I giorni del cielo

Secondo film di Terrence Malick,
I giorni del cielo
lascia intuire l’afflato epico di una grande saga americana in cui lo spazio, la luce e la dimensione naturale giocano un ruolo equivalente a quello dei protagonisti e della cornice storico-sociale nella quale si muovono. La vicenda di Bill ed Abby, che agli inizi del Novecento cercano di sfuggire alla miseria lavorando prima a Chicago e poi in una fattoria texana, si trasforma ben presto in un poema visuale, nel quale le dinamiche del melodramma e il rapporto tra uomo e natura si intrecciano sullo sfondo di un conflitto sociale e sentimentale. C’è ne
I giorni del cielo
, stupendamente fotografato da Nestor Almendros, il respiro di un potente affresco umano, denso di riferimenti a un’epoca-chiave della storia americana restituita con l’acume di una ricognizione drammatica, poetica e nel contempo saggistica. Alla sua uscita il film fu molto sottovalutato, benché rivelasse già l’intransigente sguardo di uno dei più importanti cineasti della New Hollywood (che aspetterà vent’anni prima di dirigere il capolavoro
La sottile linea rossa
). Nel 1978 il giovane Richard Gere non era ancora entrato nel firmamento divistico, mentre Brooke Adams – presenza pur promettente – non ci sarebbe mai entrata.
(anton giulio mancino)

Crimini del cuore

In un paese del Mississippi, la non più giovanissima Lenny vive assieme al nonno. In occasione del suo compleanno, le sorelle Meg e Babe arrivano per festeggiarla. Con loro, nella vecchia casa paterna, tornano improvvisamente a galla ricordi, rimpianti e antichi rancori. Tratto dall’omonima commedia di Beth Henley vincitrice del prestigioso premio letterario Pulitzer. Bravissime le attrici, ma l’origine teatrale del film, inevitabilmente statico e claustrofobico, è palese. (andrea tagliacozzo)

Non bussare alla mia porta

Una tormentata star di film western fugge a cavallo dal set del nuovo film e decide di tornare alle proprie radici, e dalla famiglia che ha abbandonato anni prima. Di nuovo nel Southwest di Paris, Texas, Wenders e Shepard (che hanno collaborato alla storia) sembrano essere qui solo in visita, ma la sceneggiatura di Shepard si ritaglia un ruolo sostanzioso e fa il grosso del lavoro, specialmente nelle scene con la Saint (nel ruolo della madre) e la Lange. La fotografia di Frank Lustig è straordinaria. Arriscope.

Baby Boom

Ritorno di Diane Keaton alla commedia dopo alcune parentesi drammatiche. Una efficiente manager, al culmine del successo, lavora incessantemente per una importante società di New York. All’improvviso, si vede affidare una bambina di poco più di un anno, figlia di un suo lontano cugino morto in un incidente. La nuova arrivata le stravolgerà completamente la vita. Si trasferirà in montagna dove, oltre ad avere un successo immediato con la produzione di marmellate, trova anche l’amore del veterinario del posto… Il film, uno dei grandi successi dell’epoca, non può dirsi completamente riuscito, anche se la verve della Keaton lo rende comunque godibile.
(andrea tagliacozzo)

Don’t Come Knocking

Howard Spence ha conosciuto giorni migliori. All’inizio della sua carriera era una star del cinema western di serie B. Ancora oggi, all’età di sessant’anni fa uso di droghe, abusa dell’alcool e si intrattiene in futili rapporti con giovani ragazze per nascondere la dolorosa verità: il fallimento della sua carriera e della sua vita. Dopo aver abbandonato il set dell’ennesimo brutto film, decide di andare a trovare la madre ottantenne che non vede da lungo tempo. L’anziana donna  lo accoglie teneramente anche se da lui non ha ricevuto mai niente, se non una manciata di cartoline, e lo accudisce come se fosse ancora un ragazzo.

