The Fog – Nebbia assassina

La non molto ridente cittadina di Antonio Bay, Oregon, si appresta a celebrare una ricorrenza: cent’anni fa, i suoi padri fondatori respingevano l’attacco dei pirati, e garantivano lunga vita a quel piccolo insediamento. Ma la verità storica è in realtà un’altra. I pirati furono infatti attaccati a scopo di rapina, le loro navi barbaramente saccheggiate e infine affondate. Il capitano dei pirati lanciò in punto di morte una maledizione contro quegli uomini e la loro stirpe, maledizione che ora sta per colpire Antonio Bay sotto forma di una fitta nebbia, formata dagli spiriti dei morti. Una nebbia che uccide, con pugnali e uncini…

La cosa più dolce

Christina è una mangiauomini che dispensa consigli su come «usare» l’altra metà del mondo. Una sera, mentre cerca di rimorchiare per la sua amica, si imbatte in un ragazzo diverso, che, dopo la prima scintilla, scompare. Christina ha pochi indizi, ma con l’aiuto dell’amica d’infanzia Courtney decide di mettersi sulle sue tracce. Intanto, l’altra amica Jane sperimenta i piaceri del sesso, con qualche inconveniente. Scritto dalla sceneggiatrice di
South Park,
La cosa più dolce…
non vuole essere una commedia romantica, ma in realtà non si capisce che cosa sia. Uno strano mix tra
Sex in the City, Friends, Tutti pazzi per Mary, American Pie
e
South Park,
non si riesce a capire dove voglia andare a parare. Un’accozzaglia di gag, a volte prevedibili, la cui unica incognita è il livello di volgarità che si può raggiungere. Le attrici sono brave, ma il film proprio non c’è.
(andrea amato)

Storytelling

Due ritratti di artisti all’opera. Nel primo un gruppo di studenti si confronta in un corso di scrittura, dove le parole sono uno strumento di potere più che d’espressione. Nel secondo un uomo s’improvvisa documentarista e segue una famiglia della middle class americana. Il film sarà un successo ma la famiglia resterà vittima di un tragico incidente. Todd Solondz (foto) si conferma come uno dei registi americani più acidi di questi anni.
Storytelling
prosegue la terribile galleria di personaggi con cui Solondz sta facendo a pezzi il sogno americano. Dopo le giovani scolare in fuga (
Fuga dalla scuola media
), il ragazzo con problemi di eiaculazione e il padre pedofilo (
Happiness
), arrivano una giovane studentessa, dilaniata tra la passione per un coetaneo disabile e la pulsione verso il maestro di colore, e un regista tanto cinico quanto disperato.
Da sempre i personaggi di Solondz vivono nel terreno arido della violenza, verbale, fisica, e soprattutto psicologica. Da sempre la loro già debole speranza di felicità viene troncata dall’oppressione che il più forte esercita verso di loro. In
Storytelling
coloro che dovrebbero essere gli artefici di piccoli sogni americani, si rivelano invece creatori di incubi in cui loro stessi sprofondano. «Il riso è sempre amaro» ci dice Solondz, se qui si ride un po’ meno è perché i personaggi faticano a trovare degli esseri ancora più deboli su cui rivalersi. Rispetto al folgorante
Happiness
, che era un volo senza paracadute nella follia americana, in questo film viene meno la verve con cui il regista alternava squarci impietosi di realtà. Forse perché il film trova il tempo per fermarsi e considerare chi crea guardando gli altri. Dopo aver fatto tabula rasa di ciò che lo circonda (ancora la famiglia, l’istituzione più sacramente dissacrata) Solondz sembra rivolgere il suo sguardo sui suoi simili (terribile è la parodia di
American Beauty
) e su stesso. E la visione non regge il confronto.
(carlo chatrian)

In Good Company

Un manager sulla cinquantina (Quaid), dalla vita professionale soddisfacente e dal matrimonio felice, vede il proprio mondo ribaltarsi quando un giovane ventenne di successo e senza esperienza diventa il suo capo; e inizia pure a frequentare sua figlia, studentessa prossima al college. Una commedia elegante e dai risvolti sociali, che in modo davvero divertente affronta una varietà di aspetti “malati” della vita contemporanea. Ruolo esplosivo per Grace, perfetto come dirigente arrivista che scopre la vacuità della propria esistenza. Weitz è al suo debutto in assolo come regista e sceneggiatore. Malcolm McDowell compare non accreditato.

Hellboy

Esplosivo adattamento della graphic novel di Mike Mignola che ha come protagonista una potentissima creatura infernale evocata dai nazisti durante la seconda guerra mondiale, che tuttavia lavora per il governo degli Stati Uniti con il ruolo di detective del paranormale. Effetti speciali e idee originali per un film dotato di un disarmante sense of humor. Del Toro ha firmato anche la sceneggiatura. Esiste una versione director’s cut di 145 minuti.