Seom – L’isola

Il rifiuto pubblico di fronte all’esplicitazione della carne e della sua animalità fa sempre paura e inquieta più di qualsiasi sequenza di violenza su animali. È lo spettatore veneziano che fa venire la pelle d’oca per come si ostina a coprirsi gli occhi quando è messo a confronto con gli istinti più bassi dell’uomo e della donna. L’accoglienza a
Seom
ricorda un po’ quella riservata l’anno scorso a
Bugie
: come se si debba venire a Venezia soltanto per gli Ivory del caso.
Seom
ha il coraggio di mostrare gli stimoli bestiali e la necessità del dolore a cui si deve arrivare per coronare un’unione, per raccontare e vivere una storia, per cibarsi d’amore. Altri ne hanno già discusso, ma fa sempre bene ricordarlo. Una donna vive sull’acqua affittando casette galleggianti a pescatori e coppiette. Intraprende quindi una relazione con un uomo fatta di sangue e mutilazioni. Sorprendente per come affronta lo svolgersi inarrestabile e imprescindibile della passione e dei relativi meccanismi corporali, prima che mentali,
Seom
spiazza per la lucidità della messinscena del castigo inflitto sulla propria persona e sugli altri: non concilia né rasserena, anzi sconvolge per la sicurezza con cui al termine impone davvero il conseguimento del rapporto. La coerenza degli intenti lo fa quasi apparire fuori dal tempo e ancora più insopportabile agli ingessati e stitici, che avrebbero certamente preferito una condanna (non comprendendo, tra il resto, che sotto tutto scorre già la condanna alla solitudine estrema e irriducibile). Allontanare lo sguardo davanti alle sequenze limite sarebbe come rinunciare all’esistenza e farne vincere la noia. Chi conosce Nagisa Oshima e ha visto qualcosa di Alejandro Jodorowsky (che mi è venuto in mente alla sequenza conclusiva) sa di cosa si sta parlando.
(pier maria bocchi)

Nove settimane e mezzo

Incontratisi casualmente in un locale, John, mediatore d’affari, ed Elisabeth, direttrice di una galleria d’arte, iniziano un rapporto fatto di strani giochi erotici e misteri non svelati. Praticamente snobbata negli Stati Uniti, la pellicola riscosse un grande successo in tutta Europa e segnò l’affermazione definitiva di Mickey Rourke e Kim Basinger. Si tratta, in definitiva, di un videoclip prolisso, patinato e neanche troppo interessante. Del film verrà realizzato nel 1997 un sequel addirittura peggiore.
(andrea tagliacozzo)

Sesso, bugie e videotape

Palma d’oro come miglior film al Festival di Cannes 1989, opera d’esordio del giovane regista Steven Soderbergh (premio Oscar 2000 con
Traffic
). John, insoddisfatto del menage matrimoniale che conduce con la moglie Ann, rivolge le sue attenzioni alla disinibita sorella di questa, Cynthia. Appresa l’infedeltà del marito, Ann comincia a provare interesse per un ex compagno di scuola di John, Graham, da tempo afflitto da problemi sessuali. L’approccio intellettuale (all’europea) di Soderbergh (autore anche della sceneggiatura) raffredda notevolmente un materiale dalle notevoli potenzialità, lasciando l’impressione di un’operazione fin troppo studiata a tavolino (sospetto confermato dai successivi film del regista, a partire dal pessimo Kafka). Ottimi tutti gli interpreti, comunque. Tra l’altro, Andie McDowell, dileggiata dalla critica agli esordi (in
Greystoke
venne doppiata da Glenn Close), si riscatta ampiamente fornendo un’interpretazione più che adeguata.
(andrea tagliacozzo)

La noia

Buona trasposizione per il grande schermo del romanzo di Alberto Moravia. Il merito di Kahn – tra i più interessanti registi dell’ultima generazione del cinema francese – è quello di aver spurgato ogni riferimento in chiave anticapitalistica e antiborghese della scrittura moraviana. La storia non cambia: l’ossessione erotica di un intellettuale per una ragazza che si dice abbia provocato la morte di un pittore nello sfinimento di reiterate unioni sessuali. Evitando però qualsiasi compiacimento pruriginoso nei confronti del tema del sesso: nel film la follia del protagonista vale soprattutto come correlato oggettivo di un desiderio irrefrenabile destinato – al pari di un supplizio di Tantalo – a rimanere perennemente insoddisfatto, proprio di fronte all’abbondante e generosa carnalità esibita dalla giovane protagonista. Film da segnalare anche per la presenza come attore di Robert Kramer, il grande regista indipendente statunitense scomparso.
(michele fadda)