Nel frattempo, la produzione della pellicola di cui Howard era protagonista si è fermata. La società di assicurazione che tutela il film è sul piede di guerra  a causa dei ritardi causati dalla scomparsa del primo attore. Sguinzaglia allora un detective privato, Sutter, per ritrovarlo e fargli onorare il contratto. 
Ancora ospite della madre, l’attore viene a sapere che vent’anni prima una giovane donna lo aveva cercato. La madre dice di aver intuito che la ragazza fosse incinta. Howard è scosso al pensiero di avere un figlio disperso in qualche luogo sconosciuto. Howard parte alla ricerca del figlio e giunge a Butte, in Montana, dove molti anni prima aveva conosciuto una giovane cameriera: Doreen. Quest’ultima lavora ancora nello stesso bar e ha un figlio, Earl, musicista e cantante.
I due si incontrano e la donna, colei che aveva cercato l’attore a casa della madre, reagisce molto pacatamente all’improvvisa ricomparsa della vecchia fiamma. Il ragazzo rifiuta invece in toto il padre sconosciuto. Scoraggiato dall’esito dell’incontro, Howard è deciso a lasciare ancora Butte, quando dal nulla appare una ragazza di nome Sky. Ha esattamente la stessa età di Earl ed è un’altra, figlia di Howard, «prodotto» di un’altra relazione lampo durante la lavorazione dello stesso film.

Per la prima volta nella sua vita Howard prova a fare qualcosa per gli altri, tentando di riunire la sua famiglia. Il suo tentativo fallisce e l’uomo è addirittura sollevato quando Sutter lo rintraccia per riportarlo alla sua vecchia vita. La sua missione come padre è stata un fallimento ma i due fratelli potranno costruire il rapporto affettivo che perpetuerà il ricordo di Howard dopo la sua morte.

Don’t Come Knocking
non è il miglior film di Wim Wenders. I risultati visivi ed emotivi di
Paris, Texas
vincitore della Palma d’oro nel 1984, sono ineguagliabili. Eppure i due film hanno diversi punti in comune. Innanzitutto lo sceneggiatore Sam Shepard, qui co-sceneggiatore insieme a Wenders e attore protagonista. Poi la tendenza a utilizzare le emozioni suscitate dal paesaggio naturale e infine la poetica racchiusa in ogni inquadratura o movimento di camera.

Wenders e Shepard hanno lavorato a questo film per quattro anni, sia per problemi di carattere finanziario, sia perché, come spiegato dallo stesso regista, i due volevano ottenere il massimo dal soggetto di partenza. La lunga attesa ha però ripagato il regista, allorché Shepard ha espresso il desiderio di interpretare lui stesso il ruolo del protagonista, il che era ciò che Wenders desiderava. L’attore e Jessica Lange, già compagni nella vita reale, hanno inoltre potuto maturare con l’adeguata serenità l’idea di condividere il set dopo più di venti anni di separazione professionale.
Il regista di Dusseldorf  riesce a riprendere in mano le redini della narrazione di un conflitto interiore e a condurlo sui giusti binari raccontando la storia di un uomo che, vedendo avvicinarsi la fine della propria esistenza,  ha paura di non lasciare un segno e tenta di rivivere una paternità che ha sempre rifiutato, di una donna disillusa ma ancora capace di amare e di due giovani che, incontrando il padre, ritrovano una parte di loro stessi che li farà crescere e affrontare la vita con maggiori certezze e meno rabbia.

Don’t Come Knocking
riesce a parlare più con le immagini che con i dialoghi: le maestose vedute panoramiche comunicano ad alta voce grazie alla magistrale fotografia di Franz Lustig, incarnando perfettamente il senso opposto dei naufragi esistenziali dei suoi protagonisti e ispirando le riflessioni che la pellicola vuole suscitare. Tra le performance di maggiore impatto, quella della Lange nel ruolo di Doreen. L’attrice riesce ancora una volta a dare credibilità e spessore al suo personaggio con un’interpretazione coinvolgente e sincera. Nel cast è presente anche Tim Roth che, nella parte dell’agente privato assunto dall’assicurazione per braccare l’attore fuggiasco, fornisce una buona prova dopo un periodo di astinenza dal set. 
(mario vanni degli onesti)
 
 

Stealth – Arma suprema

Riproposizione in chiave militaresca e catastrofistica del tema della ribellione delle macchine ai loro costruttori già ampiamente sfruttata da 2001: Odissea nello spazio in poi. In un futuro non troppo lontano, la Marina degli Stati Uniti mette a punto un nuovo aereo della classe Stealth, invisibile ai radar, dotato di un’intelligenza artificiale a bordo in grado di pilotare il caccia in maniera pressoché autonoma. EDI è il suo nome. I piloti Ben Gannon (Josh Lucas), Kara Wade (Jessica Biel) ed Henry Purcell (Jamie Foxx) sono incaricati di una missione segretissima atta a testare il nuovo velivolo. Tutto procede secondo i programmi, fino a quando EDI non decide di ammutinarsi, prendere il controllo dell’aereo e scatenare un terribile conflitto termonucleare.

