Una Rolls-Royce gialla

Dramma ben congengnato di Terence Rattigan che coinvolge i tre proprietari dell’auto sopra citata, con attenzione prestata al lato romantico nella vita dei suddetti; artefatto ma anche ben trattato. Panavision.

Sette volte donna

Opera decisamente minore di Vittorio De Sica che firma sette episodi intitolati ad altrettante figure femminili (Paulette, Maria Teresa, Linda, Simona, Eve, Marie e Jeanne) interpretati dall’istrionica Shirley MacLaine. Quest’ultima si dà un gran da fare, ma non riesce a risollevare le sorti del film, minato all’origine dall’insipienza del soggetto e della sceneggiatura, scritti da Cesare Zavattini. (andrea tagliacozzo)

La signora e i suoi mariti

Tutti i matrimoni di una stravagante signora sono naufragati perché i mariti, non appena sposati, sono diventati celebri e ricchi. Per conoscere meglio se stessa, la donna si fa visitare da un noto psicologo che, dopo averla ascoltata, le chiede di sposarla. La legnosa regia di Jack Lee Thompson, esperto nel genere d’azione, non riesce a trarre il meglio dal gran cast – in cui spicca una MacLaine in piena forma – e dalla discreta sceneggiatura firmata da Betty Comden e Adolph Green (autori del testo teatrale da cui è stato tratto il film).
(andrea tagliacozzo)

Fiori d’acciaio

In una cittadina della Louisiana, s’intrecciano i destini di sei donne, amiche e confidenti, in un alternarsi di episodi tragici e felici. In particolare, la signora Eatenton è preoccupata per la sorte della figlia Shelby, affatta da una grave forma di diabete. Pellicola tutta al femminile, interpretata da un formidabile gruppo multigenerazionale d’attrici. A mettersi in mostra sono soprattutto l’inossidabile Shirley MacLaine e la quasi esordiente Julia Roberts. L’abile regia di Herbert Ross fa il resto, dispensando commozioni a comando. In definitiva, un film ben fatto, ma fin troppo studiato a tavolino.
(andrea tagliacozzo)

La ruota di scorta della signora Blossom

Una casalinga annoiata, moglie di un fabbricante di reggiseni, diventa l’amante di un riparatore di macchine da cucire, al quale riserva un posto confortevole e accogliente in soffitta. Il marito finisce con arricchirsi con i consigli che l’altro, costretto a rimanere nascosto, gli impartisce per mezzo della donna. Una divertente e atipica commedia impregnata di un umorismo di stampo tipicamente inglese. Tra gli interpreti secondari compare John Cleese, membro del gruppo comico dei Monty Python, che due anni più tardi tornerà a collaborare con il regista Joseph McGrath in
The Magic Christian
.
(andrea tagliacozzo)

Una notte movimentata

L’anziano presidente di una società editrice muore stroncato da un infarto. Il giovane nipote, successore alla presidenza, deve rintracciare una ragazza che è stata vista fuggire seminuda dalla camera del defunto per comprarne il silenzio ed evitare uno scandalo. Il cast del film – fiacco e con una trama piuttosto esile – è impreziosito da numerosi e bravissimi caratteristi. Dalla MacLaine, reduce dalla splendida prova de L’appartamento , era comunque lecito aspettarsi di più. (andrea tagliacozzo)

Quelle due

La versione più recente della pièce di Lillian Hellman è più esplicita sotto molti aspetti, tra i quali il lesbismo, rispetto all’originale La calunnia (realizzato sempre da Wyler), ma non ne ha nemmeno metà della bellezza. Manca d’impatto nonostante la MacLaine e la Hepburn nella parte delle due insegnanti, la Hopkins come zia impicciona e la Bainter nella parte della nonna assillante. Cinque nomination agli Oscar.

L’appartamento

Una delle commedie più belle e più amare di Billy Wilder, una di quelle in cui il denaro è più protagonista dei rapporti umani. Con Baciami, stupido e Non per soldi ma per denaro potrebbe costituire una ideale trilogia su cosa significa «vendersi». È infatti questo, forse, il tema dei tre film, in cui delle vittime meschine devono scegliere fra la propria dignità e gli agi o il successo. Un cinema di dilemmi morali, questo del Wilder maturo, di queste cupe commedie in bianco e nero, claustrofobiche (memorabile l’ufficio kafkiano ricostruito in trompe-l’œil dallo scenografo Alexander Trauner), ciniche, velocissime. Tre lezioni di messinscena, di rabbia che diventa mira millimetrica sul montaggio, sulla scrittura, sul gioco d’attori (qui Lemmon è già crepuscolare come in certi ritratti a venire di piccoli borghesi frustrati, e la MacLaine fa le prove per il successivo Irma la dolce ). Cinque Oscar. ( emiliano morreale )

Il giro del mondo in ottanta giorni

Uno dei film più premiati della storia degli Oscar che purtroppo, con il trascorrere del tempo, ha perso gran parte del suo fascino. Nonostante ciò, questo adattamento (scritto da Mike Todd) del classico di Jules Verne offre grande divertimento, e soprattutto oltre 40 cammei, che faranno la gioia degli appassionati. Fra gli altri premi tributati dall’Academy, quello alla colonna sonora di Victor Young, alla sceneggiatura (James Poe, John Farrow, S.J. Perelman), alla fotografia (Lionel Lindon), e al montaggio (Gene Ruggiero, Paul Weatherwax). Remake nel 2004, più una miniserie televisiva nel 1989. 

