Il momento di uccidere

Una coppia di bianchi sbandati violenta e massacra una bambina nera nel Mississippi. Il padre della piccola li uccide mentre vengono portati in tribunale per l’udienza preliminare. Difenderà l’uomo un giovane avvocato bianco con un’assistente d’eccezione, la bellissima studentessa di legge Sandra Bullock. Ma se la dovrà vedere con un arrogante e cattivo pubblico ministero (Kevin Spacey). Ci sarà un processo e l’avvocato riuscirà a dimostrare l’infermità mentale del padre assassino, facendolo assolvere… Drammone tratto da un romanzo di John Grisham dove si mescolano tutti i temi possibili: razzismo, giustizia, famiglia … in una carambola di improbabili avventure tra Ku Klux Klan, omidici, violenze, incendi, vendette, ricatti, minacce. Vincerà la giustizia, ma che fatica arrivare alla fine.

Miss Detective

L’agente dell’Fbi Gracie Hart è costretta a infiltrarsi tra le partecipanti del concorso di Miss Stati Uniti per sventare l’attentato minacciato da un misterioso criminale che si fa chiamare «Citizen». Sfortunatamente, però, Gracie è quanto di più lontano ci sia da una Miss: sgraziata, mascolina e dotata di un pessimo carattere. Per preparare la ragazza all’evento l’Fbi decide quindi di assoldare il raffinato Victor Melling, consulente di bellezza. L’impresa sembrerebbe quasi disperata, ma alla fine Gracie riesce addirittura ad arrivare tra le finaliste. Avrebbe dovuto intitolarsi
Miss Predictability
(«Miss Prevedibilità») e non
Miss Congeniality
(«Miss Amabilità») questa asfittica commedia di Donald Petrie, scontata dall’inizio alla fine, priva di un guizzo realmente originale che la distingua da mille altre – altrettanto mediocri – che la cinematografia Usa sforna ogni anno. Ci sarebbe la Bullock che dovrebbe fare la differenza (il film se l’è perfino prodotto), ma non bastano la sua innata simpatia e le sue mossettine a risollevare le sorti di una pellicola nata praticamente morta (non al botteghino, per sua fortuna…). Così come non è sufficiente il buon Michael Caine, ridotto – suo malgrado – a fare la parodia di se stesso. Quanto al regista Donald Petrie, innocuamente mediocre per gran parte della vicenda, nel finale scivola indegnamente nel ridicolo, dimostrandosi incapace di girare in maniera decente l’unica scena di suspense del film. A peggiorare le cose ci si mette anche la durata, interminabile: 1 ora e 49 minuti! Dov’è finita la sintesi delle commedie hollywoodiane di una volta?
(andrea tagliacozzo)

Premonition

Nella benestante e sonnolenta provincia americana Linda e Jim vivono una felicità apparente, in una casa accogliente, con due graziose figlie, secondo i canoni più diffusi della cultura americana dominante. L’idillio si interrompe bruscamente una mattina quando un poliziotto comunica a Linda che il marito è stato vittima di un violentissimo incidente stradale. Sconvolta, incredula, distrutta, le capita di imbattersi in ciò che mai avrebbe immaginato potesse accadere, a lei, che aveva una vita perfetta. Ma uno strano messaggio lasciato da Jim nella segreteria telefonica di casa la inquieta, e la mattina seguente lei si sveglia e trova il marito in cucina, come se non fosse successo nulla, come se tutto fosse stato un sogno. O una premonizione.

(gerardo nobile)

Ricominciare a vivere

Resasi conto dell’infedeltà del marito, la Bullock torna nella sua cittadina natale in Texas, portando con sé la solitaria figlia (Whitman). Sua madre tenta immediatamente di farla fidanzare con Connick, ma la Bullock vuole un periodo di tempo per dedicarsi solo a se stessa. Ben interpretato — in particolare dalla Whitman — e con una regia creativa, il film intrattiene dal principio alla fine, ma è informe come una minestra. Eccellente la colonna sonora, composta di canzoni. Rosanna Arquette compare non accreditata. La Bullock è anche co-produttrice esecutiva.

Demolition Man

L’ex poliziotto Stallone viene scongelato dopo 36 anni di ibernazione passati in carcere per un omicidio preterintenzionale, dopo che anche l’ossigenato Snipes (il suo nemico di sempre) è sfuggito all’ibernazione impostagli dal governo; la cosa divertente è che la “San Angeles” del 2032 è una società pacifista che rifiuta violenza e blasfemie (e nella quale gli unici ristoranti esistenti sono i Taco Bell). Sincopato e sorprendentemente divertente, la mattanza è appena più sofisticata di quanto visto con Sly in Tango.

