnato nell’estrazione di un raro minerale, indispensabile per risolvere la crisi energetica sulla Terra. Poiché l’atmosfera di Pandora è tossica, è stato sviluppato il Programma Avatar, che permette di collegare la coscienza umana a un avatar, cioè un corpo biologico guidato a distanza, in grado di sopravvivere all’atmosfera letale del pianeta. Questi avatar sono ibridi geneticamente modificati in cui il DNA umano è stato mescolato con quello della popolazione indigena di Pandora… i Na’vi.

Rinato nel corpo di un avatar, Jake può camminare di nuovo e dare inizio alla missione che gli è stata assegnata: infiltrarsi nel mondo dei Na?vi, che sono diventati un serio ostacolo per le attività estrattive del prezioso minerale. Ma una bellissima donna Na’vi, Neytiri, gli salva la vita e questo cambia tutto. Jake viene accolto nel suo Clan e impara ad essere uno di loro, dopo avere superato molte prove e vicissitudini.
Man mano che il rapporto tra Jake e la riluttante insegnante Neytiri si approfondisce, l’uomo impara a rispettare i Na’vi e il mondo in cui vivono e, alla fine, si schiera dalla loro parte. Presto Jake dovrà affrontare la prova finale, guidando i Na’vi in una battaglia epica che deciderà il destino di un mondo intero.

Dodici anni dopo ‘Titanic’, Cameron dirige un progetto ancora più ambizioso e costoso (500 milioni di dollari) efacendo un uso eccellente del 3D Delude, invece, la banalità della sceneggiatura che riduce tutto a un messaggio ecologico ingenuo e prevedibile, lontano mille miglia dalla profondità che la stessa Hollywood aveva saputo toccare. Successo planetario al botteghino (2 miliardi e 700 milioni di dollari) .Ben 9 nomination agli Oscar del 2009 ma ‘solo’ tre statuette (per Scenografia, Effetti speciali e Fotografia), con Cameron che viene battuto neri premi ‘pesanti’ dall’ex moglie Kathryn Bigelow con ‘The Hurt Locker’.

Una spia per caso

Negli anni Cinquanta l’insegnante di lettere McGrath, che dopo il lavoro al liceo svolge anche la professione di istruttore di guida, dichiara alla moglie assetata di prestigio sociale di lavorare per la Cia. Le vicende si susseguono e lui viene effettivamente reclutato dalla Cia, per ritrovarsi paracadutato nella Baia dei Porci a tentare di uccidere Castro. Troppo intelligente per i lobotomizzati dei multiplex, ma allo stesso tempo troppo stupido per cervelli più fini; affabilità e ottime prestazioni sportive sono tutto ciò che questo film ha da offrire. Woody Allen (che ha scritto Pallottole su Broadway con McGrath) appare non accreditato.

La mappa del mondo

Sigourney Weaver è una disorganizzata cronica che insegue affannata figli e impegni lavorativi e finisce regolarmente sopraffatta dagli eventi. Urla, ritardi, litigate: nulla di particolarmente grave, finché una sua disattenzione è fatale alla figlioletta di Julianne Moore, che annega nello stagno davanti a casa. La tragedia porta con sé depressione, conflitti familiari e infine il carcere, dove Sigourney viene rinchiusa in seguito a un’infondata accusa di molestie sessuali. Maldestro veicolo costruito su misura per l’attrice americana,
La mappa del mondo
prima che brutto è un film incomprensibile, visto che fallisce proprio l’obiettivo principale di accreditare Sigourney come attrice in grado di interpretare personaggi a tutto tondo. Quando la si vede a fronte aggrottata e occhi sbarrati davanti alla dolente Julianne Moore si capisce subito chi è la grande attrice. A nulla valgono l’impegno e la generosità con cui si getta nell’impresa, e anche se i fan scorgono quanto aspettavano dai tempi di
Mistery
, l’unico sussulto lo provano quando dalla salopette da massaia sbucano intatti i muscoli di Ripley: lascia perdere le cucine Sigourney, il tuo posto è sul Nostromo!
(luca mosso)

Aliens – Scontro finale

Seguito “muscolare” del film di Ridley Scott. Il capitano Ellen Ripley, dopo essere sopravvissuta alla strage che un ignoto e mostruoso alieno ha compiuto sulla nave spaziale Nostromo, si ritrova sul pianeta Acheron, in una base di coloni terrestri, a fronteggiare un’orda di nuovi, orribili mostri. In apparenza meno raffinato del precedente episodio (tutto giocato sulle atmosfere e sull’attesa del mostro), ma indubbiamente più efficace e spettacolare, con un uso magistrale del montaggio e della macchina da presa che James Cameron aveva già esibito in Terminator. Il film ha una suspense e un ritmo tali da lasciare quasi storditi. Oscar agli effetti speciali e al sonoro. (andrea tagliacozzo)

