Dove la terra scotta

In un paese dell’Arizona, un ex fuorilegge, che da tempo conduce una vita laboriosa e onesta, riceve dalla comunità l’incarico di recarsi in treno in una città vicina. Durante il viaggio, il convoglio è assalito dalla sua vecchia banda e l’uomo viene sequestrato assieme a una bella cantante. Uno degli ultimi western diretti da Anthony Mann (l’ultimo in assoluto, anche se solo in parte inserito nel genere, sarà
Cimarron
due anni più tardi), uno dei suoi più significativi, anche se poco considerato all’epoca della sua uscita, nobilitato soprattutto da una grande regia dai toni crepuscolari. Carismatica la presenza dell’ormai anziano Gary Cooper.
(andrea tagliacozzo)

Lo sperone insanguinato

Dopo un lungo periodo di assenza, Tony torna nella fattoria del fratello Steve. Quest’ultimo non tarda ad accorgersi che il primo, cresciuto in un ambiente di pistoleri e fuorilegge, è diventato irrimediabilmente violento e litigioso. Buon western dai risvolti psicologici scritto da Rod Serling. Ottima l’interpretazione di John Cassavetes che l’anno seguente esordì come regista con
Ombre.
(andrea tagliacozzo)

La congiura degli innocenti

Nei boschi del Vermont, un bambino trova il cadavere di un uomo senza scarpe, Harry. Poiché sia il capitano Wiles, sia Jennifer, sia miss Gravely sono convinti di essere gli autori dell’omicidio, il corpo verrà sotterrato e dissotterrato più volte. Nel suo periodo d’oro, un Hitchcock «minore» ma di grande felicità, se così si può dire di una storia tanto allegramente macabra. Senza star, ma con caratteristi sopraffini (tipo Edmund Gwenn e John Forsythe) e una luminosissima Shirley MacLaine esordiente, il film è una parabola divertita e un po’ sadica, tutta sul filo del gioco e dell’autoparodia. A suo modo, un racconto sull’innocenza del male o – forse – «al di là del bene e del male», come suggeriscono il personaggio della MacLaine e quello del bambino. Superbamente «disneyano» il Vermont fotografato da Robert Burks e meravigliosamente autoironica la colonna sonora di Bernard Herrmann.
(emiliano morreale)

Hammett – Indagine a Chinatown

Il primo film americano di Wenders è una vera chicca per gli amanti delle “detective story”: un adattamento del romanzo di Joe Gores sul coinvolgimento del celebre giallista Dashiel Hammett in una vicenda misteriosa (cui lo scrittore avrebbe attinto per i suoi successivi racconti). Impossibile chiedere di meglio a una ricostruzione degli anni Trenta: magnifico da vedere (e da ascoltare). La realizzazione ha richiesto diversi anni e corre voce che il produttore esecutivo Francis Coppola abbia rigirato gran parte del materiale, ma il risultato finale è inappuntabile.

Party selvaggio

Sconnessa rievocazione della Hollywood del 1920 con Coco nei panni del comico Fatty Arbuckle che tiene un party stravagante per tentare di salvare la sua disastrosa carriera. Il film ha dei punti di forza ben definiti (notevoli le interpretazioni) ma proprio non funziona. Basato su una narrazione di Joseph Moncure March; tagliato dal distributore e ultimamente restaurato da Ivory con aggiunte fino a 107 minuti.

Terra lontana

Nello Yukon, durante il periodo della caccia all’oro, un cowboy guida una mandria di bestiame destinata a sfamare i minatori. Quando un prepotente del luogo vorrebbe fargli pagare un esoso pedaggio, l’uomo si ribella. Un ottimo western, suggestivo e avvincente, scritto da Borden Chase e diretto da un vero maestro del genere. Ennesimo capitolo della proficua collaborazione (otto film in tutto) tra il regista Anthony Mann e James Stewart, iniziata nel 1950 con il celebre
Winchester ’73.
(andrea tagliacozzo)