Cuore di tuono

Un agente dell’Fbi per metà di sangue Sioux (Kilmer) si riavvicina alle proprie origini quando gli viene assegnata un’indagine su un omicidio in una riserva Oglala. Un thriller avvincente, da segnalare per l’intensa attenzione ai dettagli dei riti e della spiritualità Sioux, nonché per il suo illuminato punto di vista. Ispirato a fatti reali avvenuti negli anni Settanta nella riserva di Pine Ridge nel South Dakota, luogo in cui sono state effettuate le riprese. Co-prodotto da Robert De Niro; prima di questo film, Apted ha girato il documentario Incident at Oglala, sull’attivista pellerossa Leonard Peltier.

Codice: Swordfish

Il misterioso Gabriel Shear, spia al servizio del Senatore Reisman, convince l’abile hacker Stanley Jobson – reduce da diversi anni di prigione per essere riuscito a intrufolarsi nei sistemi informatico dell’FBI – ad aiutarlo in un impresa ai limiti dell’impossibile: appropriarsi di svariati miliardi di fondi governativi illegali che giacciono in alcuni conti bancari protetti da sofisticati sistemi di sicurezza. Con i soldi che Shear gli ha promesso, Stanley spera di riuscire a ottenere l’affidamento della sua adorata figlioletta Holly. Ma sulle tracce dei due si lancia il tenace poliziotto Roberts. Comunque lo si guardi, il film di Dominic Sena non riesce affatto a convincere: sul piano narrativo è alquanto esile e confuso; su quello drammatico lascia il tempo che trova e le vicissitudini familiari di Hugh Jackman sono commoventi quanto uno spot della Barilla; quanto all’azione – che dovrebbe essere il piatto forte del film – è dispensata in quantità minime ed è di dubbia qualità. Dominic Sena gira le sparatorie e gli inseguimenti giusto un filo meglio di Tony Scott (non ci vuole molto, a dire il vero…) e l’unica idea divertente (l’autobus appeso a un elicottero) sembra solo una variazione sul tema di cose già viste altrove (
Darkman
di Sam Raimi e
Supercop
di Stanley Tong). Perfino il cast, davvero ottimo sulla carta, viene banalmente sprecato: Travolta continua a gigioneggiare nel ruolo del cattivo (che gli è riuscito solo in
Face/Off
); Hugh Jackman (che assomiglia in modo impressionante a Clint Eastwood da giovane) ha una bella faccia e carisma da vendere, ma è completamente fuori parte nei panni dell’eroe per caso (perfino un po’ vigliacco); Don Cheadle, straordinario in
Boogie Nights
, qui sembra persino svogliato e poco convinto; rimane Halle Berry, che è un bel vedere e meriterebbe un 10 e lode per la sua avvenenza, ma è troppo poco e non basta per salvare il film dalla più totale mediocrità.
(andrea tagliacozzo)

Far North

Esordio alla regia dell’attore e commediografo Sam Shepard, che per l’occasione dirige la sua compagna Jessica Lange. In un paese del Minnesota, l’anziano e burbero Bartrum viene ferito dal suo cavallo imbizzarrito e finisce all’ospedale. Alla figlia, che è giunta da New York per sincerarsi delle sue condizioni, il vecchio affida il compito di sbarazzarsi dell’animale. Ottimi gli interpreti, ma il film non convince del tutto, a dispetto di qualche buon momento.
(andrea tagliacozzo)

Bandidas

Nel ribollente Messico dei primi anni del secolo scorso, percorso da fermenti rivoluzionari, Sara (Salma Hayek), figlia di un ricco banchiere, e Maria (Penelope Cruz), che invece appartiene a una famiglia di umili coltivatori, si ritrovano unite sullo stesso fronte: opporsi alla protervia di un funzionario venuto dalla città per espropriare i terreni dei contadini, così da consentire il passaggio della ferrovia in costruzione. Le due affascinanti “bandidas” finiscono nel mirino dell’ispettore Quentin (Steve Zahn), incaricato di porre fine alle loro scorribande. Con Luc Besson in veste di produttore, ideatore del soggetto e della sceneggiatura – ma non in quella di regista – un esplicito riferimento al film del 1971 di Christian-Jacque, con Claudia Cardinale e Brigitt

