Novocaine

Un dentista di successo che sta per sposare la sua igienista si sente fatalmente attratto da una nuova paziente, e commette un passo falso che presto si trasforma in un mare di guai. Questo mix di noir e commedia nera parte bene ma poi diventa percettibilmente sgradevole, nonostante alcune svolte intelligenti e buone interpretazioni. Kevin Bacon compare non accreditato.

Friends With Money

Quattro amiche che hanno sempre condiviso tutto si apprestano a entrare nell’età matura. Tre di loro, Franny (Joan Cusack), Jane (Frances McDormand) e Christine (Catherine Keener) hanno raggiunto posizioni stabili, si sono sposate e posseggono un’invidiabile posizione economica. Oliva (Jennifer Aniston) invece non se la passa altrettanto bene economicamente e non sembra in grado di costruire e mantenere una relazione stabile. Alla fine le cose per lei si metteranno al meglio, ma le fratture prodottesi nel gruppo di amiche non si rimarg

Ocean’s Thirteen

Danny Ocean e compagni devono togliere dai guai l’amico di vecchi data Reuben Tishkoff (Elliot Gould), entrato in affari con il losco uomo d’affari Willy Banks (Al Pacino). Ocean ha così intenzione di rovinare la festa di inaugurazione del nuovo casinò di Banks, screditandolo agli occhi della stampa e vendicando il torto subito dall’amico.

Fuori in 60 secondi

Un famoso ladro di automobili di lusso (Cage), da tempo fuori dal giro, è costretto a riprendere l’attività per evitare al fratello (Ribisi) una brutta fine; il mandante è un supercattivo senza pietà (Eccleston). Per aiutare il fratello, accetta l’ultima missione: rubare 50 automobili in un colpo solo… Ispirato a una pellicola del 1974 (
Rollercar, sessanta secondi e vai!
di H.B. Halicki),
Fuori in 60
secondi è un filmone fracassone che cade nel peccato più grave per un lavoro di questo tipo: la noia. Strano, ma non si riesce più a trovare un giocattolone ad azzeramento generale di cervello capace di divertire senza offendere la decenza.
Fuori in 60 secondi
cerca disperatamente di cogliere lo spirito leggero di molti heist movies degli anni Sessanta e Settanta, ma ruzzola perché pretende anche di essere aggiornato ai tempi. Quindi via con una musica assordante e mod (tra Moby e Groove Armada, più un orripilante pezzo dei Cult) e con una galleria di facce finte da far paura (a parte Cage, che aggrotta le sopracciglia quando deve fare il pensoso, Angelina Jolie sembra Anna Oxa, Eccleston un ballerino scappato da
Tante scuse
, James Duval sbalzato direttamente da
Totally F***ed Up
di Araki, Robert Duvall e Delroy Lindo vecchi e imbarazzati, per non parlare dell’apparizione spaventosa di Grace Zabriskie, distrutta; Vinnie Jones è un buzzurro simpatico, ma soltanto perché non dice una parola). I personaggi sono tirati e buttati via, e i dialoghi delle sequenze «intimistiche» da far rabbrividire. Scott Rosenberg, che firma lo script, non ha mai più ritrovato la quasi-perfezione della sceneggiatura di
Cosa fare a Denver quando sei morto
, anche se
Generazione perfetta
non fa così schifo come molti affermano: evidentemente ci siamo persi pure lui. Il delirante inseguimento tra la polizia e Cage nel pre-finale non è da buttare, perché Sena non è Michael Bay (per fortuna), ma è il solo momento in cui ci si sveglia: per il resto non ci sono altro che le battute idiote dei membri della banda, che chiamati per il colpo se ne escono regolarmente con «Ormai sono fuori, mi spiace» e poi accettano tutti. La notte in cui finalmente si rubano le auto è eccitante quanto un cerotto. Qualsiasi tentazione di leggere questa bufala alla luce di passioni metalliche, erotismo meccanico o simili è da ghigliottina. (
pier maria bocchi
)

Sonny

Appena uscito dall’esercito e in cerca di lavoro, Sonny (Franco) non ha molta voglia di tornare agli affari di famiglia di mamma Blethyn: lo sviluppo di un nuovo bordello a New Orleans. Ma anche se gli piace la nuova “impiegata” Suvari, il suo talento naturale di stallone è troppo forte per essere ignorato… soprattutto quando così tante porte gli vengono chiuse in faccia. Sovreccitato ma avvincente racconto gotico del sud che offre a Stanton il suo ruolo migliore da anni, un misterioso e malinconico amico indolente, e alla Vaccaro una variante del suo ruolo in Un uomo da marciapiede. Cage appare semi-mascherato in una delle ultime scene al bar. Il film è il primo lungometraggio diretto dall’attore.

