L’uomo che volle farsi re

In India, Daniel e Peachy, ex sergenti dell’esercito inglese, si avventurano tra le montagne del Kafiristan in cerca di fortuna. Dopo aver assoggettato le popolazioni locali, i due vorrebbero fuggire con un ingente bottino, ma Daniel, scambiato dagli indigeni per un essere divino e quindi destinato a portare la corona, cambia improvvisamente idea e decide di restare. Tratto dall’omonimo racconto di Rudyard Kipling, uno straordinario film d’avventura interpretato da due attori altrettanto eccezionali: carismatico Connery, più ironico e gigione Caine. E’ comunque la regia di John Huston, incredibilmente incisiva sul piano narrativo e spettacolare, a fare la differenza. Il sottotesto politico, evidente ma non prevaricante, aggiunge qualcosa in più a una pellicola già di per sé unica nel suo genere.
(andrea tagliacozzo)

Passaggio in India

L’ultimo film di David Lean, regista di successi come
Lawrence d’Arabia
, tratto da un romanzo di E.M. Forster. Nel 1920, l’anziana signora Moore raggiunge il figlio in India, accompagnata dalla giovane fidanzata del giovane, Adela. Durante un gita guidata da Aziz, medico indiano, Adela accusa ingiustamente questi di averla violentata. Suggestivo e spettacolare, come quasi tutti i lavori di Lean, lucido e incisivo nonostante l’età avanzata (77 anni). A colpire è soprattutto l’analisi puntuale del rapporto inconciliabile tra gli inglesi colonizzatori e gli indiani colonizzati. L’ottima Peggy Ashcroft, nel ruolo della signora Moore, vinse l’Oscar 1984 come migliore attrice non protagonista, così come la colonna sonora di Maurice Jarre. Eccellente anche la Judy Davis.
(andrea tagliacozzo)

My Beautiful Laundrette

A Londra, il giovane Omar, membro della locale comunità pakistana, ottiene dallo zio il permesso di gestire una vecchia lavanderia. Il ragazzo decide di mettersi in affari con Johnny, suo amico d’infanzia, che finisce per diventare anche il suo amante. Sceneggiato da Hanif Kureishi, un interessante spaccato dell’ambiente pakistano nella Londra tatcheriana degli anni Ottanta. Terza regia di Stephen Frears, eccellente nonostante l’evidente povertà di mezzi.
(andrea tagliacozzo)

Soltanto se tu vuoi

Storia sincera ma poco coinvolgente di una rockstar (York) che va in India per imparare a suonare il sitar e a meditare da un guru (Dutt). Il regista Ivory indugia sullo stile di vita e gli scenari indiani; Rita Tushingham provvede ai momenti più leggeri che sono i benvenuti in una pellicola che procede lenta.

Gandhi

Ampia narrazione della vita e dell’era di Mohandas K. Gandhi, dagli esordi come semplice avvocato fino a divenire il leader di una nazione e un simbolo di pace e comprensione per il mondo intero. La narrazione ad arte è perfetta, nella migliore tradizione dell’epopea hollywoodiana, ma la seconda metà del film non è avvincente quanto la prima. Kinsley è indimenticabile nel ruolo principale. Vinse otto Oscar fra cui quello per il miglior film, miglior attore protagonista, per la regia e la sceneggiatura (di John Briley). Fate caso a Daniel Day-Lewis nei panni di uno dei tre giovani che avvicinano Gandhi per strada.