Due settimane per innamorarsi

George Wade (Hugh Grant) è un milionario, viziato, apparentemente superficiale e sfruttato da suo fratello che lo usa come volto dell’azienda, senza credere minimante in lui. Lucy Kelson (Sandra Bullock), invece, è figlia di due avvocati, che si sono sempre battuti per i diritti umani. Lucy è cresciuta nelle manifestazioni pacifiste e oggi, fidanzata con un militante di Greenpeace, da avvocato lotta per cause di civiltà. I due personaggi, così diversi uno dall’altro, si incontrano per caso e Lucy inizia a lavorare per George. Non solo come avvocato, ma anche come addetto stampa, segretaria particolare, baby sitter, amica. Decide di lasciare il lavoro e ci metterà due settimane per istruire l’avvocato che la sostituirà. Ma proprio in due settimane, tra i due… Commedia molto prevedibile negli intenti e nella trama. Ma, quando uno si aspetta di imbattersi in una stucchevole e melensa commedia romantica, in realtà ci si trova davanti a una pellicola con qualche spunto davvero divertente. Piccole gags, certo, che riescono però ad addolcire la disgustosa medicina che bisogna sorbirsi. La traduzione del titolo, rispetto a quello originale, dà al film una connotazione molto più stucchevole di quello che in realtà sono gli intenti della pellicola. I due protagonisti sembrano essere abbastanza a loro agio nelle parti. Anche se per una volta vorremmo evitare di vedere Sandrra Bullok nella parte della sciatta, complessata, sfigata americana del nuovo millennio. Anche perché potrebbe venirci il dubbio che sia così anche nella vita reale.
(andrea amato)

Gun Shy – Un revolver in analisi

Neeson dà una magnifica interpretazione comica nella parte di un agente in incognito della Dea (l’agenzia americana per la lotta contro il narcotraffico ndr.) che soffre di stress e frequenta una terapia di gruppo mentre lavora a un’operazione per un grosso colpo. Platt è altrettanto bravo nel ruolo di un vicino non troppo sveglio, e Sandra Bullock (che ha prodotto il film) ha una parte relativamente marginale, quella di una ragazza dalla mente aperta che interessa a Neeson. La trama è pesante ma poco sviluppata; scritto dal regista.

The Blind Side

Sorpreso a vagare in mezzo ad una strada in piena notte, Michael Oher, un giovane senza tetto a cui è stato ucciso il padre e con una madre drogata, viene accolto a casa dei Touhy, una famiglia benestante che decide di prendersene cura. Decidono così di chiederne l’affidamento, e dargli la possibilità di studiare e realizzare il suo sogno sul campo da football.

Crash – Contatto fisico

Diverse storie si intrecciano, sullo sfondo la città di Los Angeles, con i suoi eccessi e le sue contraddizioni. Jean (Sandra Bullock) subisce una rapina mentre si trova in compagnia del marito Graham (Don Cheadle), procuratore federale. Autori del misfatto sono due giovani neri. Intanto, l’agente Ryan (Matt Dillon), sadico e razzista, umilia una coppia di afroamericani benestanti di mezza età, «pescati» in atteggiamenti equivoci a bordo del loro fuoristrada. Altri personaggi appaiono sulla scena: un fabbro latinoamericano, una coppia di coreani, un negoziante iraniano…
Nell’arco di trentasei ore, le loro vite sono destinate a scontrarsi.

Paul Haggis è uno degli sceneggiatori attualmente più richiesti sul mercato americano, già autore dello script di

Million Dollar Baby,
forse l’ultimo vero capolavoro del cinema hollywoodiano di stampo classico. La notorietà raggiunta grazie alla collaborazione con Clint Eastwood gli ha dato la possibilità di realizzare questo progetto, in cui si cala nel ruolo di regista senza imbarazzi e con ottimi risultati.

Crash – Contatto fisico
è infatti una pellicola solida, che si regge, e non poteva essere altrimenti, sulla forza del soggetto e della sceneggiatura, ma anche sull’abilità degli attori protagonisti, che si dice abbiano accettato compensi irrisori pur di fare questo film. Nel gruppo spicca senza alcun dubbio Matt Dillon, che interpreta in modo molto convincente l’agente Ryan,
character
negativo ma anche estremamente sfaccettato e complesso, che dapprima è carnefice, per diventare poi vittima ed infine quasi eroe positivo.

