Arco di trionfo

Dal romanzo di Erich Maria Remarque (del quale il regista Lewsis Milestone aveva già portato sullo schermo, nel 1930, il celebre
Niente di nuovo sul fronte occidentale
). Alla vigilia della seconda guerra mondiale, un medico polacco, perseguitato dal nazismo, si rifugia a Parigi dove conosce una ragazza che dissuade da propositi suicidi. I due s’innamorano, ma poco tempo dopo il medico viene catturato dalla polizia. Un doppio fallimento, al botteghino e sullo schermo, per un soggetto che avrebbe meritato un trattamento migliore.
(andrea tagliacozzo)

Terrore sul Mar Nero

Dramma di spionaggio spesso sconcertante, ambientato durante la seconda guerra mondiale, iniziato da Welles al quale è stato poi tolto. Molta della narrazione sul contrabbando di munizioni in Turchia riesce ancora a emozionare. Cotten e Welles hanno sceneggiato questo adattamento di un romanzo di Eric Ambler. Rifatto nel 1975. Visibile anche nella versione colorizzata al computer.

I racconti dello zio Tom

Un ragazzino solitario e incompreso, che vive in una piantagione nel vecchio Sud, è felice solo quando ascolta i racconti dello zio Tom. Una storia sentimentale ma commovente fa da cornice a tre straordinarie sequenze animate di casa Disney con Fratel Coniglietto, Comare Volpe e Compare Orso (basate sugli scritti di Joel Chandler Harris). La superba miscela di azione dal vivo e animazione, le prove sincere degli attori (Baskett vinse uno speciale Academy Award per la sua) e le canzoni orecchiabili, fra cui la vincitrice dell’Oscar Zip a Dee Doo Dah, ne fanno una meraviglia. Disponibile solo su laserdisc di importazione giapponese.

Quarto potere

Un film da cui non si può prescindere, e pur sempre il più importante di Welles. Un film che spiega Hollywood, l’America e la crisi della soggettività contemporanea, cercando nello stesso tempo una nuova chiave narrativa, secondo modalità che trovano eguali forse solo in Nathanael West. La radio, il teatro, il romanzo si uniscono nello sforzo di comporre, nonostante tutto, un racconto unitario. Citizen Kane è una delle vicende più limpidamente tragiche del cinema moderno, quasi un paradigma dello scontro disperato tra il soggetto e il mondo che si illude di aver creato. Nonostante le apparenze, un intreccio semplice e limpido, e uno dei primi esempi di narrazione aporetica per sovraccarico (come, negli stessi anni, il chandleriano Grande sonno di Hawks). Un film cavo, un gigantesco trompe-l’œil, quasi un contenitore-truffa che permette di concepire una enorme enciclopedia del capitalismo moderno. Un film a suo modo definitivo, tanto da bloccare per sempre la carriera del suo allora ventiseienne autore (che pure firmerà almeno un’altra mezza dozzina di capolavori). (emiliano morreale)