1 Km. da Wall Street

Wall Street atto secondo. Anni dopo Oliver Stone, anche Ben Younger si premura di informarci sui meccanismi (marci in partenza) del capitalismo Usa. Ma 1 Km. da Wall Street deve i suoi pochissimi momenti di interesse esclusivamente allo straordinario cast che lo popola: e se in questa occasione Giovanni Ribisi non sembra essere al meglio, a calamitare l’attenzione ci pensano un enorme (in tutti i sensi…) Vin Diesel e un incredibile Nicky Katt. Nia Long, invece, basta guardarla, senza contare che è bravissima.
Il problema di fondo di 1 Km. da Wall Street è che, pur aspirando a essere un dramma mametiano (la citazione di Americani…), finisce invece per risolversi in una versione inacidita delle commedie di John Hughes degli anni Ottanta (e non basta certo Ron Rifkin a conferire al tutto un tono da tragedia). Il parallelo, enunciato sui titoli di testa, tra i gangsta del ghetto e i broker rampanti resta solo una scusa per inzeppare la colonna sonora di hip hop. Come si dice, «you missed the point, buddy»… (giona a. nazzaro)

Trappola in fondo al mare

Assieme alle proprie ragazze, Sam e Alba, Jared e Walker si immergono nel magnifico mare delle Bahamas, sperando di ritrovare il relitto di un leggendario galeone. Trovano qualche antico reperto ma soprattutto si imbattono nella carcassa di un aereo precipitato da non molto. All’interno della carlinga c’è un importante carico di droga del valore di milioni di dollari. Jared non vuole immischiarsi in affari che non lo riguardano e potrebbero mettere lui e i suoi amici nei guai: decide così di proseguire le ricerche dell’antico tesoro nonostante Walker insista per interessarsi al carico di droga. Quest’ultimo e Alba si faranno sedurre dai soldi facili e attireranno su di loro le attenzioni dei perfidi trafficanti coinvolgendo anche l’altra coppia di amici.

Dopo il leggero
Blue Crush
(2002), John Stockwell porta sul grande schermo un thriller dall’intreccio non troppo elaborato e privo di caratterizzazioni originali. Gli spunti alla base della trama sono dei più banali (un gruppo di ragazzi intraprendenti in cerca dell’occasione giusta per cambiare vita) e i successivi sviluppi a dir poco prevedibili (i buoni che diventano cattivi e sfruttano ingenui ragazzi per il lavoro sporco). I quattro protagonisti principali, poi, sembrano ingessati in ruoli stereotipati senza la possibilità di emergere dalla narrazione, risultando così, tremendamente anonimi. Dimostrano solo di possedere il fisico scolpito nei punti giusti, ma di convincenti doti interpretative non c’è traccia. Note felici di questa pellicola sono le ambientazioni e la buona capacità del regista nell’immortalarle: non a caso il titolo originale del film è
Into The Blue
ma da noi, abituati a traduzioni a dir poco fantasiose, si è pensato bene di battezzarlo esaltando i suoi aspetti da action-movie. Peccato che siano i peggiori.
(mario vanni degli onesti)

Ocean’s Eleven

Un ladro-gentiluomo, Danniel Ocean (George Clooney), esce di galera dopo quattro anni e, senza pensarci un attimo, cerca di mettere in atto un altro colpo, il colpo del secolo: svaligiare tre casinò di Las Vegas. Per il suo piano ha bisogno di molti uomini, undici in tutto. Il suo socio è Rusty Ryan (Brad Pitt), un baro che insegna a giocare a poker a celebrità della televisione. Quando ormai è tutto pronto si scopre che il padrone dei tre casinò (Andy Garcia) è il nuovo compagno della sua ex moglie (Julia Roberts). Ocean non solo vuole rubare 160 milioni di dollari, ma anche riconquistare la sua dolce metà. Un cast impressionante per un film leggero, spassoso, che segue un canovaccio trito e ritrito, ma molto ben confezionato. Soderbergh si dimostra ancora una volta un mostro da box office, questa volta però la grande impresa non è stata dirigere il film, ma assemblare così tante prime donne di Hollywood che, così ci dicono, hanno lavorato in perfetta armonia e sottocosto. Una piacevole commedia con divertenti escamotage narrativi. Il resto lo fanno le star. Dedicato alle fan di Clooney, Pitt e Damon, un po’ meno a quelli della Roberts, che compare poco (ma bene).
(andrea amato)