Il pistolero

Il pistolero
di Don Siegel è l’ultimo film interpretato dalla leggenda del western cinematografico per eccellenza, John Wayne. Non è soltanto un magnifico canto del cigno per il più grande eroe hollywoodiano, ma un’analisi struggente – eppure lucida e impietosa – del mito wayniano. Con tutte le sue contraddizioni, dall’idealismo incrollabile alla proverbiale misoginia.

Il passato del pistolero John Bernard Books coincide con quello cinematografico dell’attore: ritornano le immagini di alcuni capolavori come
Il fiume rosso, Un dollaro d’onore e Hondo
, e la sua parabola di uomo del West che regola i conti con tre nemici di vecchia data rimanda esplicitamente a
Ombre rosse
. Solo che stavolta la leggenda cede il passo alla realtà crepuscolare e all’opacità dell’era moderna: l’eroe immortale, come solo in rari casi è accaduto nella filmografia dell’attore, soccombe nel finale.

Involontariamente e drammaticamente autobiografico,
Il pistolero
mostra il protagonista afflitto da un cancro incurabile (il male che tre anni dopo stroncò la vita dell’attore) e raccoglie un cast di gloriose star avviate sul viale del tramonto, come James Stewart e Lauren Bacall. Dà inoltre spazio al giovanissimo Ron Howard, destinato a una futura carriera di regista (
Apollo 13, Il Grinch
).
(anton giulio mancino)

Due uomini e una dote

In attesa del divorzio, un giovane fa sposare la sua ragazza, una ricca ereditiera, ad un amico. Ma una volta giunti in California, i due compari decidono di eliminare la giovane e godersi la dote. I loro ripetuti tentativi si rivelano maldestri, se non esilaranti. Alle prese con una commedia strampalata e due ruoli quasi da macchietta, Warren Beatty e Jack Nicholson si adeguano al tono del film, gigioneggiano e si divertono. Mike Nichols (regista de
Il laureato
) aveva già diretto Nicholson nel 1971 in
Conoscenza carnale
.
(andrea tagliacozzo)

Bronco Billy

Bronco Billy, proprietario e principale attrazione di uno spettacolo itinerante imperniato sui miti del vecchio West, assume una ragazza che crede una vagabonda nullatenente. La giovane, in realtà, è una ricca ereditiera in fuga dal marito. Una spensierata commedia, divertente ed ottimista, intrisa della filosofia populista del regista (che in questo film sembra quasi fare il verso a Frank Capra e alle screwball comedy degli anni Trenta). E anche come attore Eastwood non è mai stato così simpatico. Un piccolo capolavoro da riscoprire. (andrea tagliacozzo)

Ai confini della realtà

Dan Aykroyd e Albert Brooks offrono un divertente prologo ad alcuni racconti bizzarri (in effetti, tre riprese dalla serie tv di culto creata da Rod Serling), ma nessuno di questi rende lo spettacolo indimenticabile… e per dirla tutta, nessuno migliora l’originale. Il migliore è quello finale, remake di Nightmare at 20,000 Feet, con Lithgow passeggero aereo terrorizzato, anche se pure questo è più esplicito (e quindi meno intrigante) della versione anni Sessanta.