Irma la dolce

L’adattamento di Wilder del musical di Broadway è una favola parigina per adulti: il gendarme parigino Lemmon si innamora della prostituta MacLaine e farà qualsiasi cosa per tenerla solo per sé. Il quartiere a luci rosse è ricreato in modo realistico, ma rimettere insieme gli attori e il regista non basta ad eguagliare L’appartamento. André Previn ha vinto un’Oscar per la colonna sonora. Cercate il giovane James Caan in una comparsata. Panavision.

Voglia di tenerezza

Emma, una giovane donna dal carattere forte e risoluto, ha un rapporto difficile con la madre, la cinquantenne Aurora. Le cose non migliorano di certo quando la ragazza decide di sposare un modesto insegnante, malvisto dalla genitrice, e si trasferisce in un’altra città. Confezionato ad arte per commuovere le platee e sbancare al botteghino, il film, abilmente in bilico tra dramma e commedia, funziona anche grazie all’apporto di un gruppo di attori a dir poco strepitoso (bravissimi anche i secondari Jeff Daniels e John Lithgow). Cinque Oscar 1983 al film, al regista, alla sceneggiatura e a due degli interpreti, Shirley MacLaine e Jack Nicholson. (andrea tagliacozzo)

Vita da strega

Nicole Kidman interpreta Isabel Bigelow, una giovane strega decisa a rinunciare ai suoi poteri per una «vita normale». É appena «atterrata» a Hollywood quando le capita un’occasione inaspettata: Jack Wyatt (Will Ferrell) la sceglie per interpretare Samantha nel remake della serie «Vita da Strega». Jack è un attore egocentrico che cerca di risollevare la sua carriera riportando sugli schermi una serie di successo. L’incontro con Isabel è casuale e fatale: non solo lei muove il naso con una grazia pari solo a quella di Elizabeth Montgomery, ma è soprattutto carina e sconosciuta, un binomio perfetto per garantire al presuntuoso Jack il ruolo di star del programma. Quel che Jack non può prevedere è che Isabel sia davvero una strega in grado di sconvolgergli la vita, anche senza incantesimi.
L’autrice e regista Nora Ephron torna sul grande schermo con un remake della celebre serie televisiva. L’idea è nata dalla somiglianza tra Elizabeth Montgomery e Nicole Kidman e dal desiderio di quest’ultima di calarsi nei panni di una «strega per amore». In effetti, il tentativo di immaginare una strega alle prese con la vita normale a distanza di quarant’anni risulta divertente: Isabel disfa scatoloni e «doma» i cavi dell’home teather tirandosi semplicemente l’orecchio… L’unica «magia» che proprio non riesce ad arrivare al pubblico è quella che dovrebbe scattare tra Isabel e Jack. La Kidman è, come sempre, brava ma è davvero difficile credere che una donna (qualsiasi donna, figuriamoci l’eterea Nicole) possa innamorarsi di un uomo così scialbo, meschino e immaturo. Se l’alchimia tra i due protagonisti non convince, Shirley MacLaine nei panni di Iris Smythson (l’attrice che interpreta Endora, mamma di Samantha) è a dir poco impeccabile. (sara dania)

Bella, affettuosa, illibata cercasi

Toccante commedia (da un testo di Thornton Wilder) su un vedovo di mezza età che decide di risposarsi… ma la fiammiferaia alla quale si rivolge ha altri piani. Solide interpretazioni, ottimi dettagli d’epoca. Più tardi ne è stato tratto il musical Hello, Dolly! 

La mia geisha

Un regista, sposato a un’attrice affermata, è convinto che il successo dei suoi film dipenda soprattutto dalla costante presenza della celebre consorte. Deciso a fare a meno della moglie per la sua nuova versione della Madama Butterfly, l’uomo parte per il Giappone. Ma l’attrice, perfettamente truccata da orientale, riesce a ingannare il marito e ottiene la parte. Un film poco convincente, nonostante gli sforzi dell’ottimo cast e uno spunto originale. La storia è vagamente ispirata ai rapporti della MacLaine con l’allora marito Steve Parker, produttore del film. Sceneggiatura di Norman Krasna. (andrea tagliacozzo)

