Il falò delle vanità

La vita di un potente manager di Wall Street va in pezzi quando la moglie scopre la sua relazione extraconiugale, e lui e l’amante — coinvolti in un incidente stradale — scappano senza prestare soccorso. Le sfumature e lo spessore del romanzo di Tom Wolfe da cui il film è tratto scompaiono completamente, e i personaggi vengono trasformati in caricature stereotipate. Un penoso spreco di soldi e talento. F. Murray Abraham interpreta il procuratore distrettuale del Bronx. Super 35.

Wall Street

Bud Fox, giovane e ambizioso agente di borsa, fa di tutto per entrare nelle grazie di Gordon Gekko, affarista senza scrupoli ricco e potente. Per poter lavorare con questi, il giovane non esita a fornirgli informazioni riservate. Oliver Stone descrive l’universo della finanza con un ritmo vertiginoso, fino quasi a stordire lo spettatore con le continue evoluzioni della macchina da presa. La storia, però, è prevedibile e didascalica, e il tono moralistico che emerge soprattutto nel finale è quasi insopportabile. Michael Douglas, nel ruolo del magnate, vinse l’Oscar 1987 come miglior attore protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Niente di personale

Sutherland è un professore che tenta di impedire a una società di trucidare dei cuccioli di foca, la Somers è un avvocato che lo aiuta. Insensata commedia romantica. Occhio ai cammei di Craig Russell, Tony Rosato Joe Flaherty e Eugene Levy.

Gli spietati

Insolito western dai toni mesti: un ex killer, ora redento, interrompe il suo ritiro mosso dalla necessità di denaro per la sua famiglia. Potente analisi della moralità e dell’ipocrisia nel vecchio west — e sulle conseguenze che ha l’uccidere qualcuno e l’essere uccisi — ma guastato da una trama che arranca. Ottime riprese di Jack N. Green. Quattro Oscar: miglior regia, film, attore non protagonista (Hackman) e montaggio (Joel Cox).

The Family Man

Dopo aver lasciato (tredici anni prima) Kate per andare a studiare Londra, Jack Campbell è diventato uno spietato squalo di Wall Street. In attesa di condurre in porto una delicata fusione finanziaria, Jack costringe i suoi colleghi a rimanere in ufficio a fare le ore piccole anche la vigilia di Natale. A notte fonda, deciso a fare due passi, va a comprare del latte in un negozio di alimentari. Qui trova Cash, un afroamericano che in seguito a una lite col commesso coreano tira fuori una pistola. Jack riesce a ricondurre Cash alla ragione: parlando e straparlando, gli tiene pure una specie di arrogante lezione di vita. Ma Cash lo prende alla lettera e gli combina un micidiale scherzetto.

Un regista curioso, questo Brett Ratner. Specialista di commedie d’azione (
Rush Hour-Due mine vaganti
), compare in un gustoso cameo autoparodico in
Black & White
di James Toback. Sorprende quindi trovarlo alle prese con un mélo natalizio frankcapriano fotografato da Dante Spinotti, musicato da Danny Elfman e con tanto di Don Cheadle a fare le veci dell’angelo Clarence. La parabola dei buoni sentimenti è di una letale esemplarità, ma se è vero (come è vero) che di alcuni film si sa già tutto in anticipo e se è vero che – stando a Douglas Sirk – ciò che conta è vedere attraverso quali articolazioni giunge la sospirata parola «fine», allora bisogna dare atto a Ratner di aver costruito il suo intreccio con un certo acume (bello il cameo del padre di Robert Downey).

Evitando facili e moralistici manicheismi,
The Family Man
riflette amaramente sull’impossibilità di essere felici. Dopo la conclusione, forse, non resta altro da fare che sognare la vita che non si è avuta e pensare che sarebbe stata davvero «un’altra vita».
(giona a. nazzaro)

Kill me please

Il Dr Kruger (Aurelien Recoing), medico all’avanguardia, vuole dare un senso al suicidio. Il suo sogno è quello di creare una struttura terapeutica dove togliersi la vita non sia considerata una disgrazia, ma un atto consapevole svolto con assistenza medica.

Questo progetto unico attira un gruppo di strani personaggi, accomunati dal desiderio di morire. Dopo essersi consultati con Kruger sulle motivazioni che li spingono a darsi la morte, ognuno dei protagonisti ha diritto a esprimere un’ultima richiesta. Tra essi: un famoso comico con un cancro incurabile, un commesso viaggiatore che cela sordidi segreti, un ricco erede lussemburghese, una bella ragazza con manie autolesioniste, un vecchio cabarettista berlinese dalla voce rovinata e un uomo che ha perso tutto nel gioco d’azzardo, moglie compresa.

Nonostante i progetti di suicidio perfetto del dottor Kruger, però, nelle isolate montagne dove è stato realizzato il suo sogno, è sempre la Morte a decidere quando colpire.