Baciate chi vi pare

In una villa parigina, una coppia di cinquantenni ricchi e borghesi fanno una cena con qualche amico prima delle vacanze estive. Bertrand ed Elisabeth sono i padroni di casa, Julie è la migliore amica di Elisabeth e amante di Bertrand, Veronique e Jerome sono i vicini di casa, caduti economicamente in disgrazia, ma che cercano di mantenere il tenore di vita di prima. Bertrand accompagna la moglie e l’amante in vacanza e poi torna a Parigi dal suo altro amante gay. Elisabeth conosce Lulu, una bella donna ossessionata dalla gelosia del marito. In questi giorni, tra confessioni, tradimenti e colpi di scena, tutti i personaggi cambiano e il party di rientro a Parigi segnerà un nuovo inizio per tutti. La vita non è facile, ma come dice Bertrand: «Se la attraversi zigzagando è più divertente». Una commedia agrodolce con un cast eccezionale. Tratto dal romanzo Summer Things di Joseph Connolly, Blanc riesce a realizzare un film divertente e che fa pensare sulle dinamiche umane e sentimentali delle persone. Una commedia originale, realizzata in perfetto stile francese. (andrea amato)

Attacco al potere

Alcuni terroristi fanno esplodere bombe per tutta New York, mettendo in ginocchio la città e spingendo così all’imposizione della legge marziale, che prevede campi di concentramento per tutti gli arabi, stranieri e cittadini. Ben presto, il generale in carica (un Willis di cartone) inizia a comportarsi come un tiranno, scontrandosi con un ispettore dell’Fbi (Washington) e con un’agente della Cia (Bening: entrambi eccellenti). Ben fatto e ricco di suspense. Super 35.

Fate come se non ci fossi

Uscito nel momento peggiore dell’anno, il film dell’esordiente francese Olivier Jahan merita invece attenzione. È la storia di un adolescente (Jérémie Renier, il bravissimo protagonista di La promesse dei fratelli Dardenne ) che la morte del padre ha reso cupo e chiuso in se stesso. Incapace di relazioni con chi gli vive accanto, il ragazzo ha maturato una radicale misantropia che si esprime in litigi continui con il nuovo compagno della madre, in fastidiose lettere anonime ai vicini, in delazioni ai danni di compagni di scuola e insegnanti. Finché entra in contatto con un’eccentrica coppia di vicini – una sorta di ideale della sessualità espansa – che forse gli cambia la vita.
La qualità migliore del film è la capacità di collocare lo sguardo all’altezza del suo protagonista: Jahan lo segue senza giudicare, senza nascondere la sostanziale sgradevolezza del personaggio, ma senza mai negargli un profondo rispetto. La prima parte, quando il giovane si muove nel buio della banlieu, è molto efficace nel restituire il sentimento di profonda angoscia che lo attanaglia e che trova espressioni di feroce meschinità. Così, senza spiegazioni e senza prediche, e soprattutto senza ricorrere a storie e personaggi estremi, il film riesce nella difficile impresa di raccontare l’adolescenza con precisione sociologica e passione cinematografica. (luca mosso)

L’eletto

Mongolia, quarant’anni fa. Una coppia di occidentali libera un uomo tenuto prigioniero, ma durante la fuga i due sono fermati e uccisi. Parigi, oggi. Laura, un’interprete dal russo, si accorge che lei e suo figlio sono al centro di strani fenomeni: la notte fanno gli stessi incubi con i medesimi animali e inoltre sul petto del ragazzo, adottato sette anni prima in un orfanotrofio della Mongolia, è apparso uno strano segno. Una notte i due hanno un incidente in macchina e il ragazzo rimane in coma. Laura inizia ad avere allucinazioni in cui vede animali feroci, conoscenti e persone direttamente coinvolte nell’adozione muoiono e, come per miracolo, Liu-san guarisce. La donna inizia delle ricerche sulle vere origini del figlio e scopre che gli amici che l’avevano aiutata ad adottarlo facevano parte di un gruppo di ricercatori nel quale lavoravano anche i suoi genitori, morti tragicamente. Liu-san viene rapito e la madre si mette alla sua ricerca in una zona della Mongolia in cui un tempo viveva una tribù di stregoni con poteri taumaturgici.

London River

Dopo gli attentati terroristici del marzo 2005 a Londra, i rispettivi genitori di due ragazzi che risiedono nella capitale inglese, cercano disperatamente di mettersi in contatto con i loro figli, ma non hanno successo. Decidono così di partire ed una volta arrivati a Londra, questi due sconosciuti, scoprono che i loro figli, un ragazzo ed una ragazza, si amavano e vivevano insieme, ma di loro adesso non c’é traccia…

Tutta colpa di Voltaire

Una Parigi globalizzata, il sogno di un tunisino che cerca fortuna, l’emarginazione e i sogni irrealizzati. Questi sono gli ingredienti principali di
Tutta colpa di Voltaire
, premio Opera Prima alla cinquantesettesima Mostra Internazional d’Arte Cinematografica di Venezia. Jallel approda in Francia senza permesso di soggiorno, si spaccia algerino e chiede asilo politico. Va a vivere in un ostello di accoglienza dove scopre un mondo di solidarietà e amicizia tra emarginati. Scopre l’amore, lo perde e poi ne ritrova un altro. I suoi sogni si infrangono in un metrò, fermato dai poliziotti mentre vende rose. Verrà rimpatriato. Il primo tempo sicuramente supera il secondo, per ritmo, tensione e idee. Si perde un po’ per strada, ma il film c’è, i messaggi anche e la poesia non manca. Da ricordare la battuta del protagonista: «A Parigi c’è tanta gente diversa. Ogni volta che cammino mi sembra di viaggiare». Se non è globalizzazione questa…
(andrea amato)