Una donna in carriera

Assunta come segretaria di Katharine Parker (Sigourney Weaver), dirigente di una società borsistica newyorkese, la giovane Tess (Melanie Griffith) approfitta dell’assenza della superiore per trattare in proprio un affare. Nella mediazione l’aiuta il piacente Jack Trainer (Harrison Ford), quotatissimo manager, che la ragazza ignora essere l’amante di Katharine. Diretto da un consumato professionista della macchina da presa (basti ricordare
Il laureato
), il film funziona solo a tratti, vuoi per un trama scontatissima, vuoi per la prova non impeccabile dei tre protagonisti (in particolare Harrison Ford, decisamente sottotono).
(andrea tagliacozzo)

Gorilla nella nebbia

Basato sulla vita di Diane Fossey. Negli anni Sessanta, in Congo, la giovane Diane studia il comportomento dei gorilla. La sua attività trova però ostacoli non indifferenti: la donna deve vedersela con una tribù locale e con un cinico commerciante di animali. Nel frattempo, s’innamora del fotografo Bob Campbell. Il film riuscito solo in parte, superficiale nell’affrontare la figura della Fossey, ma indubbiamente valido sul piano puramente spettacolare. Straordinaria, comunque, l’interpretazione di Sigourney Weaver, candidata senza fortuna all’Oscar 1988 (la statuetta poi andò a Jodie Foster, protagonista di Sotto accusa ). (andrea tagliacozzo)

Copycat – Omicidi in serie

Una psichiatra (Weaver) esperta di serial killer vive una traumatizzata esistenza da agorafobica. Collabora con gli efficienti poliziotti Hunter e Mulroney per scovare le tracce dell’ultimo (e più furbo) assassino di San Francisco. Ben fatto, avvincente e piacevole, sebbene ci obblighi — come il concorrente Seven — a entrare nella mente di un criminale più di quanto ci piacerebbe realmente fare. E come molti thriller del genere, non regge a un esame scrupoloso.

Holes – Buchi nel deserto

Il giovane rampollo di una famiglia eccentrica viene spedito nel deserto, in un inconsueto campo di detenzione dove si ritiene che scavare buche formi il carattere. Man mano che fa la conoscenza di altri sbandati (ragazzi, ma anche membri dello staff), i frammenti della sua vita cominciano a combaciare acquistando un senso compiuto. L’adattamento del celebre e premiatissimo romanzo di Louis Sachar, firmato dal suo stesso autore, può piacere a un pubblico infantile, ma gli adulti faticheranno a reggere per quasi due ore questa storia artificiosa e frammentaria. Super 35.

Ancora Tu

Nonostante Marni, sia diventata ormai una PR di successo, quando viene a sapere che il fratello sta per sposare la sua più odiata compagna di liceo, le sembrerà di vivere il suo peggior incubo. Come se non bastasse, ad alimentare la tensione arriverà anche la zia della sposa che si rivelerà essere la rivale delle scuole superiori della madre di Marni…

Baby Mama

Il film racconta la storia di Kate (Tina Fey), una donna che ha sempre dedicato il suo tempoi e le sue energie alla sua carriera e che giunta all’età di 37, sente l’esigenza di compiere il grande passo.

No, non sposarsi, ma avere un bambino, che però tarda a venire. Preoccupata, Kate si sottopone ad una visita medica che annuncia la sua sterilità.

Kate, come sul lavoro, non cede alla sconfitta e decide di avere lo stesso un bambino. Non può adottarlo, perchè è una donna single e perciò non le è permesso; l’unica possibilità è trovare una donna che possa partorire al posto suo.

Dopo un po’ di ricerche, ecco Angie (Amy Poehler), una ragazza neo divorziata che si presta per l’arduo compito. Kate la ospiterà a casa per darle tutti i comfort possibili durante la gravidanza, ma Angie le dimostrerà che diventare mamma non è affatto semplice…

Angie più che mamma in affitto, si comporta come una bambina da educare e sgridare e tra le due si instauererà un profondo e divertentissimo rapporto.