Si arriva dunque a parlare di un altro dei punti di forza di
Crash,
la caratterizzazione dei personaggi: questi ultimi infatti, pur rappresentando nella maggior parte dei casi veri e propri
exempla
del loro gruppo etnico e sociale, non sono mai troppo semplici e schiacciati sullo stereotipo, ma vivi e credibili, fatti in ugual misura di pregi e difetti, e visti con uno sguardo che evita giudizi morali o di valore. Anzi, il gioco di Haggis sta proprio nel ribaltare continuamente i ruoli, giocando con le aspettative dell’
audience.

Altro pregio del film è che non si avverte il peso dell’artificiosità intrinseca dell’intreccio. Infatti un gran numero di vicende si intersecano andando a formare un affresco unitario, ma senza forzature eccessive: il patto di «sospensione dell’incredulità» stipulato tra regista e spettatore non risulta mai troppo oneroso per quest’ultimo.

Crash
dimostra come si possa fare cinema mainstream senza rinunciare alla qualità. Peccato solo per alcune piccole cadute di tono, soprattutto il finale con nevicata (va bene il classico hollywodiano, ma questo è troppo!) e per la pessima scelta della canzone di chiusura del film,
Maybe Tomorrow
degli

Stereophonics:
con tutto il rispetto, forse si poteva fare una scelta un po’ più originale e soprattutto più azzeccata. Invece rimane più di un sospetto che si tratti di una marchetta.
(michele serra)

La casa sul lago del tempo

Terminato il suo internato in una cittadina di provincia, la dottoressa Kate Forester (Sandra Bullock) lascia a malincuore la bella casa sul lago in cui abita per trasferirsi a Chicago. Prima di andarsene lascia alla lettera indirizzata al prossimo inquilino, che sarà un giovane architetto, Alex Wyler (Keanu Reeves), trasferitosi in provincia per seguire il cantiere di un anonimo condominio. Tra i due nasce un amore a distanza, ma come incontrarsi se vivono in tempi diversi e soprattutto come cambiare il destino? 

All’esordio hollywoodiano, Alejandro Agresti gira il remake di un film sudcoreano, Siworae (Il mare), di Lee Hyun-seung. La confezione è leccata e la sceneggiatura di David Auburn si dà arie di classicità romantica, chiamando in causa Persuasione di Jane Austen.

Speed

Film d’azione adrenalinico diretto da Jan De Bont, che poi si segnalerà anche per il discreto Twister ma anche per un mediocre sequel (Speed 2) e per uno degli capitolo della saga di Tomb Raider. Un criminale piazza, su un autobus di linea guidato dalla bella Sandra Bullock, una bomba con timer che esploderà se la velocità della vettura scende sotto gli 80 km/h: toccherà al poliziotto Reeves salvare i passeggeri e sgominare il folle (qui interpretato da Dennis Hopper). Ottimo script, storia avvincente, in apnea per tutte le due ore, Speed fece il… botto all’epoca grazie anche ai tocchi di homour che pervadono quà e là quello che rimane un intelligente film d’azione. Vinse due premi Oscar ‘tecnici’ per il sonoro; una nomination anche a John Wright per il montaggio.

Speed 2: senza limiti

Allucinante e stupido action movie che si apre con una scena di inseguimento che non ha senso e non migliora mai. La Bullock (il cui personaggio è particolarmente irritante) accetta di andare in crociera ai Caraibi con il fidanzato Patric, un ufficiale della polizia di Los Angeles. Quando il pazzo Dafoe prende controllo della nave, Patric si sente in dovere di fermarlo. Ma qualcuno aveva letto la sceneggiatura prima di firmare il contratto? Panavision.

Loverboy

Storia di una donna il cui unico scopo nella vita è avere un figlio e nutre la sua ossessione soffocandolo di attenzioni e affetto nei modi più sbagliati possibili, mentre tutti intorno a lei sembrano non rendersene conto — o sono troppo scemi per farlo. Il regista Bacon trasforma il romanzo di Victoria Redel su una donna instabile in un film instabile, con sua moglie Sedgwick nel ruolo principale. Bacon s’impegna molto, ma non riesce a rendere interessante o credibile questo eccentrico racconto. Sosie e Travis Bacon, i figli di Kevin e Kyra, appaiono in piccoli ruoli.

Quella cosa chiamata amore

Convenzionale dramma su una cantante e autrice di canzoni country (Mathis) che desidera con tutte le forze di trovare il successo a Nashville, e sulle sue peripezie per ottenerlo. La parte migliore è la descrizione dell’amicizia e della rivalità tra artisti che cercano di emergere. Interessante più che altro per il fatto di essere uno degli ultimi film di River Phoenix, bravo nel ruolo dello scontroso cantante di talento che nasconde le proprie emozioni.