A sangue freddo

Dall’omonimo romanzo di Truman Capote. Fidandosi di un’informazione raccolta in carcere, due giovani pregiudicati penetrano nella casa di un agricoltore con l’intenzione di svuotare una cassaforte. Non riuscendo a trovare il denaro, i malviventi compiono un’inutile strage uccidendo l’agricoltore e la sua famiglia. All’epoca il film con il suo impietoso realismo, la sua violenza tutt’altro che compiaciuta, sembrò quasi un pugno nello stomaco.
(andrea tagliacozzo)

Le vie della violenza

Parker e Lonbaugh, due balordi, rapiscono Robin, una ragazza che ha accettato una gravidanza assistita per conto di Francesca, la donna di Hale Chidduck, un uomo d’affari senza scrupoli in combutta con la mafia. Sulle tracce dei due, Chidduck invia Joe Sarno, un feroce e anziano tirapiedi che chiede aiuto ad Abner, un suo vecchio socio. Intanto Parker e Lonbaugh chiedono il riscatto per Robin e la cosa accende una lampadina nella testa di Obecks e Jeffers, le due guardie del corpo di Chidduck.
Le vie della violenza
è stato ferocemente stroncato da
Variety
a causa della sua brutalità e di una Juliette Lewis incinta che si trascina dolorante per tutto il film. Se Christopher McQuarrie voleva farsi notare, ci è riuscito senz’altro. Noto soprattutto come sceneggiatore de I soliti sospetti, McQuarrie non rinuncia nemmeno in questa occasione a mettere in mostra il suo debole per colpi di scena artefatti e tutti di testa. Per cui ogni personaggio tradisce l’altro e ognuno non è mai ciò che sembra. Certo l’abilità per i dialoghi paradossali è notevole, ma tutto sa di tarantinismo di riporto e fuori tempo massimo (così come le riflessioni metafisiche su Dio, la colpa, il peccato…sulle quali grava l’allegoria mariana del parto in un mondo deturpato dalla violenza….). McQuarrie comunque tenta di dirigere il film senza ricorrere alla sintassi corrente dell’action movie americano, lavorando di tempi morti e attese (cosa che fa molto anni Settanta). In questo senso il pianosequenza che accompagna i preparativi degli uomini di Sarno nella notte, che si conclude con un dolly che si alza e che inquadra Francesca in piedi dietro ai vetri della villa di Chidduck è notevole ma, purtroppo, isolato. Il resto è Peckinpah: tutta il finale è un chiaro omaggio al massacro de
Il mucchio selvaggio
e alla sparatoria nel motel di
Getaway
. Insomma: un film pieno di buone intenzioni ma che si perde lungo la strada dei suoi effetti e artifici. (giona a. nazzaro)

Johnny il bello

Johnny Sedley, detto ironicamente
il bello
a causa di una deformazione che gli deturpa il volto, si associa con l’amico Mickey e con altri due balordi, Rafe e la bella Sunny, per compiere una rapina. Una volta portato a termine il colpo, gli ultimi due uccidono Mickey e permettono la cattura di Johnny che, condannato a diversi anni di prigione, medita di vendicarsi. Un melodramma d’azione diretto da Walter Hill con stile veloce ed efficace. Non male anche Mickey Rourke, ben al di sopra dei suoi soliti standard.
(andrea tagliacozzo)

A sangue freddo

Eccellente adattamento, dal taglio un po’ documentaristico, del libro di Truman Capote, che racconta le storie di due giovani killer (Blake e Wilson), i motivi che li spingono a uccidere e l’arresto finale dopo lo sterminio di una famiglia innocente. Tagliente, appassionante, non sensazionalistico: magistrali la sceneggiatura e la regia di Brooks, raffinata la fotografia in bianco e nero di Conrad Hall. Rifatto come miniserie televisiva nel 1996. Quattro nomination agli Oscar. Panavision.

I nuovi centurioni

Tra pericoli quotidiani e storie private, la vita di alcuni poliziotti di Los Angeles. Tra questi, l’anziano Andy Kilwinsky, alle soglie della pensione, che ha dedicato l’intera esistenza alla professione sacrificando perfino gli affetti familiari. Tratta da un romanzo di Joseph Wambaugh, una pellicola che riesce a farsi apprezzare sia nelle scene d’azione che nelle annotazioni psicologiche. Merito dell’ottima regia del solitamente discontinuo Fleischer e di un cast decisamente notevole.
(andrea tagliacozzo)

Malone, un killer all’inferno

Capitato quasi per caso in una zona dello Stato del Mountain, Malone, ex agente della CIA, apprende dal proprietario di un officina che il ricco Delaney, usando mezzo illeciti e violenti, vuole impossessarsi di gran parte della vallata. Malone scopre che l’uomo, fanatico razzista, sta organizzando un complotto per sovvertire i vertici del Paese. Classico veicolo poliziesco costruito su misura per le doti di Burt Reynolds. Purtroppo la simpatia dell’attore non riesce a far dimenticare la mediocrità dell’insieme. (andrea tagliacozzo)

La nona configurazione

In un vecchio castello, adibito dal governo degli Stati Uniti a ospedale psichiatrico, sono ricoverati alcuni ufficiali impazziti durante la guerra del Vietnam. L’arrivo del colonnello Kane sembra migliorare nettamente le cose. Anche Kane, però, deve confrontarsi con i propri demoni. William Peter Blatty, scrittore e regista, è l’autore della sceneggiatura de L’esorcista , con la quale, nel ’73, vinse un premio Oscar. Questo lavoro conferma la sua predilezione per i soggetti a tinte forti, ma anche un eccellente lavoro di scrittura. Un film atipico e inquietante, decisamente intrigante nelle atmosfere. (andrea tagliacozzo)

L’Esorcista III

L’ispettore di polizia Scott deve far luce su una serie di raccapriccianti omicidi, senza dubbio opera di un serial killer che era stato giustiziato la stessa notte in cui si era compiuto l’esorcismo del primo film. Parte bene, ma diventa sempre più assurdo e confuso fino all’autodistruzione. Esempio lampante di rattoppamento in post-produzione.