Alien

Seguendo un segnale radio, la nave spaziale Nostromo approda su un pianeta sconosciuto. Uno dei componenti dell’equipaggio, sceso in perlustrazione, viene assalito da una strana forma di vita. Riportato a bordo dell’astronave, l’uomo torna apparentemente in salute, ignorando d’essere stato fecondato dall’alieno. Ritmo lento ma tensione a mille in un piccolo classico del nuovo cinema di fantascienza, superato solo dall’adrenalinico seguito firmato sette anni più tardi da James Cameron. Decisamente inquietante, anche per il modo in cui il mostro si riproduce. La sceneggiatura è stata scritta, tra gli altri, da Walter Hill.
(andrea tagliacozzo)

Ghostbusters (Acchiappafantasmi)

A New York, tre amici, appassionati di fenomeni paranormali, decidono di costituire una squadra di disinfestazione contro fantasmi e affini. Proprio a loro ricorre la bella Dana Barrett quando scopre che il palazzo dove abita è il polo attorno al quale gravitano la maggior parte degli spettri newyorchesi. Grande successo di pubblico per un film che riesce a fondere alla perfezione la commedia con il fantastico. A sorreggerlo, comunque, è soprattutto dalla simpatia degli interpreti (con Bill Murray una spanna al di sopra del resto del cast) e gli ottimi effetti speciali. Murray, Aykroyd e Ramis hanno raggiunto la notorietà con il celebre show televisivo
Saturday Night Live
. Con un seguito non altrettanto riuscito.
(andrea tagliacozzo)

1492 – La conquista del Paradiso

L’esploratore Cristoforo Colombo è convinto di poter raggiungere la Cina viaggiando per mare verso occidente. Il progetto, respinto dai dotti dell’università di Salamanca, interessa all’armatore Martin Alonzo Pinzon, che si dichiara disposto, con l’appoggio della regina di Spagna, a finanziare la spedizione. Ambizioso, sfarzoso, ma irrimediabilmente vuoto e privo di momenti emozionanti, nonostante il gusto figurativo del regista e l’evidente impegno di Depardieu. Il film è stato realizzato contemporaneamente a
Cristoforo Colombo: la scoperta
, dedicato allo stesso argomento.
(andrea tagliacozzo)

Abduction – Riprenditi la tua vita

In un sito dedicato alle persone scomparse, Nathan (Taylor Lautner), trova una foto che lo ritrae bambino scoprendo che quelli che l’hanno cresciuto non sono i suoi veri genitori. Questa scioccante verità porterà Nathan, tra inseguimenti e alto spionaggio, a dover ricostruire il puzzle della sua vera vita pezzo per pezzo.

Tadpole – Un giovane seduttore a New York

Siamo a New York, nel quartiere alto borghese dell’Upper East Side ed è la vigilia del giorno del Ringraziamento. Un quindicenne sta tornano a casa dal collegio in cui vive e confessa al suo migliore amico di essere innamorato. In breve tempo si scopre che il giovane studente, un autentico personaggio rinascimentale, sensibile e compassionevole, appassionato di Voltaire e dei classici, è innamorato della moglie di suo padre, ben più grande di lui. La sua inquietudine e il suo amore proibito lo porteranno a cacciarsi in situazioni imbarazzanti, ma si accorgerà ben presto che piace molto alle donne mature, a partire dalle amiche della matrigna. Una commedia contemporanea, arguta, fresca e irriverente, scoperta al Sundance Film Festival di Robert Redford, girata in soli quattordici giorni con una videocamera digitale e con un budget limitato. Molto ben scritto e ben interpretato, soprattutto dal giovane Aaron Stanford, al suo debutto cinematografico, perfettamente calato nel ruolo. Un’altra bella scoperta del Sundance, immediatamente catturata dalla Miramax, che negli Usa ne ha fatto un caso con un buon successo al box office. La Manhattan di sfondo è molto rilassata e perfetta complice di questi giochi proibiti. L’effetto della camera digitale, anche se all’inizio può fare storcere il naso, risulta essere la scelta vincente, come un occhio che spia che cosa succede in questi condomini alto borghesi. Probabilmente la commedia meglio riuscita dell’anno. (andrea amato)

Un anno vissuto pericolosamente

Nel 1965, un giornalista australiano è inviato a Giakarta, in Indonesia. Rovesciato il governo del presidente Sukarno, il potere cade nelle mani di Suharto, rappresentante dei generali di destra e il giornalista, pur di conoscere la travagliata realtà sociale e politica del Paese, mette più volte in pericolo la propria vita. Vigoroso dramma politico, ricco di ritmo e di tensione. Peter Weir riesce a ricreare il periodo e gli eventi con incredibile meticolosità, con un occhio allo spettacolo e un altro al punto di vista personale dei suoi protagonisti. Linda Hunt, che nel film interpreta i panni maschili di un fotografo nano, vinse un meritato Oscar come miglior attrice non protagonista. (andrea tagliacozzo)