Frances

Biografia di Frances Farmer, attrice hollywoodiana degli anni Trenta-Quaranta. Ragazza dal carattere difficile e ribelle, Frances tenta dapprima la via del teatro, poi quella del cinema. Ma l’ambiente cinematografico non accetta le sue prese di posizione, boicottandola. Melodramma piuttosto convenzionale che si ricorda soprattutto per la particolarità del personaggio e per l’intensa interpretazione che ne diede Jessica Lange, candidata agli Oscar ’82 come migliore attrice. (andrea tagliacozzo)

Ritrovarsi

Impacciato e prevedibile, quasi come un tv movie, ritratto di una famiglia difficile, con la Sarandon (brava come sempre) nel ruolo di una donna che, allontanatasi dal marito, ha messo in attesa la sua vita per crescere sette figli. La famiglia si riunisce quando scoprono che uno dei ragazzi potrebbe essere stato ucciso.

Hamlet 2000

Più di quaranta versioni cinematografiche dell’Amleto shakespeariano e ancora c‘è chi ha voglia di rivisitarlo. Hamlet di Michael Almereyda ambienta la storia fra i grattacieli di Manhattan e lo adatta all’epoca delle multinazionali: la lotta per il potere si mescola ai conflitti generazionali e al disagio di un universo giovanile upper class cresciuto con i media, il consumo, la riproduzione e il riciclaggio delle immagini.
Amleto è un regista senza grandi prospettive, sempre a disagio nelle circostanze pubbliche in cui la madre naturale (Diane Venora) e patrigno (il lynchano Kyle MacLachlan), proprietari della Denmark Corporation, fanno sfoggio del proprio potere e della propria ricchezza. Amleto si rapporta alla realtà attraverso una telecamera digitale, ha un approccio virtuale e dolente con il mondo, dialoga con gli altri e con se stesso servendosi di fotografie, estratti da film o clip delle sue videoregistrazioni. Lo spettacolo con cui Amleto smaschera i genitori assassini è un cortometraggio realizzato con frammenti eterogenei di altri film, telefilm o documentari. La celebre sequenza del monologo si svolge invece tra i corridoi gremiti di videocassette di uno dei tanti Blockbuster della Grande Mela. La crisi amletica si traduce in una vaga nostalgia paterna, che prende le mosse dalle apparizioni di un padre-fantasma (Sam Shepard) che assomiglia molto ad una delle innumerevoli immagini latenti e virtuali che popolano la solitudine del ragazzo. Al padre tradizionale, emblema di un passato imposto come un dovere che rivendica un posto nella vita interiore e nell’agire fatale di Amleto, pretendendo di essere ricordato e dunque vendicato, si contrappone la prospettiva di un futuro indecifrabile, codificato in numeri, transazioni di quote societarie e in cerimonie autopromozionali, che ad Amleto appare come una gabbia alienante. Sulla falsariga di Scream e di The Blair Witch Project , Hamlet è una metafora contemporanea di stampo giovanile sul potere delle immagini, sul tragico diniego globale e sulle conseguenze sul piano cognitivo ed esistenziale di questa pervasiva dimensione artificiale. (anton giulio mancino)

L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford

Storia della vita privata e delle imprese pubbliche del fuorilegge più celebre d’America, Jesse James. Mentre sta progettando un’altra grande rapina, il bandito dichiara guerra ai nemici che lo braccano per impossessarsi della taglia – e della gloria – destinata a chi riuscirà a catturarlo. Ma la più grande minaccia alla sua vita arriva proprio da colui nel quale Jesse riponeva più fiducia.

Follia d’amore

La regia inventiva di Altman prova a infondere vita in quello che non è altro che teatro filmato, l’indagine di Shepard su due ex amanti che si ritrovano inestricabilmente legati. Il problema più grande è destare interesse per questi personaggi. Coerente con il resto dell’opera di Shepard: se siete suoi fan, potreste far salire la nostra valutazione.