La congiura degli innocenti

Nei boschi del Vermont, un bambino trova il cadavere di un uomo senza scarpe, Harry. Poiché sia il capitano Wiles, sia Jennifer, sia miss Gravely sono convinti di essere gli autori dell’omicidio, il corpo verrà sotterrato e dissotterrato più volte. Nel suo periodo d’oro, un Hitchcock «minore» ma di grande felicità, se così si può dire di una storia tanto allegramente macabra. Senza star, ma con caratteristi sopraffini (tipo Edmund Gwenn e John Forsythe) e una luminosissima Shirley MacLaine esordiente, il film è una parabola divertita e un po’ sadica, tutta sul filo del gioco e dell’autoparodia. A suo modo, un racconto sull’innocenza del male o – forse – «al di là del bene e del male», come suggeriscono il personaggio della MacLaine e quello del bambino. Superbamente «disneyano» il Vermont fotografato da Robert Burks e meravigliosamente autoironica la colonna sonora di Bernard Herrmann.
(emiliano morreale)

Cartoline dall’inferno

Dal romanzo autobiografico di Carrie Fisher (la figlia di Debbie Reynolds, meglio nota per aver interpretato il ruolo della principessa Leia in
Guerre Stellari
). Il film descrive i rapporti non proprio idilliaci tra Suzanne, giovane attrice in precoce declino dedita alle droghe, e la sua celebre madre Doris Mann, ex diva del cinema dedita all’alcool. Ottime le prove delle due protagoniste, anche se non sempre riescono a sopperire alle mancanze della regia di Mike Nichols, sorprendentemente piatta e senza mordente.
(andrea tagliacozzo)

Sweet Charity – Una ragazza che voleva essere amata

Charity, entreneuse di un locale di New York, è alla ricerca disperata del vero amore. Una sera, dopo essere stata abbandonata dal fidanzato, la ragazza s’imbatte in un famoso attore italiano. Esordio alla regia del coreografo Bob Fosse, tratto dalla commedia musicale di Neil Simon, che a sua volta si era ispirato a
Le notti di Cabiria
di Federico Fellini. Qualche buon numero musicale, con una Shirley MacLaine in grande spolvero, anche se il risultato non è dei migliori. Fosse si dimostrerà un regista molto più capace e originale con i successivi
Cabaret, Lenny, All That Jazz
e
Star 80.
(andrea tagliacozzo)

In her shoes

Photogallery

Maggie (Cameron Diaz) e Rose (Toni Collette) sono due sorelle che hanno in comune solo la misura delle scarpe. Rose è un brillante avvocato che lavora in uno studio importante mentre Maggie si barcamena tra un lavoro e l’altro. Maggie è sexy, Rose tende a ingrassare; Maggie usa come valigia un sacco della spazzatura, Rose ha un appartamentino curato che è il suo vero e proprio rifugio. Le lega un’infanzia difficile per la prematura scomparsa della mamma, l’odio per una matrigna che sembra uscita dalla favola di Cenerentola, e, appunto, una vera e propria passione per le scarpe.

Sarà un litigio traumatico a rompere il fragile equilibrio del loro legame: Rose lascerà lo studio per lavorare come dog sitter mentre Maggie troverà rifugio in Florida dalla nonna (un’impeccabile Shirley MacLaine) che le sorelle credevano morta. Proprio l’anziana Ella riuscirà con garbo e fiducia, a dare una svolta alla vita di Maggie e a far riavvicinare le sorelle, finalmente in grado di perdonarsi.

Tratto dall’omonimo libro di
Jennifer Weiner,
il film è diretto da
Curtis Hanson,
già regista di

L.A. Confidential
e

8 Mile.
A chi sottolineava l’assoluta novità di vederlo calato in un mondo così femminile, Hanson ha risposto: «
In her shoes
non è affatto diverso dalle mie pellicole precedenti, perché anche tutti quei film hanno per protagonisti dei personaggi che lottano per capire cosa stanno combinando con se stessi e con la loro vita, personaggi che, in fondo, aspirano solo a dei rapporti umani e ad una famiglia».

A tratti brillante, a tratti commovente, il film vi coinvolgerà perché parla di rapporti umani, di emozioni, delle etichette da cui è difficile liberarsi, delle abitudini che è faticoso abbandonare, della necessità di mettersi in discussione e di affrontare il proprio passato per andare avanti. Sarà solo la presenza di un’insuperabile
Shirley McLaine
che ci fa ricordare

Voglia di tenerezza
?
(sara dania)

Scambio d’identità

L’innocente Lake rimane incinta del suo ragazzo buonanulla che la caccia di casa. Un incontro casuale sul treno con un’altra donna in dolce attesa porta a uno scambio di identità per cui la Lake finirà presso una ricca famiglia di Boston convinta che lei sia un membro della stessa. Una commedia promettente, che non riesce a ingranare, ma beneficia comunque di intense interpretazioni. Basato su I Married a Dead Man di Cornell Woolrich, già portato sullo schermo, con migliori risultati, in Non voglio perderti (1950) e in I Married a Shadow (1982). Paula Prentiss compare non accreditata nel ruolo dell’odiosa infermiera.

Oltre il giardino

Sellers è un taciturno i cui silenzi vengono interpretati come segni di intelligenza superiore dai personaggi ricchi e potenti. Umorismo nero di basso livello, ricco di commenti sarcastici sulla quotidianità americana nell’era della televisione… ma è troppo lungo! Adattamento cinematografico di Jerzy Kosinski, autore stesso del romanzo. Douglas ha vinto l’Oscar.