Starship Troopers – Fanteria dello spazio

Difficile stabilire se Starship Troopers-Fanteria dello spazio sia una parabola fantascientifica reazionaria ai limiti dell’apologia nazista, o al contrario un feroce attacco al sistema militare e ai suoi presupposti razzisti, maschilisti e violenti. Anzi, forse non è neppure importante, perché alla fine è proprio l’ambiguità dell’impianto ideologico che lo sorregge a costituire il pregio fondamentale del film, firmato da un Paul Verhoeven tornato ai livelli crudeli di Robocop. Tratto dall’omonimo romanzo di uno dei più grandi (e più reazionari) scrittori di fantascienza, Robert A. Heinlein, Starship Troopers delinea un quadro sconsolante di un futuro ipermilitarizzato, in cui la paranoica idiosincrasia americana verso il nemico – stile anni Cinquanta – si rivolge verso l’esterno e si esplica nella strenua difesa dall’offensiva di micidiali insetti giganti di provenienza extraterrestre. Orrorifico fino al midollo, privo di concessioni politicamente corrette e compiaciuto dell’etica guerresca, Starship Troopers tradisce appena le sue intenzioni parodistiche. Interessante l’uso straniante di un gruppo di attori antipatici e inespressivi come Casper Van Dien e Denise Richards, destinati successivamente a una modesta fama. Effetti speciali da paura. In tutti i sensi. (anton giulio mancino)

Jefferson in Paris

Mentre ha l’incarico di ambasciatore degli Stati Uniti in Francia nel decennio 1780-90, Thomas Jefferson (Nolte), vedovo, incomincia con l’innamorarsi di un’inglese di origine italiana (Scacchi), ma poi si sente attratto verso una giovane schiava di colore (Newton) che fa parte del suo personale domestico; nel frattempo, sua figlia, dotata di una forte volontà, sembra voler essere l’unica donna della sua vita. La storia è raccontata in flashback da Jones, nella parte di un uomo di colore libero che sostiene di essere figlio di Jefferson. Dramma ambizioso, ben strutturato ma lungo e lento.

Il coraggio della verità

L’avvincente storia di un ufficiale dell’esercito americano, sconvolto da un incidente avvenuto durante la guerra del Golfo, in cui morì incidentalmente una persona. Ora si ritrova costretto a indagare sulla morte di un capitano (Ryan), nominata per la medaglia d’onore. Nei flashback stile Rashomon, scopriremo che in realtà ci sono molte più cose da dire sulla vicenda di quanto sembrasse di primo acchito. Intelligente sceneggiatura a più livelli (di Patrick Sheane Duncan) sull’integrità, l’onore individuale e l’ipocrisia pubblica.